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Il problema della crescita sostenibile

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  • Descrizione: Si definisce tasso di crescita in un dato periodo (di solito un anno) la differenza tra il tasso di natalità (numero di nati ogni 1000 persone) e il tasso di mortalità (numero di morti ogni 1000 persone). Quando il numero delle nascite supera il numero delle morti, il tasso di crescita è positivo e la popolazione aumenta. L’assetto futuro della Terra e la qualità della vita dipendono essenzialmente dall’equilibrio fra popolazione e risorse e dall’uso che di queste ultime verrà fatto.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Si definisce tasso di crescita in un dato periodo (di solito un anno) la differenza tra il tasso di natalità (numero di nati ogni 1000 persone) e il tasso di mortalità (numero di morti ogni 1000 persone). Quando il numero delle nascite supera il numero delle morti, il tasso di crescita è positivo e la popolazione aumenta.
    L’assetto futuro della Terra e la qualità della vita dipendono essenzialmente dall’equilibrio fra popolazione e risorse e dall’uso che di queste ultime verrà fatto. La pressione esercitata sulle risorse naturali dipende, in gran parte, dall’entità della popolazione e dai suoi livelli di sviluppo. L’incremento della popolazione comporta sovente un aumento della richiesta di energia e di materia all’ambiente, con un relativo aggravamento dei problemi connessi, come, ad esempio, l’inquinamento. La popolazione mondiale, che si aggira intorno ai 6 miliardi di persone, cresce con un tasso medio annuo dell’1,5 per cento, e si stima che entro il 2020 arriverà a 8 miliardi: 1/3 degli abitanti del pianeta ha meno di 15 anni, ogni anno aumenta il numero di potenziali genitori. Da una parte vi sono i paesi sviluppati con crescita demografica debole o nulla, dall'altra i paesi del sud del mondo che sono i protagonisti dell'aumento demografico.
    In un contesto simile le risorse più a rischio sono sicuramente quelle relative all’alimentazione, saranno il cibo e l’acqua dolce le risorse essenziali da tutelare e potenziare. Alla crescita della popolazione si accompagna la richiesta di energia.
    Conservazione delle risorse ambientali, riduzione degli sprechi e accrescimento delle riserve sono i problemi oggetto del dibattito politico ed economico internazionale.
    Le risorse energetiche risultano l’elemento fondamentale nell’assetto delle società attuali; petrolio e altri idrocarburi, carbone fossile e acqua dei fiumi costituiscono attualmente le risorse energetiche fondamentali e forniscono la quasi totalità dell’energia prodotta.
    In tutti i paesi che hanno avviato lo sviluppo industriale, il sistema energetico si basa essenzialmente sul petrolio. Si continua a consumare idrocarburi, provocando sensibili danni ambientali e sprecando energie non rinnovabili.
    Lo sfruttamento delle risorse ambientali è causa di diversi fenomeni di degrado ecologico, quali inquinamento, deforestazione, erosione del suolo e conseguente desertificazione.
    Per inquinamento si intende l’alterazione di una realtà ambientale conseguente all’immissione di sostanze che eccedono le capacità recettive dell’ambiente.
    L’inquinamento del suolo si manifesta quando viene intaccata la sua buona qualità, l’inquinamento idrico provoca alterazioni nel funzionamento dei cicli chimici e biologici (scarichi di natura organica in quantità eccedenti le capacità autodepuranti delle acque riceventi, scoli contenenti nitrati e fosfati provenienti da attività agricole, ecc.), l’inquinamento atmosferico consiste nella composizione chimica dell’aria.
    Le dirette conseguenze di questo inquinamento sono: l’effetto serra, derivante dall’accumulo eccessivo di gas nell’atmosfera, che ostacola il passaggio dei raggi infrarossi dalla Terra verso l’alto provocando un aumento della temperatura del pianeta; le piogge acide, dovute alla presenza nell’aria di sostanze chimiche che a contatto con umidità e ossigeno dell’aria si trasformano in acido nitrico cadendo a terra con le precipitazioni; il “buco dell’ozono”, causato dallo sprigionamento nell’atmosfera dei CFC che provoca un aumento della radiazione ultravioletta e rallenta la fotosintesi clorofilliana.
    Con il termine “deforestazione” s’intende il taglio di essenze legnose superiori al tasso di rigenerazione. Le conseguenze sono essenzialmente l’impoverimento genetico del pianeta, la diminuzione della regolazione dei flussi idrici ed effetti negativi sul clima.
    L’erosione del suolo consiste nell’asportazione di un’asportazione superficiale del terreno ad opera di acqua e vento, nonché della modificazione qualitativa della composizione dei suoli. Vi è quindi l’instaurarsi della desertificazione. Le cause sono legate ad attività umane, per esempio l’agricoltura che in molti contesti territoriali ha aumentato la propria intensità alterando la struttura dei terreni con diserbanti e fertilizzanti e  senza fare adeguate opere di terrazzamento sui pendii.
    Tra le politiche ambientali rientra un vasto insieme di interventi volti a gestire in maniera razionale le risorse naturali con l’obiettivo di controllare l’inquinamento, tutelare particolari aree ed ecosistemi, ed incentivare l’utilizzo di energie pulite.
    Le strategie d’intervento possono realizzarsi attraverso il ricorso a strumenti regolativi, economici e volontari. I primi due tipi di strumenti rispondono al principio, stabilito dall’OCSE, l'Organizzazione sulla sicurezza e cooperazione in Europa, nel 1972, che l’inquinatore debba sostenere le spese relative all’attuazione delle misure che l’autorità pubblica ritiene necessarie per assicurare che siano rispettate le soglie di tolleranza. Gli strumenti economici sono volti alla modifica dei prezzi di mercato delle risorse, dei beni e servizi, per mezzo di azioni governative che riguardano i costi di produzione e di consumo (tassazione, incentivi, obblighi assicurativi). Gli strumenti volontari sono volti, invece, alla promozione di una nuova modalità di approccio imprenditoriale all’ambiente, tesa ad anticipare le norme per guadagnare un vantaggio competitivo nei confronti delle imprese che dovranno adeguarsi ai limiti standard fissati.
    I territori in grave pericolo ambientale più a rischio si concentrano nelle aree ad alta concentrazione industriale, urbana e turistica; nelle aree con biomi aridi e di prateria; nelle aree forestali.
    Molti paesi in via di sviluppo, per favorire l’espansione economica, non impongono alle industrie le necessarie misure di sicurezza. Il mancato rispetto di tali norme e l’inadeguatezza degli impianti di produzione industriale sono talvolta causa di disastrosi incendi o di formazione di nubi tossiche. Anche il turismo, dove ha avuto uno sfrenato sviluppo, ha causato il deturpamento di ambienti di rara bellezza per l’eccessiva costruzione di infrastrutture ricettive, e provocando fenomeno di inquinamento ambientale.
    Numerosi paesi dell’Europa si sono trovati nella necessità di porre dei rimedi all’elevato rischio di “crisi ambientale”. A seguito di questa rinnovata sensibilità ecologica, oggi si attua, almeno in alcuni territori, uno sfruttamento più razionale dell’ambiente.
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