Descrizione:La discriminazione di prezzo può assumere tre forme: discriminazione del prezzo di I tipo, II tipo, III tipo. Nella discriminazione del prezzo di I tipo l’impresa cerca di trasferire a sè tutto il surplus dei consumatori vendendo a ciascuno di essi il bene al prezzo massimo che sarebbe disposto a pagare. In tal caso l’impresa non deve più tenere conto della curva del ricavo marginale per determinare la quantità da produrre ed il prezzo da fissare, ma poiché il prezzo chiesto a ciascun consumatore è esattamente pari al prezzo che questi sarebbe disposto a pagare, il ricavo addizionale legato alla vendita di una unità ulteriore di beni è proprio pari al prezzo pagato e, quindi, viene individuato dalla curva di domanda. La discriminazione del prezzo non ha alcuna influenza sulla struttura dei costi dell’impresa (che dipendono essenzialmente dalla funzione di produzione dell’impianto).
Tipologia:Università
Testo completo:La discriminazione di prezzo può assumere tre forme: discriminazione del prezzo di I tipo, II tipo, III tipo.
Nella discriminazione del prezzo di I tipo l’impresa cerca di trasferire a sè tutto il surplus dei consumatori vendendo a ciascuno di essi il bene al prezzo massimo che sarebbe disposto a pagare. In tal caso l’impresa non deve più tenere conto della curva del ricavo marginale per determinare la quantità da produrre ed il prezzo da fissare, ma poiché il prezzo chiesto a ciascun consumatore è esattamente pari al prezzo che questi sarebbe disposto a pagare, il ricavo addizionale legato alla vendita di una unità ulteriore di beni è proprio pari al prezzo pagato e, quindi, viene individuato dalla curva di domanda. La discriminazione del prezzo non ha alcuna influenza sulla struttura dei costi dell’impresa (che dipendono essenzialmente dalla funzione di produzione dell’impianto). Pertanto, il profitto che l’impresa monopolista consegue praticando una strategia di discriminazione del prezzo di I tipo è dato dalla differenza tra la domanda ed il costo marginale.3 Nella discriminazione del prezzo di II tipo l’impresa fissa differenti prezzi via via più bassi all’aumentare della quantità del bene che viene acquistata dal mercato. Si tratta di una discriminazione del prezzo fatta sulla quantità consumata. Un esempio di discriminazione del prezzo di II tipo è quella praticata dalle società che gestiscono la produzione e il trasferimento dell’energia elettrica. Se esistono considerevoli economie di scala così che i costi medi e marginali decrescono, il governo può imporre alla società di praticare tariffe differenziate sulla base della quantità di energia elettrica erogata ai consumatori. Aumentando la produzione di energia e raggiungendo maggiori economie di scala aumenta il benessere dei consumatori e, nello stesso tempo, il profitto della società.
Una strategia di discriminazione del prezzo di III tipo divide il mercato, nei casi più frequenti, in due sottogruppi, ciascuno avente una specifica curva di domanda per il bene prodotto dall’impresa. Si tratta della forma più comune di discriminazione di prezzo. Allo scopo di massimizzare il profitto l’impresa monopolista deve produrre la quantità efficiente di output e venderlo nei due mercati in modo tale che il ricavo marginale conseguente all’ultima unità venduta in ciascuno dei mercati sia lo stesso. Per forza di cose l’impresa venderà il bene al prezzo più alto nel mercato che ha una curva di domanda meno elastica. Perché possa essere applicata una discriminazione del prezzo di III tipo devono verificarsi le seguenti tre condizioni: l’impresa deve essere in grado di decidere il prezzo (deve avere cioè un certo potere di monopolio); i sub-mercati in cui l’impresa vende il bene a prezzi differenti devono poter essere mantenuti separati; l’elasticità della domanda al prezzo deve essere diversa nei due mercati.
Esistono altre strategie che una impresa in monopolio può seguire per incrementare il proprio profitto: la discriminazione di prezzo inter-temporale, l’imposizione al consumatore di pagare una tassa per acquistare un prodotto e tutte le unità ulteriori di questo e il bundling, imponendo al consumatore che desidera acquistare un prodotto di acquistare anche un altro prodotto.
Generalmente una impresa monopolista possiede più di un impianto produttivo che utilizza per la produzione del bene. L’impresa in monopolio distribuisce la produzione tra i vari impianti allo scopo di massimizzare il profitto e minimizzare i costi di produzione. Nel breve periodo minimizza il costo totale corrispondente al livello ottimale di output quando il costo marginale dell’ultima unità di bene prodotta in ciascun impianto è pari al ricavo marginale derivante dalla vendita dell’output totale prodotto in tutti gli impianti. Nel lungo periodo l’impresa ha la possibilità di costruire impianti uguali di dimensione efficiente e soddisfare così la richiesta del mercato.