Descrizione:L'effetto serra è un fenomeno naturale dovuto alla presenza in atmosfera di sostanze gassose, dette “gas serra”, che permettono il riscaldamento dell'atmosfera terrestre fino ad una temperatura adatta alla vita. Senza l'effetto serra naturale, non sarebbe possibile vivere sulla Terra, perché la temperatura media sarebbe di circa -18 gradi Celsius. Negli scorsi decenni, l'uomo, con le sue attività, ha provocato un aumento della concentrazione dei gas serra nell'atmosfera, alterando l'equilibrio energetico della Terra.
Tipologia:Superiori
Testo completo:L'effetto serra è un fenomeno naturale dovuto alla presenza in atmosfera di sostanze gassose, dette “gas serra”, che permettono il riscaldamento dell'atmosfera terrestre fino ad una temperatura adatta alla vita. Senza l'effetto serra naturale, non sarebbe possibile vivere sulla Terra, perché la temperatura media sarebbe di circa -18 gradi Celsius. Negli scorsi decenni, l'uomo, con le sue attività, ha provocato un aumento della concentrazione dei gas serra nell'atmosfera, alterando l'equilibrio energetico della Terra. Come conseguenza si è avuto un anomalo aumento della temperatura atmosferica che ha causato dei cambiamenti climatici: desertificazione, aumento del livello dei mari, perdita di biodiversità. Nel 1992 è stata approvata la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, al fine di contrastare e ridurre al minimo gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sul nostro pianeta. La Convenzione ha come obiettivo la stabilizzazione della concentrazione dei gas ad effetto serra, che sono le principali sostanze in grado di interferire ed alterare il clima globale. Questi gas serra sono: l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), il protossido di azoto (N20), gli idro-fluoro-carburi (HFC), i per-fluoro-carburi (PFC), l'esa-fluoruro di zolfo (SF6). Nel 1997 è stato firmato il Protocollo di Kyoto, che rappresenta lo strumento attuativo della Convenzione. Il Protocollo di Kyoto impegna i paesi industrializzati e quelli ad economia in transizione ad una riduzione delle emissioni dei principali gas ad effetto serra del 5,2% rispetto ai valori del 1990, nel periodo 2008-2012, con riduzioni differenti per ogni singolo paese.
In particolare, l'Unione Europea ha un obiettivo di riduzione dell’8% e l'Italia, con la legge n.102 del 1°giugno 2002, si è impegnata a ridurre le emissioni del 6,5% attraverso azioni di miglioramento dell’efficienza energetica, utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, promozione dell’innovazione tecnologica nei settori energetico e dei trasporti, incentivazione di attività agricole e forestali sostenibili, cooperazione internazionale. Per alcuni Paesi non è prevista alcuna riduzione delle emissioni, ma solo una stabilizzazione, mentre nessun tipo di limitazione alle emissioni di gas-serra viene previsto per i Paesi in via di sviluppo. Il Protocollo di Kyoto prevede due tipi di strumenti per conseguire le riduzioni proposte:
- politiche e misure specifiche, cioè interventi previsti dallo Stato attraverso programmi attuativi specifici realizzati all'interno del territorio nazionale;
- meccanismi flessibili, che danno la possibilità di utilizzare a proprio credito attività di riduzione delle emissioni effettuate al di fuori del territorio nazionale. Questo è permesso in considerazione del fatto che i cambiamenti climatici sono un fenomeno globale ed ogni riduzione delle emissioni di gas serra è efficace indipendentemente dal luogo del pianeta nel quale viene realizzata. Si distinguono tre tipi di meccanismi flessibili: International Emissions Trading (IET), Clean Development Mechanism (CDM) e Joint Implementation (JI).
L'International Emisssion Trading è uno strumento finalizzato a permettere lo scambio di crediti d’emissione tra paesi o società in relazione ai rispettivi obiettivi. Una società o una nazione che abbia conseguito una diminuzione delle proprie emissioni di gas serra superiori al proprio obiettivo potrà cedere tali “crediti” a un paese o una società che non sia stata in grado di abbattere sufficientemente le proprie.
Il Joint implementation (JT) è una partecipazione a programmi di riduzione delle emissioni in Paesi “in via di transizione”, che permettono l’acquisizione di “crediti” che valgono ai fini del raggiungimento degli obiettivi di abbattimento nel Paese promotore.
Il Clean Developement Mechanism e il meccanismo in base al quale i paesi industrializzati possono realizzare, nei paesi in via di sviluppo, progetti che conseguano un beneficio ambientale in termini di emissioni di gas serra e trasferire tali benefici (crediti) sull’obbligo relativo al proprio paese.
La legge italiana del 2002 indica che le politiche e le misure di riduzione delle emissioni dovranno essere finalizzate al miglioramento dell’efficienza energetica del sistema economico nazionale, alla differenziazione delle fonti energetiche e della sicurezza energetica, all’aumento della quantità di fonti rinnovabili sull’offerta totale di energia, alla promozione dell’innovazione tecnologica nei settori dei trasporti ed energetico, alla promozione delle attività agricole e forestali sostenibili, all’incremento ed il miglioramento della cooperazione tecnologica internazionale al fine di supportare la partecipazione di imprese italiane al “Clean Development Mechanism” e alla “Joint Implementation”.
Al fine di ridurre le emissioni la legge n. 120, in particolare l’articolo 2, comma 1, prevede che il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio presenti al Comitato interministeriale per la programmazione economica un piano di azione nazionale, che riguarda l’attuazione di iniziative mirate a raggiungere gli obiettivi del Protocollo di Kyoto.