Descrizione:Sotto il nome di Seneca vanno anche alcune decine di epigrammi scritti in bello stile, ma non brillanti, e attribuiti a lui dalla manualistica del IX secolo. I trattati non differiscono sostanzialmente dai dialoghi: - L’autore parla in prima persona; - Si rivolge ad un dedicatario, che è anche l’interlocutore immaginario; - c'è un impianto di tipo argomentativo e dialettico; - Seneca stabilisce delle polemiche con degli obiettori ipotetici; - Frequente è il ricorso ad aneddoti, esempi, racconti dalla storia greca e romana.
Tipologia:Superiori
Testo completo:Sotto il nome di Seneca vanno anche alcune decine di epigrammi scritti in bello stile, ma non brillanti, e attribuiti a lui dalla manualistica del IX secolo.
I trattati non differiscono sostanzialmente dai dialoghi:
- L’autore parla in prima persona
- Si rivolge ad un dedicatario, che è anche l’interlocutore immaginario
- c'è un impianto di tipo argomentativo e dialettico
- Seneca stabilisce delle polemiche con degli obiettori ipotetici
- Frequente è il ricorso ad aneddoti, esempi, racconti dalla storia greca e romana.
I Trattati sono:
- De Clementia
- De Beneficiis
- Naturales Quaestiones
De Clementia: questo è un trattato di filosofia politica. Seneca esalta la monarchia illuminata, e con quest’opera, cerca di giustificare teoricamente la positività del principato, trovando efficace supporto nella filosofia stoica che collocava tradizionalmente nella monarchia, la migliore forma di governo, a condizione che il re sia anche sapiens cioè saggio ed il principe deve essere anche un filosofo. Seneca si rivolge a Nerone, che è diventato imperatore, e lo invita ad essere contento, poiché pur disponendo di un potere illimitato, ha saputo esercitarlo con eccezionale mitezza; egli ha dato prova di possedere la virtù più grande del sovrano che è la clemenza. La clemenza per Seneca, è definita dalla moderazione e dalla capacità d’essere indulgente, che colui che detiene il potere di punire, adotta spontaneamente nell’infliggere le punizioni. La clemenza contraddistingue il re giusto e buono contrapposto al tiranno, e procura a chi governa amore e riconoscenza al potere, da parte dei sottoposti, garantendo così la stabilità dell’impero. Il re buono e clemente instaura con i sudditi un rapporto paterno, punisce malvolentieri, ma sempre per il bene dei sudditi, che lo ricambiano con affetto e rispetto. Seneca in questo modo, prende atto che la repubblica è definitivamente morta, e il principato si è consolidato.
La giustizia, per Cicerone ma anche per Platone, è considerata la virtù politica per eccellenza, mentre per Seneca questa è la clemenza, che implica un potere assoluto. Il principe è il superiore che può fare ciò che desidera, i cittadini sono adesso sudditi. La giustizia si basa sulle leggi, che ora non sono più un riferimento al quale tutti devono sottostare; adesso vige la volontà del principe, libera da tutto e senza limite di sorta.
Quando Seneca parla di Nerone come figura di giusto, proietta su di lui un’immagine ideale, ma elogiandolo vuole proporre all’imperatore un modello. Il comportamento esemplare che gli attribuisce, vuole essere una sorta di programma politico, e vuole esortare Nerone a realizzarlo. Questa concezione è astratta, perché prevede che al governo vi siano sempre dei principi illuminati. Inoltre, è improbabile che il principe possa coincidere con il sapiens stoico, che è una condizione indispensabile affinché la sua teorizzazione sia possibile.
De Beneficiis: l’opera è in sette libri. Dà indicazioni sul modo di fare e ricevere benefici, che sono presentati come il fondamento della vita sociale e civile. È importante che nell’opera vengano svolti i temi dell’aiuto reciproco, della riconoscenza, dell’ingratitudine, della liberalità, del dovere che hanno i superiori nei confronti degli inferiori. C’è una valorizzazione del significato etico del beneficio, che consiste nel fatto stesso di donare. L’intenzione del rendersi utili è considerata sempre positivamente, anche quando le conseguenze dell’azione non portano beneficio: viene perciò valorizzata l’interiorità degli individui.
Naturales Quaestiones: Seneca subordina all’etica ogni altro interesse, e vuole studiare solo ciò che ritiene utile. Nell’opera, vuole liberare gli uomini dai timori che nascono dall’ignoranza, vuole insegnare il retto uso dei beni che la natura ci mette a disposizione. In particolare, Seneca si lamenta che la maggior parte degli uomini trascura lo studio della natura per dedicarsi ad altre occupazioni, che sono inutili o moralmente nocive. Dice anche che gli uomini spesso usano le conoscenze scientifiche e tecniche per aumentare la loro corruzione. La ricerca scientifica è considerata il mezzo per innalzarsi al di sopra di ciò che è puramente umano, ed elevarsi fino alla conoscenza delle realtà divine.