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I beni culturali di proprieta privata

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  • Descrizione: Il Testo Unico, per quanto riguarda i beni che appartengono ai privati, prevede una serie di divieti e imposizioni; la normativa è ispirata al principio secondo cui, trattandosi di un bene culturale, i proprietari sacrificano alcune facoltà tipiche del diritto di proprietà e teoricamente si potrebbe spingere fino alla distruzione della cosa che appartiene al proprietario.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Il Testo Unico, per quanto riguarda i beni che appartengono ai privati, prevede una serie di divieti e imposizioni; la normativa è ispirata al principio secondo cui, trattandosi di un bene culturale, i proprietari sacrificano alcune facoltà tipiche del diritto di proprietà e teoricamente si potrebbe spingere fino alla distruzione della cosa che appartiene al proprietario. Inoltre questa normativa rappresenta un diritto assoluto e può essere fatto valere nei confronti di tutti, anche nei confronti dell’autorità pubblica. Il diritto di proprietà, nel nostro ordinamento, si modula in modo differente, perché va coordinato con altri diritti di pari dignità: in alcune occasioni, il diritto di proprietà vede questa compressione. Per quanto riguarda i beni culturali, il sacrificio del singolo, proprietario del bene culturale, avviene a favore della comunità, affinché essa possa preservare il bene culturale e fruirne.
    Qualora un singolo privato sia proprietario di un bene culturale, è possibile anche, a determinate condizioni, che questo bene sia oggetto di fruizione da parte del pubblico; i divieti e le imposizioni descritti nel Testo Unico avvengono nella direzione di poter garantire non solo la conservazione del bene culturale di proprietà privata, ma anche la fruizione di esso. A questo proposito avvengono anche interventi da parte della pubblica autorità che, al fine di garantire la conservazione del bene, sollevano il proprietario dalle spese.
    Gli art. 2 e 3 del Testo Unico prevedono una serie di divieti:
    - divieto di demolizione del bene culturale;
    - divieto di rimozione del bene culturale: in questo caso ci si riferisce a beni inseriti in un determinato contesto, quindi a beni immobili;
    - divieto di modificazione del bene culturale: si riferisce a tutti i tipi di bene, mobili e immobili;
    - divieto di restauro senza l’autorizzazione prescritta dalla legge;
    - divieto di esportazione del bene culturale: con l’avvento della Comunità Europea, è nata la possibilità di far circolare i beni culturale, dando l’opportunità di fruizione a diversi Paesi;
    - divieto di commercio libero del bene culturale senza previa denuncia: sulla base della denuncia scatterà una serie di prelazioni;
    - divieto di distacco degli ornamenti;
    - divieto di utilizzazione impropria del bene culturale.
    Oltre ai divieti, per il proprietario sono previste anche delle imposizioni:
    - imposizione della denuncia del bene culturale, affinché l’autorità possa controllarne la circolazione;
    - imposizione della fruizione pubblica del bene culturale.
    La denuncia è strettamente legata alla circolazione, ma è il primo atto che bisogna compiere nel caso del possesso di un bene culturale. La denuncia consiste nel fatto che la legge richiede la notifica effettuata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, consistente nella dichiarazione che la cosa riveste un interesse particolarmente importante. È quindi il Ministero che decide. L’iniziativa della notifica può partire dal singolo proprietario oppure da chiunque altro. La notifica da parte del Ministero è seguita dalla trascrizione in appositi albi, in cui sono presenti gli elenchi di tutti i beni e dei relativi proprietari; questa trascrizione avrà effetto nei confronti di tutti i successivi proprietari. La trascrizione riguarda solo i beni immobili e i beni mobili registrati. Questa è la base per dare identità ad un determinato bene, da cui parte poi l’istruttoria. L’istruttoria si basa sugli elementi attribuiti dalle Sovrintendenze regionali, organi periferici più vicini territorialmente al bene preso in esame. L’iniziativa di istruttoria non è formalizzata perché può avvenire su segnalazione di chiunque o può avvenire d’ufficio. In quest'ultimo caso, è la Sovrintendenza stessa che apre l’istruttoria su un determinato bene culturale. I presupposti per l’imposizione del vincolo comprendono i formali procedimenti da parte delle Sovrintendenze che, attraverso un procedimento amministrativo, dichiarano pubblicamente l’interesse particolarmente importante del bene in questione; in secondo luogo, il Ministero ha la competenza esclusiva di emanare il provvedimento di notifica; una volta emanato, il provvedimento avrà notificato il bene culturale. Si tratta quindi di un procedimento amministrativo formale, cioè previsto dalla legge in tutti i suoi aspetti. Una volta avvenuta la notifica, il proprietario ha l’obbligo di amministrare ed utilizzare il bene culturale assicurandosi che esso possa conservarsi nel tempo con tutte le caratteristiche che lo hanno qualificato come bene culturale. Quest’obbligo consiste nell’allertare la Sovrintendenza, la quale potrà organizzare il restauro, che può avvenire solo in presenza del nulla osta della Sovrintendenza. Eccezionalmente può venire imposta la visita al pubblico: le modalità di visita al pubblico vengono indicate seguendo l’obbligo che il proprietario del bene si pronunci presso la pubblica amministrazione; inoltre, la pubblica amministrazione, qualora decida di rendere fruibile o meno i beni da parte del pubblico, deve sempre motivare il provvedimento.
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