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Il lato oscuro della maschera di Arlecchino

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  • Descrizione: Tutti conoscono il variopinto costume della maschera più famosa della commedia dell’arte, ma quanti conoscono l’oscuro passato del “Servitore dei due padroni”? Lo sappiamo tutti: Arlecchino è un servo furbo e opportunista, un bergamasco chiassoso e povero, come lo erano un tempo i suoi conterranei che a Venezia, durante la Serenissima Repubblica venivano impiegati in lavori umili e faticosi.
  • Tipologia: Superiori
  • Testo completo: Tutti conoscono il variopinto costume della maschera più famosa della commedia dell’arte, ma quanti conoscono l’oscuro passato del “Servitore dei due padroni”? Lo sappiamo tutti: Arlecchino è un servo furbo e opportunista, un bergamasco chiassoso e povero, come lo erano un tempo i suoi conterranei che a Venezia, durante la Serenissima Repubblica venivano impiegati in lavori umili e faticosi. Bergamo rappresentava l'estremità occidentale della nazione. Arlecchino era talmente povero, da non avere nemmeno i soldi per rattoppare il misero vestito con stoffe dello stesso colore. Ma se ci fosse altro dietro questo strambo personaggio sempre pronto a truffare il vecchio padrone, ad aiutare giovani amanti, a mettere in ridicolo i soldati?
    Forse non tutti sanno che le origini di questo buffo personaggio si perdono nella notte dei tempi.
    Le ipotesi sul significato del suo nome, e sul vestito rattoppato, sono varie.
    Un'antica storia narra che nel 1356 il conte francese di Lovence, ritiratosi in Val Brembana, si portò dietro un domestico ubriacone. Sorpreso a rubare, il servo fu bastonato e condannato a una severa punizione: mostrarsi nei paesi della valle a dorso di un asino e con un vestito ridicolo, fatto con toppe di diversi colori. Il clamore e il divertimento fu tale, che alcuni giovani, negli anni seguenti, adottarono quel travestimento come maschera.
    Ma è il nome di Arlecchino a destare maggiore curiosità, e secondo molte leggende, l'origine è addirittura diabolica. Erlenkönig, Re Erlen, era un folletto della mitologia scandinava. Herla King, Re Herla, anche questo un personaggio di una saga nordica, è alla guida di una “masnada infernale” di anime e insegue belve ululanti nelle notti di tempesta.
    L’origine del nome Arlecchino sembra derivare da quest’ambito, prova ne sarebbe il bozzo della maschera nera delle origini, residuo delle corna infernali. Il diavolo citato anche da Dante Alighieri nella quinta bolgia, tal Alichino, deriva dall'Harlequin francese (o Herlequin o Hellequin): demone gigante che guidava per le vie cortei composti da cavalieri neri che sputavano fuoco, nani trasportati su barelle, uomini e donne torturati da demoni neri e schiere di morti che piangevano per i loro peccati. Del demone Arlecchino avrebbe mantenuto i colori dell’inferno, i rombi colorati, il bastone corto (batòcio) e la maschera nera con un accenno di corno sulla fronte.
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