Il Sergente Nella Neve - Mario Rigóni Stern - Podcast gratis Studenti.it
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Il sergente nella neve - Mario Rigóni Stern

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  • Descrizione: Il periodo storico in cui è ambientato il romanzo è quello delle tragiche giornate della ritirata di Russia tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943. Ormai la guerra si avviava alla conclusione e per le truppe italiane e tedesche la situazione era tutt’altro che favorevole: l’armata russa stava avanzando per riconquistare i territori perduti e gli alpini che li difendevano, ormai sbandati e senza più ordini precisi non potevano fare altro che resistere in attesa di nuove direttive.
  • Tipologia: Superiori
  • Testo completo: Il periodo storico in cui è ambientato il romanzo è quello delle tragiche giornate della ritirata di Russia tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943. Ormai la guerra si avviava alla conclusione e per le truppe italiane e tedesche la situazione era tutt’altro che favorevole: l’armata russa stava avanzando per riconquistare i territori perduti e gli alpini che li difendevano, ormai sbandati e senza più ordini precisi non potevano fare altro che resistere in attesa di nuove direttive. Quando ormai gli ordini arrivano le truppe italiane versavano in cattive condizioni, tutti erano stanchi della guerra e del freddo e volevano fare ritorno a casa. E l’ordine era infatti quello di ritirarsi dato che ormai erano attaccati da tutti i fronti: da Nord, Sud ed Est già da tempo, ed ora alcune truppe russe cercavano di attaccarli anche da Ovest. Così i soldati lentamente si ritirarono, ma pochi riuscirono a tornare a casa, decimati dai nemici e dal clima.
    Nella prima parte del racconto non accadono avvenimenti salienti per molto tempo, ma si racconta la vita quotidiana degli alpini, che parlano tra loro, si divertono e raccontano della loro vita nel loro paese; ma che devono anche contrastare le offensive russe di giorno e di notte. Poi un giorno, dopo un’ennesima attacco dei russi, il tenente Rigoni viene convocato dal tenente Moscioni che gli lascia il comando della sua divisione, non potendo egli adempiere a questo compito a causa della sua malattia. Dopo questo episodio Rigoni rischia di perdere la vita due volte: la prima a causa di una bomba che esplode poco lontano da lui, la seconda a causa di una pallottola che però arriva sul suo fucile. Quindi finalmente arriva l’ordine: tutti gli alpini devono ripiegare. Allora si ordina di prendere solo le cose indispensabili e di alleggerire lo zaino quanto più possibile in quanto il viaggio sarebbe stato lungo e faticoso. Anche molte armi vengono abbandonate perché troppo ingombranti e difficili da trasportare. Durante la notte buia ad una ad una le divisioni si ritirano silenziosamente dal caposaldo senza che i Russi se ne accorgono. Dopo un lungo tragitto reso difficile da una tormenta di neve, oltre che dalla pesantezza degli zaini e dalla stanchezza, finalmente gli alpini si imbattono in un villaggio, dove possono riposare e dove Rigoni trova suo cugino, con il quale scambia qualche parola per sapere com'è la situazione in Italia. Rigoni viene ospitato in un’isba da una famiglia russa dove si trovano anche tre imboscati italiani. Dopo essere ripartiti gli alpini si imbattono in un altro villaggio che sta andando a fuoco e qui rubano le provviste dai magazzini. Al villaggio successivo li aspetta un po' di riposo in una stalla dove accendono un fuoco e possono dormire. Ma poi la marcia ricomincia e con essa il freddo e la stanchezza, e gli alpini devono portare a turno, oltre alle loro armi ed ai loro zaini, anche i pesanti cannoni che stavano portando in caso di necessità. Sono ricorrenti le scene in cui alcuni alpini si defilano dal gruppo per alleggerire il loro zaino. I soldati sono costretti a dormire nella neve durante la notte. E più si prosegue più il gruppo si assottiglia, o perché alcuni vengono uccisi dal freddo e dai russi o perché scappano. Il giorno seguente gli alpini occupano un villaggio dove possono fermarsi per la notte. C’è però il problema dello spazio: il villaggio non può ospitare tutti i soldati e così ci si deve adattare e stringersi nelle isbe, dove cucinano e mangiano alcune galline. Dopo la piacevole cena però la tranquillità viene spezzata da un attacco dei partigiani che non causa vittime. Anche il giorno dopo i soldati devono combattere, ma stavolta contro i russi. Poco prima della battaglia lo scrittore ritrova un amico che faceva anch’egli parte degli alpini, Rino. Ma alla fine dello scontro c’è poco da rallegrarsi, dopo aver visto le vittime che giacciono a terra. Le uniche buone notizie per Rigoni sono aver trovato alcune provviste nelle isbe ed aver liberato alcuni prigionieri italiani. Dopo un paio di giorni di marcia estenuante gli alpini raggiungono un altro villaggio occupato dai russi e ricevono l’ordine di conquistarlo per lasciare libero il passaggio ad altre truppe, e ciò accade senza problemi. Poi arriva il 26 gennaio 1943, giorno cruciale in cui gli alpini arrivano a Nikolajewka, luogo oltre il quale ci sono treni che dovrebbero riportarli a casa. Ma lì ci sono i Russi che li aspettano e così i soldati devono tornare a combattere. I feriti sono molti, e dopo averne soccorso alcuni Rigoni si dirige verso il paese con la sua divisione. Entra in un’isba e qui mette la pesante per sparare contro i Russi. Ma poco dopo deve scappare e si rifugia in un’altra isba, dove ci sono altri soldati Russi, che al contrario di ogni previsione non attaccano Rigoni ma bensì lo ospitano e gli offrono da mangiare. Dopo essersi rifocillato Rigoni raggiunge i suoi uomini solo per imbattersi in una ventina di soldati nemici, ma riesce ugualmente a scamparla e a salvare un alpino che era stato ferito gravemente e si trovava in una postazione pericolosa. Infine il sergente cade addormentato e si risveglia quando la battaglia è ormai finita, e non può fare altro che constatare le gravi perdite subite. La marcia procede per altri tre giorni, poi finalmente le sofferenze finiscono e Rigoni arriva nel luogo dove vi erano i camion che lo avrebbero riportato a casa. Qui finisce la storia della sacca, ma non la guerra per lo scrittore, che ha davanti ancora molti mesi di battaglie.
    L’ambiente sociale non è ben descritto nel libro, ma ognuno viene presentato come un semplice uomo e come un semplice soldato, senza tenere conto dei gradi. In effetti nessuno si trova in una situazione privilegiata rispetto agli altri, ma ognuno è nella medesima situazione e nella difficoltà i soldati cercano sempre di darsi una mano l’un l’altro.
    Il sergente Rigoni è il protagonista ed il narratore della storia, in quanto i fatti raccontati sono stati vissuti da lui in prima persona. Cenci è un tenente molto amico di Rigoni che più di una volta gli ha dato una mano in battaglia, ma proprio a Nikolajewka perde la vita ad un passo dalla salvezza. Il caporalmaggiore Moreschi è il responsabile della pesante, ma nel libro si ricorda soprattutto perché portava il buonumore tra i soldati. Tourn è un alpino piemontese della squadra di Rigoni ed è il più allegro di tutti anche se ha paura. Bodei è un alpino bresciano. Sono grandi amici e combattono sempre a fianco l’uno dell’altro, ma nessuno dei due riesce a tornare a casa. Lombardi è un alpino che Rigoni ha conosciuto i primi giorni in Russia, è alto, taciturno e cupo ed è un esempio per la sua determinazione; muore mentre combatte in trincea. Il caporale Pintossi è piccolo ma largo di spalle e con un po' di pancia, sorride sempre ed ha due occhi piccoli ed acuti, è sempre trasandato ma calmo e flemmatico, muore durante un attacco dei Russi. Giuanin è un alpino, che muore a causa di una raffica di mitra mentre porta le munizioni proprio a Rigoni. Moscioni è il tenente che è al comando prima di Rigoni, ma a causa della sua malattia deve lasciare il posto allo scrittore. Ci sono poi molte altre persone che vengono menzionate nel corso del libro, ma hanno perlopiù un ruolo marginale e servono soltanto a far capire i vari atteggiamenti dei soldati di fronte alla guerra o quanto quest’ultima sia ingiusta poiché ha privato della vita persone innocenti.
    Il libro è un diario di guerra, una raccolta delle memorie dell’autore su ciò che ha vissuto in prima persona. Il libro riporta quindi i fatti in modo allo stesso tempo oggettivo e soggettivo; oggettivo perché i fatti raccontati sono realmente accaduti, soggettivo perché all’interno della narrazione lo scrittore aggiunge elementi e ricordi personali, che però non stravolgono i fatti. Lo scrittore cioè utilizza abilmente i suoi ricordi per far capire le sensazioni che lui stesso ha provato.
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