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Gli indifferenti – Alberto Moravia

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  • Descrizione: Nel 1929 esce il romanzo Gli indifferenti di Alberto Moravia, destinato ad essere una importante tappa nella sperimentazione del romanzo italiano del '900. L'azione, che si svolge nell'arco di appena 48 ore, è ambientata all'interno di un'elegante villa romana dei Parioli, circondata da un altrettanto lussuoso parco. I protagonisti appartengono tutti all'alta borghesia, l'unica classe sociale che l'autore, allora appena ventenne, conosceva profondamente.
  • Tipologia: Superiori
  • Testo completo: Nel 1929 esce il romanzo Gli indifferenti di Alberto Moravia, destinato ad essere una importante tappa nella sperimentazione del romanzo italiano del '900. L'azione, che si svolge nell'arco di appena 48 ore, è ambientata all'interno di un'elegante villa romana dei Parioli, circondata da un altrettanto lussuoso parco. I protagonisti appartengono tutti all'alta borghesia, l'unica classe sociale che l'autore, allora appena ventenne, conosceva profondamente. All'alienato, indifferente eroe moraviano il fascismo trionfante di quegli anni non appare attraverso le sue componenti storiche e sociali, ma solo attraverso la coscienza distorta dei protagonisti del romanzo. Moravia è inoltre il primo scrittore italiano capace di rappresentare in termini razionali, oggettivi, una crisi che molti suoi contemporanei avevano vissuto in termini solo esistenziali. Una crisi a cui concorrono due fenomeni storici: il crollo dei valori umanistici, su cui si erano formati Pirandello e Svevo, e la consapevolezza del disfacimento di quella classe borghese che era stata fino ad allora la portatrice di tali valori. Attorno al tema dell'indifferenza ve ne erano altri che la letteratura del Decadentismo aveva messo in luce come l'incomunicabilità, il senso di inettitudine, la coscienza dello scacco. Sul piano della struttura narrativa va detto però che tali temi sono calati in un impianto di tipo naturalistico, con una osservazione minuziosa, quasi maniacale, della realtà sociale e psicologica, in uno stile neutro, quasi fotografico, privo di qualunque concessione all'elemento lirico. Moravia ha sempre negato che nel suo romanzo fossero presenti istanze sociali o politiche: tuttavia è evidente che l'indifferenza si carica nel romanzo di connotazioni storiche precise. Si tratta del conflitto dell'individuo con la vita, ma anche del conflitto dell'individuo con una determinata società. Le caratteristiche comuni dei suoi personaggi permettono di raggrupparli in due schiere opposte: vinti e vincitori. Alla schiera dei vinti appartengono quelli che sono destinati allo scacco, che tentano in modo spesso velleitario di ribellarsi al destino: di questo gruppo Michele, protagonista de Gli indifferenti", è il capostipite. All'altro gruppo appartengono invece i personaggi che accettano la vita senza farle il processo e che proprio per questo risultano alla fine vincitori o per lo meno non del tutto sconfitti: sono personaggi che non possono fallire, perché manca loro un impegno, un progetto di vita; caratteristica di questa schiera è Mariagrazia, la madre de Gli indifferenti. Per lo scrittore indifferenza non è una stoica forma di saggezza di fronte alla vita, ma è la degradazione dell'uomo che rassegnato e sconfitto, rinuncia a vivere. Indifferenza è dunque inerzia morale, incapacità di vivere, superficialità con cui la società borghese si pone nei confronti dei problemi dell'esistenza, dei valori più veri e profondi insiti nell'uomo. Nel primo capitolo del romanzo Moravia descrive minuziosamente, in modo quasi pedantesco, l'interno borghese della villa ai Parioli in cui si svolge quasi interamente la storia: le luci e le ombre, gli oggetti, i gingilli e tutto ciò che capita sotto gli occhi della protagonista, Carla, che è la prima dei cinque personaggi del romanzo in cui ci imbattiamo. Successivamente avviene la scena dell’approccio di Leo con Carla, figlia della sua amante Mariagrazia, la padrona di casa. Carla detesta la sua vita e vorrebbe cambiarla. Leo le propone un cambio radicale, invitandola ad andare da lui: Carla lo respinge apparentemente, ma dentro di sé si chiede: “Perchè rifiutare Leo? Non è peggio né meglio degli altri”. La scena è bruscamente interrotta da un tintinnio della porta a vetri che introduce la madre, che avanza con passo malsicuro. Inizia a questo punto una banale conversazione fra i tre in cui si progetta cosa fare della serata. La madre esclude la commedia di Pirandello, i “Sei personaggi in cerca d'autore”, perché la recita è popolare e quindi non adatta al loro ceto. Carla ascolta la madre e la insulsa superficialità della sua conversazione, fatta solo di pettegolezzi su comuni amici, di commenti sulla loro situazione finanziaria, sul loro aspetto fisico, sulla serietà o meno dei costumi delle donne dell'ambiente. Leo partecipa distrattamente alla banale conversazione e Carla avverte dolorosamente ciò che ha sempre intuito ma che ora le si manifesta con drammatica evidenza e cioè che la vita non cambia. Alla fine del capitolo arriva Michele, il fratello di Carla, che, entrando nel salotto, annuncia che sono rovinati, dovranno cedere la villa per pagare l'ipoteca e andarsene altrove senza un soldo. Il secondo capitolo è uno dei più celebri del libro e si apre con la descrizione di una cena in famiglia. La descrizione minuziosa della tavola, la puntualizzazione dei colori, degli odori, risponde, sul piano stilistico, oltre che all'amore per il teatro, all'esigenza di rimanere all'interno, di non uscire dalla propria classe sociale, di non cercare fuori, magari nella dimensione popolare, quello che in questa famiglia borghese è già stato vissuto. I personaggi sono tutti chiusi nelle loro case, isolati, perché misurarsi con l'esterno significherebbe per loro fallire irrimediabilmente. Tutto quello che Moravia vuole raccontare è dentro quelle case, tutto quello che è fuori, compreso il fascismo, non è che una sorta di sovrastruttura. Fuori ci sono il vento e la pioggia, pericoli lievi ma sconosciuti, dentro ci sono l'angoscia e l'infedeltà, l'indifferenza e il disgusto, pericoli noti e ai quali si è abituati. Nel terzo capitolo i personaggi si sono riuniti in salotto: la madre è angosciata per la notizia dell'imminente rovina economica annunciata: per lei la povertà non può esistere e si vede minacciata negli unici valori in cui si riconosce. Michele comprende che ci si attende da lui una reazione indignata, dovrebbe rompere la prigione dell'indifferenza, ma non ci riesce. Arriva infine Lisa, amica di famiglia e vecchia amante di Leo. È una figura grottesca e ridicola e rivela anche nel fisico quella dimensione doppia nella quale si può leggere l'ambiguità della sua anima e quella dell'ambiente che la circonda. A questo punto tutti i personaggi sono in scena: la commedia abbozzata nei primi capitoli si ripeterà monotonamente nei due giorni successivi: conversazioni da salotto, offese, punzecchiature, pranzi. Tutto si sussegue con identica ritualità. Il giorno del suo compleanno, Carla accetta di appartarsi con Leo in una dependance del parco ma il tentativo di seduzione fallisce: il vomito isterico di Carla è il sintomo spia del rifiuto inconscio della propria degradazione, che poi di fatto Carla accetterà e vivrà dolorosamente nelle ore successive, con un inesorabile senso di fatalità. La pioggia batte incessantemente; i protagonisti sono avvolti in una tetra atmosfera; disgusto, angoscia e indifferenza sono i sentimenti tra i quali si dibattono come fantocci inerti. Nel capitolo VIII la famiglia Ardengo è riunita attorno al pianoforte, su cui Carla annuncia che suonerà Bach: questo permette agli altri personaggi di isolarsi con i propri pensieri. Michele sogna una donna vera, pura, che potrebbe rappresentare la possibilità di rimettere a posto ogni cosa. Leo vuol trovare una scusa per allontanarsi dalla casa e portarsi via Carla. La sera Carla decide di dar seguito al suo progetto: Leo l'aspetta fuori, alla pioggia, nella macchina scura. L'addio di Carla alla propria casa, alla propria purezza, alla propria gioventù, è una citazione del celebre "addio ai monti" di Lucia. I capitoli XIII e XIV vedono protagonista Michele: l'indifferenza è la sua più insidiosa nemica, ma il suo innato snobismo e il disprezzo per la vita della massa gli mostrano il pericolo di ridursi ad un fantoccio, simile al ridicolo manichino che vede riflesso nella vetrina di un profumiere. Annoiato e triste Michele si abbandona passivamente agli avvenimenti. Da Lisa apprende la storia di Carla e Leo ma si accorge di rimanere ancora una volta insensibile. In uno sforzo estremo di vivere e di non vedersi vivere progetta di uccidere Leo. Ma quando finalmente spara, la rivoltella si rivela scarica. Michele ha barato con se stesso, quella che doveva essere una tragedia si è ridotta alla consueta squallida commedia. Leo è un personaggio vincente nella vita proprio perché l'accetta per quello che è, adeguandovisi con astuzia e violenza, senza illusioni e senza sofferenza: Michele e Carla restano succubi, sono destinati a rimanere estranei alla vita perché mancano di fede. Leo offre la situazione riparatoria del matrimonio per non lasciarsi sfuggire l'affare della villa e Carla acconsente: Michele è consapevole che lui e la sorella hanno perso. A1 ritorno a casa troveranno la madre e Lisa che li attendono per recarsi insieme ad un ballo in maschera e con la scena della mascherata si conclude il romanzo. Il processo di alienazione all'interno della coscienza dei personaggi si è ormai definitivamente esplicitato. Michele, nella sua autocommiserazione, è diventato anche egli una maschera; Carla, per sopravvivere, ha bisogno della mascherina di raso che la separi dal resto del mondo. Anche i personaggi degli Indifferenti sono eroi negativi, vicini, se pure diversi, dai protagonisti dei romanzi di Svevo, Pirandello, che Moravia aveva conosciuto profondamente negli anni solitari della malattia attraverso la lettura dei grandi romanzi: ma egli, pur facendo tesoro della lezione di Joyce e Proust, oltre ai già citati Pirandello e Svevo, con grande consapevolezza traccia la nuova strada del romanzo italiano, che dovrà essere leggibile, adattandosi al confronto con i nuovi linguaggi del cinema, della radio e della stampa che sempre più prepotentemente si andavano imponendo. La scrittura e lo stile sono dunque asciutti, senza preziosismi ma anche privi di cadute di tono.
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