Descrizione:Premesso che la cronicità dell'epilessia si traduce nella ripetizione delle crisi convulsive, oppure delle diverse manifestazioni accessuali che possono essere motorie, sensitive, psichiche neurovegetative, è opportuno ovviare ad una prima seppur sommaria e per certi aspetti artificiosa, classificazione delle cause che determinano l'insorgenza della patologia stessa. Distinguiamo in prima analisi le epilessie essenziali o primarie da quelle sintomatiche o secondarie.
Tipologia:Superiori
Testo completo:Premesso che la cronicità dell'epilessia si traduce nella ripetizione delle crisi convulsive, oppure delle diverse manifestazioni accessuali che possono essere motorie, sensitive, psichiche neurovegetative, è opportuno ovviare ad una prima seppur sommaria e per certi aspetti artificiosa, classificazione delle cause che determinano l'insorgenza della patologia stessa.
Distinguiamo in prima analisi le epilessie essenziali o primarie da quelle sintomatiche o secondarie. Le prime, le epilessie essenziali, sono quelle che hanno un'origine essenzialmente genetica, e che generalmente non sono provocate né da malattie primitive né da lesioni a carico del sistema nervoso centrale. Statisticamente, appartengono a questo tipo di epilessia, circa il 20% di tutte le epilessie.
Le epilessie sintomatiche sono quelle in cui è invece riconoscibile una precisa causa cui imputare le manifestazioni epilettiche. A questa seconda categoria appartengono circa l'80% dei casi e chiaramente il numero è andato via via aumentando grazie all'affinamento delle varie tecniche diagnostiche utilizzate, elettroencefalogramma e T.A.C. in primis.
Le epilessie primarie hanno un'origine essenzialmente genetica. Si ritiene che in questi casi l'epilessia è determinata da un fattore ereditario e che sia conseguentemente trasmissibile secondo le leggi dell'ereditarietà. Ai nostri giorni si è più inclini a credere che ciò che si eredita realmente non è l'epilessia come malattia, ma piuttosto la "disposizione a convulsivare", cioè la disposizione a rispondere con la convulsione epilettica a svariati fattori, di diversa natura, capaci di per sé di abbassare la soglia convulsivante dell'individuo.
Studi più recenti tendono tuttavia ad avvalorare l'ipotesi che anche nelle forme essenziali di epilessia, si possono ipotizzare alterazioni anatomiche del cervello, anche nei casi in cui la causa rimane ignota.
Inversamente le epilessie cosiddette secondarie e che hanno un'origine essenzialmente lesiva, sono determinate da una serie di fattori lesivi, diversamente classificabili a secondo del periodo d'insorgenza. Più precisamente li distinguiamo in:
- prenatali: qualsiasi situazione anormale avvenuta durante la gestazione può essere stato causa interferente con lo sviluppo dell'embrione e del feto: malformazioni cranio-encefaliche, infezioni, intossicazioni o traumi;
- perinatali: generalmente tutte quelle condizioni che provocano sofferenza encefalica, soprattutto al momento della nascita, quali: parto asfittico, encefaliti, lesioni o cicatrici;
- postnatali: nei casi in cui l'alterazione dell'elettrogenesi sopravvive dopo la nascita evidentemente in dipendenza di un processo già formatosi, tra cui meningiti, encefaliti, cisti o tumori.
Assumendo dunque a priori, che le crisi epilettiche sono sintomo di una cerebropatìa, è di fondamentale importanza, ai fini di un'appropriata strategia terapeutica, un'attenta e corretta diagnosi eziologia dell'epilessia. Questa oltre a tener conto degli elementi anamnestici, più succitati, valorizzerà ed enfatizzerà anche il complesso di quegli altri dati, quali la consanguineità, la familiarità, eventuali malattie dismetaboliche, che contribuiscono in egual misura, ad agevolare l'interpretazione eteopatogenica dell'epilessia.