Il Bambino Con Il Pigiama A Righe - Podcast gratis Studenti.it

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Il bambino con il pigiama a righe

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  • Descrizione: Il bambino col pigiama a righe il titolo del romanzo scritto da John Boyne, ambientato nel 1940 ad auscit. questo il nome che d Bruno, un bambino di appena nove anni, al luogo dove costretto a trasferirsi con la famiglia a causa del lavoro del padre. Bruno ha un solo desiderio, quello di tutti i bambini: giocare. Ama molto i libri, ma soprattutto quelli di avventura, e rimane addolorato quando suo padre, un soldato nazista, lo porta via dalla sua casa per andare a vivere in campagna.
  • Tipologia: Superiori
  • Testo completo: Il bambino col pigiama a righe è il titolo del romanzo scritto da John Boyne, ambientato nel 1940 ad “auscit”. È questo il nome che dà Bruno, un bambino di appena nove anni, al luogo dove è costretto a trasferirsi con la famiglia a causa del lavoro del padre. Bruno ha un solo desiderio, quello di tutti i bambini: giocare. Ama molto i libri, ma soprattutto quelli di avventura, e rimane addolorato quando suo padre, un soldato nazista, lo porta via dalla sua casa per andare a vivere in campagna. Bruno non sa esattamente il perché, gli hanno detto solo che si tratta di una promozione. E lui si fida. Nella nuova casa Bruno vive delle esperienze e vede delle cose che non capisce, ma che comunque nessun bambino e nessun adulto dovrebbe mai vedere. La casa ad “auscit” è completamente diversa dalla casa in cui Bruno abitava inizialmente: infatti questa è molto più piccola, e dalla sua finestra non vede più strade e bancarelle, ma soltanto una grande rete che contiene delle persone, che portano tutte lo stesso pigiama a righe e un berretto di tela in testa. Bruno adorava la casa di Berlino, soprattutto perché era grande ed ogni giorno aveva sempre qualcosa di nuovo da esplorare, ma lì ad “auscit” non c’è nulla da esplorare, anche perché non gli permettono di uscire. La mamma lo controlla incessantemente: è terrorizzata del fatto che il figlio possa uscire per andare a conoscere le persone al di là della rete. Ma l’inconsapevolezza di Bruno è una forte curiosità e pura ingenuità. Così la curiosità e la voglia di fare qualcosa di nuovo spingono il bambino a cercare divertimento al di fuori delle mura domestiche e ad esplorare la grande rete che ogni giorno vede dalla sua finestra. E lì oltre la rete trova un nuovo amico: Shmuel, un bambino come lui, ma anche molto diverso. Shmuel infatti è magro e pallido e indossa sempre lo stesso vestito: un pigiama a righe bianche e blu. Bruno non ha dubbi: si tratta di un gioco, e invano Shmuel in maniera vaga e imprecisa cerca di dirgli che non è affatto un gioco. I due bambini, anche se diversi per alcuni versi, sono molto simili. E durante l’anno diventano grandi amici, anche se si limitano a parlare, perché a causa della rete che li divide non possono giocare assieme.
    Bruno decide di tenere la famiglia all’oscuro della sua nuova amicizia e di far si che sia tutta per se. Ed ogni giorno dell'anno esce di nascosto per andare a trovare il suo amico. Nel frattempo, l'insegnate privato che il padre assume per i due figli, inizia a educare i ragazzi secondo l’ideologia nazista. Bruno non lo ascolta, perché sa che Shmuel è un ebreo, e trova quindi impossibile che un intero popolo sia così spregevole e malvagio. Gretel, la sorella, invece cambia: da bambina che era, decide di trasformarsi in una donna adulta e con idee proprie: porta le sue bambole in cantina, e riempie i muri della sua camera con svastiche.
    Dopo un anno trascorso ad “auscit” la madre decide di riportare Bruno a Berlino, e così il bambino decide di compiere con Shmuel la sua ultima grande esplorazione.
    Il titolo del libro è naturalmente riferito al modo di vestire di Shmuel e di tutte quelle altre persone al di là della rete, che Bruno chiama appunto in pigiama.
    La passione del protagonista è quella di esplorare e scoprire cose nuove. Con questo personaggio l’autore fa vivere al lettore una delle peggiori vicende avvenute nel corso della storia, attraverso gli occhi di un bambino, che sicuramente non capisce la gravità della situazione. Un bambino che subisce forti condizionamenti dai parenti, in modo particolare dal padre, ma il cui modo di pensare ed agire resta innocente ed ingenuo.
    Il padre di Bruno lavora nell’esercito, ed è a causa del suo lavoro che la famiglia è costretta al trasferimento, perché “il Furio” dice che ha grandi progetti per lui. È un uomo molto rigido e attento al rispetto delle regole. Viene sempre ammirato dal piccolo Bruno, che lo vede come un idolo.
    Shmuel è l’amico di Bruno che vive dall’altra parte della rete con tutte le altre persone che indossano il pigiama a righe, è nato lo stesso giorno di Bruno.
    Shmuel è l’unico motivo che spinge Bruno ad andare avanti e a resistere alle noiose giornate che gli si prospettavano di fronte. In breve tempo diventa il suo miglior amico. Gli altri due componenti della famiglia sono Gretel e la madre: entrambe coscienti di quello che si verifica dietro la rete e degli orrori che si svolgono al suo interno, ma nonostante questo partecipano passivamente alle vicende.
    Con questo libro l’autore vuole dare l’idea della diversità con cui i due bambini vivono la vicenda. Infatti vivendo da parti diverse della rete vivono in due mondi completamente diversi, ma nonostante questo né Shmuel né Bruno sono completamente coscienti di quello che accade loro intorno. Le terribili cose che avvengono all’interno della rete vengono amplificate dal fatto di esser viste dal punto di vista di un bambino. E nonostante il fatto che vivono in due mondi completamente diversi, l’amicizia che unisce i due bambini è simbolo dell’uguaglianza tra gli uomini, uguaglianza che magari non viene compresa dal padre, ma che si vede in maniera evidente attraverso la figura dei bambini. È l’ingenuità di un bambino che questa volta fa da sfondo a uno degli orrori più grandi che ha macchiato irreversibilmente la storia dell’uomo: lo sterminio degli ebrei. Nel 2008 dal romanzo è stato tratto un film, diretto da Mark Herman, che non lascia spazio alla fantasia, ma racconta le cose come stanno, facendo chiedere ancora una volta perché sia potuto accadere tutto ciò.
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