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I Dialogi di Seneca

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  • Descrizione: Una delle poche opere databili, e quindi riferibili ad un avvenimento della vita di Seneca, è la Consolatio ad Marciam. In quest’opera l’autore consola Marzia, figlia dello storico Cremuzio Cordo, per la morte del figlio, trattando questioni filosofiche quali la fugacità del tempo, la precarietà della vita e la morte come destino dell’uomo.
  • Tipologia: Superiori
  • Testo completo: Una delle poche opere databili, e quindi riferibili ad un avvenimento della vita di Seneca, è la Consolatio ad Marciam. In quest’opera l’autore consola Marzia, figlia dello storico Cremuzio Cordo, per la morte del figlio, trattando questioni filosofiche quali la fugacità del tempo, la precarietà della vita e la morte come destino dell’uomo. Temi attorno ai quali ruoterà la filosofia di Seneca. Nello stesso genere della consolazione vi sono altre due opere: Ad Helviam Matrem in cui Seneca rassicura la madre e sottolinea alcuni aspetti positivi dell’isolamento e dell’otium contemplativo; poi c’è Ad Polybium in cui consola un potente liberto di Claudio per la morte del fratello. Per questa opera Seneca fu accusato di opportunismo.
    Le singole opere dei Dialogi formano ognuno delle trattazioni filosofiche su specifici argomenti, come ad esempio i tre libri del De ira in cui Seneca tratta delle passioni umane, analizzando i meccanismi di origine e i modi per inibirle e dominarle.
    Quest’opera è dedicata al fratello Novatio, a cui dedicherà anche il De vita beata che tratta della felicità e di quanto la ricchezza può influire nel perseguirla. Con quest’opera Seneca vuole fronteggiare alle accuse di incoerenza tra quello che scriveva e la sua condotta di vita. Seneca accumulò infatti un’immensa ricchezza grazie alla posizione occupata a corte e anche grazie all’usura. Secondo Seneca quindi la felicità non si ha tramite le ricchezze e i piaceri, ma nella ricchezza della virtù, e questo è il compito dell’uomo saggio.
    Il superiore distacco del saggio dalle contingenze terrene si può notare anche nella trilogia dedicata all’amico Sereno: il De constantia sapientis, De otio e il De tranquillitate animi, in cui Seneca abbandona il pensiero epicureo per avvicinarsi a quello stoico. Nel De constantia sapientis Seneca esalta l’imperturbabilità e la fermezza del saggio di fronte alle avversità; nel De tranquillitate animi Seneca parla della via di mezzo che deve intraprendere il saggio tra l’otium contemplativo e l’impegno sociale proprio del civis romano, inserendosi così nella politica sociale: l’obiettivo del saggio è sempre quello della serenità d’animo, ma con essa egli deve essere di esempio agli altri. Ma se nel De tranquillitate animi ancora vi sono dei dubbi su quale via intraprendere, nel De otio Seneca sceglie nettamente la via dell’ozio contemplativo, in quanto il saggio è impossibilitato dalla critica situazione politica, che gli impedisce di essere esempio per gli altri, e che non fa restare al saggio alcuna alternativa tranne il ritirarsi nella meditazione privata.
    Tra il 49 e il 52 d.C. si colloca un’altra opera di Seneca: il De brevitate vitae. In questa opera Seneca parla della fugacità del tempo e della vita che appare troppo breve perché l’uomo non riesce ad afferrarne l’essenza ma la disperde in futili occupazioni.
    Agli ultimi anni dovrebbe corrispondere il De providentia, dedicata a Lucilio, in cui Seneca parla del disegno provvidenziale che regola le vicende umane; disegno che premia i malvagi e punisce gli onesti. Secondo Seneca tutto questo rientra nel progetto del logos, che vuole mettere alla prova il sapiens stoico per esercitarne la virtù.
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