Descrizione:Gli Egizi non avevano tutti la stessa visione del mondo, soprattutto per quanto riguardava la sua origine. Nei maggiori centri religiosi del Paese, in particolare a Hermopolis, Heliopolis e Menfi, furono elaborate cosmogonìe differenti. L’antico nome di Hermopolis, Khemenyu, “La città degli Otto”, deriva da un gruppo di otto divinità, l’Ogdoade, che si riteneva fosse all’origine del mondo.
Tipologia:Università
Testo completo:Gli Egizi non avevano tutti la stessa visione del mondo, soprattutto per quanto riguardava la sua origine. Nei maggiori centri religiosi del Paese, in particolare a Hermopolis, Heliopolis e Menfi, furono elaborate cosmogonìe differenti.
L’antico nome di Hermopolis, Khemenyu, “La città degli Otto”, deriva da un gruppo di otto divinità, l’Ogdoade, che si riteneva fosse all’origine del mondo.
Queste otto entità, suddivise in quattro coppie, di cui gli elementi maschili avevano forma di rana, mentre quelli femminili di serpente, esistevano prima della creazione e costituivano aspetti diversi del Nun, l’oceano primordiale.
I loro nomi significavano “acqueo”, “infinito”, “oscuro” e “nascosto”, caratteristiche rapportabili al mondo non ancora creato. Lo stato di tensione tra le forze negative del caos primordiale e quelle positive della creazione era all’origine del mondo.
A Heliopolis fu elaborata una teoria cosmogonica incentrata sulla figura del dio demiurgo Atum. Questi giaceva all’interno del Nun, in uno stato d’inerzia totale fino a quando si sollevò ergendosi sulla collina primordiale, ove il sole era sorto per la prima volta. Tramite la masturbazione o lo sputo, Atum creò la prima coppia divina Shu e Tefnut, l’aria e l’elemento umido.
Questi generarono Geb, la terra, e Nut, il cielo, che a loro volta diedero alla luce Osiride, Iside, Seth e Nefti. L’insieme di queste nove divinità, chiamato Enneade, corrispondeva alle principali forze dell’universo, fondamentali per il prosieguo della creazione.
Menfi fu il centro di elaborazione di un’altra cosmogonia, che illustrava il modo in cui il mondo fu creato. Si tratta di una speculazione teologica che trova paralleli in altre religioni. Secondo questa cosmogonia, fu Ptah a creare il mondo in seguito ad una volontà natagli nel cuore ed espressa attraverso la parola. La creazione parte da una “percezione” per poi attuarsi attraverso l’“annunciazione”, legata al concetto di forza creativa della parola, tipico del pensiero egiziano.
È possibile riscontrare tratti comuni a queste storie, teorie cosmogoniche: innanzitutto la presenza di un unico dio creatore, che generò l’universo partendo da uno stadio iniziale di caos, nonché la dinamicità del cosmo e della creazione, che non è avvenuta una sola volta in un passato remoto, ma si ripete ciclicamente. Le forze del male che si oppongono alla creazione devono essere sconfitte ciclicamente, attraverso l’azione del sovrano. La regalità stessa è interpretata come una manifestazione divina: il dio Horus la incarna, e il sovrano la attua sulla terra. Nell’Antico Egitto, Stato e religione non possono essere distinti: il potere regale è un’espressione della religione, nello stesso modo in cui questa è una sorta di organizzazione politica. La monarchia stessa era considerata alla stregua di un fenomeno naturale, che non poteva essere sostituita con un’altra forma di governo, perché era la sola a garantire ordine e stabilità sulla terra. Il sovrano era colui che, come il dio demiurgo, metteva ordine nel caos.
A partire dalla XVIII dinastia, si cominciò ad elaborare a Tebe una speculazione teologica che riconosceva ad Amon, il dio dinastico, la prerogativa di essere all’origine di tutti i fenomeni e gli aspetti del mondo. Si andava prefigurando un dio creatore, che non era “immanente” nelle forze della natura come le altre divinità primordiali, ma “trascendente”. Tuttavia, gli Egizi continuarono a adorare le altre divinità in forma umana e animale, apparentemente senza alcuna contraddizione.