Fontamara - Ignazio Silone

Appunto audio Durata: 9 min 35 sec
Descrizione

Per molto tempo a Fontamara si pensa che non sarebbe mai accaduto, ma dato che da molto tempo nessuno paga più le bollette, la corrente elettrica viene staccata. Nei primi giorni ciò crea grande scompiglio, ma dopo poco i fontamaresi si abituano a questa nuova condizione e tutto torna come prima. La sera in cui la luce viene tagliata arriva a Fontamara un forestiero che fa firmare agli abitanti un foglio di carta, bianco.

Tipologia

Superiori

Testo completo

Per molto tempo a Fontamara si pensa che non sarebbe mai accaduto, ma dato che da molto tempo nessuno paga più le bollette, la corrente elettrica viene staccata. Nei primi giorni ciò crea grande scompiglio, ma dopo poco i fontamaresi si abituano a questa nuova condizione e tutto torna come prima. La sera in cui la luce viene tagliata arriva a Fontamara un forestiero che fa firmare agli abitanti un foglio di carta, bianco. Il giorno seguente arrivano alcuni cantonieri con pale e picconi per deviare il corso d’acqua che rifornisce la riserva idrica del paese e convogliarne le acque sulle terre dell’Impresario. Le donne partono allora alla volta del capoluogo per protestare contro questo sopruso. I cantonieri, vedendo arrivare verso di loro una fitta schiera di persone che sollevano un gran polverone, scappano e si rifugiano nelle vigne. Giunte al capoluogo le donne vanno al comune e chiedono di parlare col sindaco. Dopo essere state a lungo derise, senza che esse ne conoscono il motivo, vengono informate che il sindaco non esiste più e che al suo posto c’è il podestà, l’Impresario. Le fontamaresi si recano allora all’abitazione dell’Impresario ma non lo trovano. All’interno si sta però svolgendo una festa per la nomina dell’Impresario a podestà. Più tardi arriva anche l’Impresario ma non presta attenzione alle donne di Fontamara, che tentano invano di far valere le loro ragioni, perché è troppo occupato a inveire con gli operai che sono vicino a lui.
Interviene allora don Circostanza che cerca di operare una mediazione. Alle fontamaresi viene spiegato che i fogli da loro firmati il giorno precedente sono una petizione per la deviazione del ruscello e con un giro di parole vengono convinte ad accettare la seguente proposta: tre quarti dell’acqua del ruscello al podestà ed ai fontamaresi i tre quarti dell’acqua che resta.
Nei giorni seguenti i cantonieri sotto la protezione di due guardie armate riprendono a scavare il nuovo percorso del fiume. A Fontamara si discute a lungo su come sia possibile dividere il ruscello in quello strano modo, ma nessuno ha l’istruzione necessaria per sciogliere quell’imbroglio.
Una mattina arriva a Fontamara un camion e il conducente invita i contadini a salire, dicendo che quel giorno le autorità avrebbero preso delle decisioni riguardo alla questione del Fucino e che loro, insieme a molti altri, avrebbero assistito. Il camion giunge ad Avezzano e i Fontamaresi, assieme agli altri cafoni vengono fatti sedere nella piazza. Ogni volta che passa qualche autorità i carabinieri li fanno alzare ed essi devono emettere grida di gioia. Più tardi tutti i contadini vengono invitati a tornare ai camion che li avrebbero riportati ai paesi di provenienza.
I fontamaresi però decidono di scoprire come sia stata risolta la questione del Fucino, ma soprattutto se a loro sia stata assegnata della terra. Con loro grande delusione scoprono che, non solo non gli è stata assegnata la terra, ma che questa è stata data ai contadini ricchi e tolta a tutti i piccoli fittavoli. Ad Avezzano essi vengono anche avvicinati da un uomo, il quale li intima alla ribellione contro il governo e dice loro di aspettarlo in quel luogo se sono interessati alla sua proposta. Un giovane che ha sentito il discorso li mette in guardia avvisandoli che quello è un poliziotto e dice loro di allontanarsi da lì.
Una sera arrivano a Fontamara moltissimi camion carichi di uomini armati, vestiti con camicie nere. Essi perquisiscono tutte le case e radunano tutti gli uomini nella piazza. Dopo averli radunati e  circondati un uomo con la fascia tricolore chiede loro, ad uno ad uno: - Chi evviva?
I fontamaresi non hanno la più pallida idea di cosa rispondere e vanno per tentativi. Nessuna delle loro risposte soddisfa però quell’uomo, che, in base alle risposte date li definisce: refrattari, anarchici, socialisti, comunisti, costituzionali, liberali. La situazione viene salvata dal degenero grazie all’astuzia di due donne che sfruttando un abito bianco ed il suono di una campana inscenano una visione biblica, spaventando le camice nere.
Arriva alla fine il giorno della spartizione delle acque, in cui i fontamaresi imparano finalmente la soluzione della complessa formula ideata da don Circostanza; l’acqua destinata ai campi di Fontamara è i tre quarti del quarto non deviato verso le terre dell’Impresario. Di fronte a quest’ennesimo sopruso i contadini protestano, ma un nuovo intervento di don Circostanza li seda; si stabilisce che il dominio dell’Impresario sulle acque di Fontamara sarebbe durato dieci lustri, una misura temporale equivalente a cinquanta anni, visto che la dicitura in termini annuali è parsa così sgradevole per i cafoni… che tanto per cambiare non capiscono nulla.
Berardo Viola, un robusto giovane di Fontamara, restato senza terra e lavoro si dirige a Roma per trovare il denaro necessario a sposare la ragazza amata, Elvira. Giunto alla capitale con un ragazzo del paese riesce soltanto a farsi arrestare quando la polizia si informa sulla sua provenienza e lo scova in una latteria a bere con il solito sconosciuto che ad Avezzano aveva messo in guardia i fontamaresi contro la retata.
Nel buio di una cella, Berardo e lo sconosciuto si accordano per includere Fontamara nelle stazioni di stampa dell’antifascismo. Purtroppo però Berardo ed il compaesano restano i cella, mentre lo sconosciuto viene liberato. Gli interrogatori della polizia si susseguono, mentre dall’esterno la continua produzione di volantini sul caso di Berardo attirano velocemente su Fontamara una violenta repressione, che include anche i due carcerati. Berardo viene ucciso ed il ragazzo, pur di salvarsi la vita, depone di averlo trovato impiccato.
Tornato a Fontamara il ragazzo vede l’attuarsi dell’accordo che è costato la vita a Berardo; Fontamara viene arricchita di apparecchi per la stampa dei volantini abusivi. Recatisi a portare uno dei primi prodotti della stampa a dei familiari, il ragazzo e la sua famiglia, i narratori di tutti questi soprusi, sono gli unici superstiti alla violenta repressione che le camicie nere attuano nel paese. I sobillatori antifascisti permettono la fuga della famiglia all’estero.
Caratterizzazione dei personaggi:
- Innocenzo La Legge: cursore del comune, rischia la vita ogni volta che deve portare qualche foglio delle tasse a Fontamara.
- GENERALE BALDISSERA: è “il saggio” del paese. Quasi sempre ha una spiegazione, più o meno razionale, ai fatti che accadono al paese.
- MARIETTA: proprietaria della taverna del paese e vedova di un eroe di guerra. Non si risposa perché così perderebbe la pensione di vedova di eroe.
- Cavalier PELINO: incaricato dall’Impresario, fa firmare ai fontamaresi dei fogli bianchi che si riveleranno poi una petizione per la deviazione del loro ruscello sulle terre dell’Impresario.
- BERARDO VIOLA: uomo di imponente stazza fisica, autore di molte azioni di vendette contro i soprusi e grande lavoratore. É innamorato di Elvira ma il suo orgoglio gli impedisce di sposarla perché, anche se fa di tutto per ottenerne, egli non possiede terra.
- ELVIRA: promessa di Berardo, offrirà la sua vita alla madonna per la salvezza di Berardo.
- don CIRCOSTANZA: detto l’amico del popolo, finge di essere amico dei fontamaresi per convenienza, ma ad ogni occasione li raggira per fare i propri interessi o quelli altrui.
- L’IMPRESARIO: uomo arrivato nella zona del Fucino che, grazie all’appoggio di una banca e delle autorità, si impossessa di tutto quanto possibile, con mezzi più o meno leciti.
- ROSALIA: moglie dell’impresario, vestita alla cittadina, con una testa da uccello da preda, con un corpo lungo e secco.
- Don CARLO MAGNA: proprietario terriero decaduto, noto buontempone, donnaiolo, giocatore, bevitore, mangione, uomo pauroso e fiacco, scialacquatore.
- CLORINDA: moglie di don Carlo Magna, vestita di nero, è soprannominata il Corvo.
- don ABBACCHIO: canonico grasso e sbuffante, col collo gonfio di vene, il viso paonazzo.
- TEOFILO: timoroso sacrestano, morirà suicida impiccandosi alla corda di una campana.
- FILIPPO IL BELLO: cantoniere, fa parte del gruppo di camicie nere che assalgono Fontamara.
L’opera, di chiaro stampo antifascista, cerca di ricostruire e di evidenziare i soprusi cui erano costretti i poveri sotto il regime. Il libro è impostato sullo schema del racconto popolare, basato sull’accostamento di diversi aneddoti e dicerie in tipico stile verista.