Descrizione:Nel nostro secolo sono nate diverse forme di agricoltura collettivista: si tratta di collettivizzazione della terra e dei mezzi di produzione secondo i canoni del comunismo marxista. Due caratteri fondamentali distinguono le economie agricole comuniste: il lavoro si svolge in gran parte secondo un sistema comunitario; la produzione è condizionata dalla pianificazione del mercato, prodotti e consumi sono prestabiliti nel quadro del piano generale.
Tipologia:Università
Testo completo:Nel nostro secolo sono nate diverse forme di agricoltura collettivista: si tratta di collettivizzazione della terra e dei mezzi di produzione secondo i canoni del comunismo marxista.
Due caratteri fondamentali distinguono le economie agricole comuniste: il lavoro si svolge in gran parte secondo un sistema comunitario; la produzione è condizionata dalla pianificazione del mercato, prodotti e consumi sono prestabiliti nel quadro del piano generale.
Il processo di collettivizzazione si è svolto in due fasi. La prima è la fase della riforma agraria: esproprio dei grandi possedimenti e redistribuzione di lotti ai lavoratori, che vedono realizzarsi il sogno di diventare proprietari. La seconda fase consiste nel riaccorporo delle aziende a gestione individuale in poche grandi aziende statali su terre non lottizzate.
Il prototipo di collettivismo marxista è quello realizzato nell'Unione Sovietica. La rivoluzione del 1917 portò alla trasformazione radicale delle strutture agrarie, così come di tutta l'organizzazione sociale ed economica del paese.
Già con l'abolizione della servitù della gleba (1861) si era cominciata a formare la piccola proprietà accanto agli antichi latifondi; ma la classe contadina rimaneva sottoposta a decime esose e a un lavoro massacrante per un compenso di pura sopravvivenza. La rivoluzione ha fatto tabula rasa delle vecchie strutture e ha messo in piedi una nuova economia: le terre sono state collettivizzate e ripartite in grandi unità aziendali, la cui ampiezza è commisurata a un idoneo impiego delle macchine e delle tecniche più moderne. Il processo si è svolto nel corso del primo piano quinquennale (1928-32), facendo seguito alla riforma agraria che, all'indomani della rivoluzione, aveva distribuito ai contadini le terre dei grandi proprietari.
Gli organismi agricoli creati dalla collettivizzazione si riconducono a due tipi: kolchoz e sovchoz. Il kolchoz è una cooperativa gestita dall'assemblea dei membri: le grandi colture meccanizzate permettono un’elevatissima valorizzazione del lavoro; ma le decisioni vengono prese da capi ossequienti ai dettati dei "piani" governativi.
Ogni membro del kolchoz è retribuito in denaro e in natura seconda un'unità di misura, il trudodny (giornata), che tiene conto della durata e del tipo di lavoro prestato. L'attività si svolge collettivamente, in squadre e brigate di lavoro: la remunerazione individuale è calcolata in base alla tariffa stabilita per la squadra di appartenenza. Dopo qualche tempo si è diffusa la tendenza a sostituire il sistema del trudodny con un salario fisso.
Lo statuto dei kolchoz contempla la proprietà individuale della casa, concepita come piccola azienda domestica. Su questo esiguo lotto la famiglia contadina può organizzare un'economia differenziata: essa contribuisce al soddisfacimento dei bisogni primari di una popolazione frugale e permette un commercio libero, che permette di ottenere disponibilità in denaro liquido a integrazione del bilancio familiare.
La politica dello Stato nei confronti dei kolchoz non è stata sempre la stessa. Fino agli anni Cinquanta i grossi mezzi meccanici erano forniti dalle "Stazioni di Macchine e Trattori" (MTS), che potevano impartire direttive politiche stabilendo il programma dei lavori, tanto da essere considerate come strumento di pressione sui colcosiani. Dal 1958 i kolchoz sono stati autorizzati ad acquistare direttamente le macchine di cui avevano bisogno, rendendosi autonomi.
La forma di conduzione più malleabile e tecnicamente più avanzata è il sovchoz: fattoria gestita direttamente dallo Stato, nella quale i lavori vengono compiuti da squadre di salariati sotto la direzione di tecnici e funzionari governativi.
La collettivizzazione della terra è stata accompagnata da un processo di trasformazione del disegno dei campi: i piccoli lotti della proprietà contadina sono stati incorporati in grandi unità regolari, sulle quali le macchine possono lavorare più facilmente.
L'insediamento rurale ha opposto una notevole inerzia e si è trasformato assai meno. Il nucleo abitativo dei kolchoz è costituito dalle case dei lavoratori, ma è anche dotato di un centro di coordinamento economico-sociale. Negli anni Cinquanta si sono formati immensi sovchoz, specie sulle "terre vergini" della Russia asiatica, impostati su piani industriali per una produzione agricola di massa.
Oggi nella ex Unione Sovietica è in corso un processo di trasformazione delle basi economiche dell'agricoltura fino al passaggio all'economia di mercato e alla proprietà privata della terra.