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I problemi dello spazio in pittura

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  • Descrizione: Il grande archivio della pittura di età romana sta nelle città campane. Poiché Roma non subì distruzione e la vita vi continuò, i resti di un arte così labile come la pittura non sono molti; da quelli comunque si può arguire che la pittura in Roma dovette essere di qualità superiore a quella delle città sotto le ceneri del Vesuvio. Perdute sono tutte le preziose tavole dipinte dei grandi pittori Greci del IV e III secolo. Di questi abbiamo qualche copia e qualche imitazione nelle pitture murali decorative; ma Plinio ci dice che le pitture murali con le quali si decoravano le case mostravano piuttosto il lusso e la ricchezza dei proprietari che non il gusto artistico.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Il grande archivio della pittura di età romana sta nelle città campane. Poiché Roma non subì distruzione e la vita vi continuò, i resti di un arte così labile come la pittura non sono molti; da quelli comunque si può arguire che la pittura in Roma dovette essere di qualità superiore a quella delle città sotto le ceneri del Vesuvio.
    Perdute sono tutte le preziose tavole dipinte dei grandi pittori Greci del IV e III secolo. Di questi abbiamo qualche copia e qualche imitazione nelle pitture murali decorative; ma Plinio ci dice che le pitture murali con le quali si decoravano le case mostravano piuttosto il lusso e la ricchezza dei proprietari che non il gusto artistico.
    Un esempio caratteristico di queste copie dagli originali greci e di queste tradizioni in latino sono due repliche di una stessa composizione: il Teseo Liberatore, una da Ercolano e l’altra da Pompei.
    La prima è una copia fedele di una pittura Greca che ripete nella figura di Teseo un canone statuario di Lisippo. La pittura è solida e ricca di chiaroscuro con lievi tocchi di pennellate incrociate, la concezione è del tutto aderente al senso del mito. Nella composizione circola tutto l’incantesimo del fatto mitico. Nella replica pompeiana ogni qualità poetica è scomparsa e la scena potrebbe essere l’illustrazione di un fatto di cronaca. La figura dell’eroe è di un anatomia grossolana e volgare. Il pittore di Ercolano ha influenzato il decoratore pompeiano; ma in questa perdita di ogni aurea mitica, in questo tradurre tutto in linguaggio familiare e quotidiano egli mostra di appartenere ad una cultura diversa. La pittura di Ercolano appartiene alla cultura ellenistico-romana, quella di Pompei a quella romano-campana.
    Queste due pitture possono servire a introdurre la necessaria distinzione fra pittura di età romana di diretta tradizione ellenistica e pittura romana. Vi è a Roma una genuina pittura ellenistica, che continua la propria tradizione per opera di pittori greci; vi è la pittura romana, che continua la tradizione medio italica, e vi è poi un estinguersi dell’apparato ellenistico diretto.
    Fino al III secolo a.C. abbiamo a Roma testimonianze letterarie sull’esistenza delle pitture trionfali  che venivano portate nel corteo trionfale e rappresentavano episodi della guerra che era stata vinta o i luoghi e le città conquistate.
    Naturalmente di queste pitture non rimane nulla, ma non possono non avere influenzato le composizioni dei rilievi storici. Se questa ipotesi è giusta la pittura trionfale aveva carattere paesaggistico. Il terreno sul quale sorge la pittura trionfale è espressione della società romana attraverso mezzi espressivi mutuati dalla cultura medio italica influenzata dall’arte ellenistica.
    Il più antico documento di pittura a Roma è un frammento che proviene da una tomba dell'Esquilino e rappresenta una scena storica descritta su un unico fondo chiaro in quattro zone sovrapposte.
    Lo stile della pittura è vicino ad alcune pitture tombali di Paestum, ma la particolarità di rappresentare più grandi le figure dei protagonisti è romana.
    Questa pittura è un incunabolo della pittura romana e della pittura trionfale di soggetto storico, è possibile che il frammento appartenesse ad una copia fedele di una pittura degli inizi del III secolo.
    Questo frammento ci dice che la più antica pittura romana non ha ancora le ricerche chiaroscurali e spaziali della pittura ellenistica.
    Ma qualche cosa della grazia ellenistica e delle sue fluidità pittoriche è raggiunta nella decorazione della ceramica di fabbrica laziale come mostra, una piccola scodella.
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