Descrizione:In base alla teoria del rimbalzo elastico una zona in cui si è appena manifestato un terremoto dovrebbe aver raggiunto un nuovo equilibrio, che garantirebbe un periodo di tranquillità sismica. L’intero processo si può schematizzare come un ciclo sismico, diviso in quattro stadi: Stadio intersismico: nel quale inizia l’accumulo di energia. Stadio presismico: nel quale la deformazione della roccia si accentua progressivamente. Stadio cosismico: nel quale l’energia potenziale si libera sotto forma di calore e di movimento. Stadio postsismico: nel quale la regione interessata passa ad un nuovo equilibrio attraverso una serie di scosse successive (o repliche).
Tipologia:Superiori
Testo completo:In base alla teoria del rimbalzo elastico una zona in cui si è appena manifestato un terremoto dovrebbe aver raggiunto un nuovo equilibrio, che garantirebbe un periodo di tranquillità sismica. L’intero processo si può schematizzare come un ciclo sismico, diviso in quattro stadi:
Stadio intersismico: nel quale inizia l’accumulo di energia.
Stadio presismico: nel quale la deformazione della roccia si accentua progressivamente.
Stadio cosismico: nel quale l’energia potenziale si libera sotto forma di calore e di movimento.
Stadio postsismico: nel quale la regione interessata passa ad un nuovo equilibrio attraverso una serie di scosse successive (o repliche).
Nella zona posta in superficie sulla verticale dell’ipocentro, detta epicentro del terremoto, arriva un groviglio di onde suddivise in tre gruppi:
1)Le onde longitudinali (o di compressione) sono quella al cuoi passaggio le particelle di roccia oscillano avanti e indietro nelle direzioni di propagazione dell’onda stessa: in pratica, la roccia subisce rapide variazioni di volume, comprimendosi e dilatandosi. Inoltre sono le onde più veloci, per questo sono dette anche onde primarie od onde P e possono propagarsi in ogni mezzo.
2)Le onde trasversali (o di taglio) che al loro passaggio nelle particelle di roccia compaiono delle oscillazioni perpendicolari alla direzione di propagazione, la roccia subisce variazioni di forma, ma non di volume. Sono, inoltre, più lente delle onde longitudinali per questo sono dette onde secondarie onde S e hanno una caratteristica importante non possono propagarsi attraverso i fluidi.
3)Le onde superficiali si propagano invece dall’epicentro lungo la superficie terrestre e si dividono in onde L (A. Love) e R (Lord Rayleigh).
Riassumendo, durante un terremoto nell’ipocentro si generano gruppi di onde P ed S per tutta la durata del movimento della faglia attivata; queste si propagano in ogni direzione e, quando arrivano in superficie, generano a loro volta le onde L ed R.