Descrizione:In quanto Essere, Dio è fondamento e, quindi, creatore di tutto. La mutevolezza stessa del mondo che ci sta intorno dimostra che esso è l’essere: ha dovuto quindi essere creato dal nulla e da un Essere eterno. Dio ha creato tutto attraverso la Parola, che non è quella sensibile, ma il Logos o Figlio di Dio, costerno con lui.
Tipologia:Università
Testo completo:In quanto Essere, Dio è fondamento e, quindi, creatore di tutto. La mutevolezza stessa del mondo che ci sta intorno dimostra che esso è l’essere: ha dovuto quindi essere creato dal nulla e da un Essere eterno. Dio ha creato tutto attraverso la Parola, che non è quella sensibile, ma il Logos o Figlio di Dio, costerno con lui.
Il Logos o Figlio ha in sé le idee, cioè le forme o le ragioni immutabili delle cose, eterne come lui è eterno. In conformità di tali forme o ragioni sono formate tutte le cose che nascono e muoiono. Queste forme o idee non costituiscono un mondo intelligibile, come diceva Platone, ma l’eterna ed immutabile ragione attraverso la quale Dio ha creato il mondo. Le idee divine sono avvicinate da Agostino alle ragioni seminali degli Stoici. L’ordine del mondo è garantito appunto dalle ragioni seminali che determinano la divisione e l’ordine delle cose singole.
Alcuni padri della Chiesa, per esempio Origene, ritenevano che la creazione del mondo fosse eterna non potendo essa implicare un mutamento nella volontà divina. Il problema si presenta anche ad Agostino: «Che cosa faceva Dio prima di creare il cielo e la terra?». Qualcuno ironicamente potrebbe rispondere:“Preparava l’inferno per chi vuol sapere troppo”. In realtà, Dio è l’autore non solo di ciò che esiste nel tempo, ma anche del tempo stesso. Prima della creazione non c’era tempo: non c’era un «prima» e non ha senso domandarsi cosa Dio facesse allora. L’eternità è al disopra di ogni tempo; in Dio nulla è passato e nulla è futuro perché il suo essere è immutabile e, quindi, un presente eterno in cui nulla trapassa.
Ma che cos’è il tempo? Certamente, la realtà del tempo non è nulla di permanente. Il passato è tale perché non è più, il futuro è tale perché non è ancora; e se il presente rimanesse presente e non trapassasse nel passato, non sarebbe tempo, ma eternità.
Nonostante il tempo sia così sfuggevole, si riesce a misurarlo e a parlarne. Questa misura avviene nell’anima. Non si può misurare il passato che non è più, o il futuro che non è ancora; ma noi ricordiamo il passato e siamo in attesa del futuro.
Il futuro non c'è, ma nell’anima c’è l’attesa delle cose future; il passato non c’è più, ma nell’anima c’è la memoria delle cose passate. Il presente è privo di durata e in un istante trapassa, ma dura nell’anima l’attenzione alle cose presenti.
Il tempo trova nell’anima la sua realtà: nel distendersi della vita interiore dell’uomo attraverso l’attenzione, la memoria e l’aspettazione, nella continuità interiore della coscienza che conserva dentro di sé il passato e si protende verso il futuro.
Partito alla ricerca della realtà oggettiva del tempo, Agostino giunge a chiarirne la soggettività.