Il Soggetto Epilettico E La Famiglia - Podcast gratis Studenti.it
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Il soggetto epilettico e la famiglia

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  • Descrizione: Moderne teorie psicologiche, cosiddette "sistematiche" o "relazionali", insistono molto sulla necessità di considerare la famiglia come un tutto, come un "sistema" basato sulle relazioni interpersonali che si instaurano, che esistono tra i membri che la compongono. Questo sistema di relazioni, obbedisce necessariamente a delle fondamentali leggi, prima fra tutte quella dell'OMEOSTASI. L'omeostasi può considerarsi come un sistema che tende a mantenere se stesso in condizioni di equilibrio e che si oppone a tutte quelle forze che tentano invece di agire operando sostanziali cambiamenti.
  • Tipologia: Superiori
  • Testo completo: Moderne teorie psicologiche, cosiddette "sistematiche" o "relazionali", insistono molto sulla necessità di considerare la famiglia come un tutto, come un "sistema" basato sulle relazioni interpersonali che si instaurano, che esistono tra i membri che la compongono.
    Questo sistema di relazioni, obbedisce necessariamente a delle fondamentali leggi, prima fra tutte quella dell'OMEOSTASI. L'omeostasi può considerarsi come un sistema che tende a mantenere se stesso in condizioni di equilibrio e che si oppone a tutte quelle forze che tentano invece di agire operando sostanziali cambiamenti. L'omeostasi può tuttavia, in taluni casi, degenerare e manifestarsi per esempio in maniera eccessiva, creando così un irrigidimento altrimenti detto "blocco" del sistema.
    Accreditati autori hanno poi dimostrato che, molto spesso, alla base di tale blocco c'è un "membro malato" o comunque svantaggiato dalla famiglia, che costituisce l'elemento nei cui confronti si definiscono le relazioni di tutti gli altri membri.
    Appare superfluo poi, ricordare come il nucleo familiare di un individuo rappresenti contemporaneamente il brodo di cultura, soprattutto nell'arco dei primi anni di vita durante l'età evolutiva, quando cioè le esperienze vissute anche in relazione ai rapporti materni, paterni e fraterni, costituiscono il primo materiale elaborato dalla psiche per adattarsi alla realtà. Se questi rapporti sono sereni, la crescita equilibrata del bambino è chiaramente favorita, ma laddove, la nascita di un figlio handicappato ne rappresenta un significativo esempio, si vengono a creare dei "problemi", l'equilibrio naturale cui il soggetto tende, viene ad essere conseguentemente compromesso. Alcune volte irrimediabilmente.
    La nascita di un figlio epilettico, rappresenta per i genitori un vero e proprio "shock", diversamente superabile chiaramente in relazione alla classe sociale di appartenenza, al loro livello di cultura, ma anche ed essenzialmente sulle modalità d'insorgenza delle crisi e soprattutto in relazione alla maggiore o minore precocità delle manifestazioni patologiche. Nel caso in cui queste vengono ad insorgere in età pediatrica e tendono a cronicizzarsi, si condizionano pesantemente i rapporti, la dinamica emotiva ed il flusso affettivo che circola tra i vari componenti costituente il gruppo familiare. In particolare è la coppia genitoriale che risente in maniera più profonda della nascita di un figlio epilettico in quanto l'imprevedibilità e la cronicità della malattia lo sottrae, per certi aspetti al loro dominio, ledendo profondamente la loro autostima, maggiormente poi nel caso in cui si tratti del primo figlio. Essi tendono in un primo tempo a negare l'esistenza della malattia, ad ignorarla e soltanto quando ciò non è più possibile, ha inizio una seconda fase, non per questo meno dolorosa, di rassegnazione passiva che ha tempi diversi in relazione al grado di epilessia.
    Appare evidente infatti che le crisi tonico-cloniche di "grande male" non possono essere equivocate a lungo, data l'evidenza della loro fenomenologia. Ha inizio allora un nuovo rapporto comunicativo, più o meno drammatico, caratterizzato dal fatto che il figlio non è più semplicemente figlio ma è il figlio "epilettico". È soprattutto la madre che maggiormente soffre di questa nuova e dolorosa situazione venutasi a creare. Quest'ultima ritenendosi direttamente o indirettamente colpevole della condizione del figlio, genera in se stessa dei sensi di colpa che giocano un ruolo fondamentale nella progressiva esclusione attuata dalla società nei confronti non solo del soggetto handicappato, ma anche del nucleo familiare nella sua totalità.
    Se inversamente l'epilessia si manifesta in età adulta la situazione evolve in una direzione che è fondamentalmente diversa, in quanto la personalità del soggetto compito è per lo meno nei suoi tratti caratteristici già strutturata.
    Non mancano tuttavia una serie di problemi questa volta legati essenzialmente al repentino cambiamento dell'immagine di sé, del proprio schema corporeo, in una sola parola della propria individualità, dovute anche in questo caso all'improvvisa insorgenza della patologia.
    Da quanto detto finora, appare chiaro dunque che se le relazioni interpersonali che interagiscono nell'ambito della famiglia risultano essere prevalentemente incentrate sulla "diversità" di un soggetto, siamo in presenza di una patologizzazione del gruppo, che non riesce più ad avere, per tutta una serie di fattori e di problematiche, esperienze normali anche e soprattutto con il mondo esterno, che ne impediscono la maturazione. Si adottano così i meccanismi difensivi che generalmente si caratterizzano per la loro perversità ed ambiguità, e che rendono, ove mai ciò sia possibile, la situazione ancor più difficile e dolorosa da accettare. Nella fattispecie, nei casi sopraindicati si tratta dell'assunzione da parte dei componenti familiari di meccanismi di iperprotezione assolutamente nocivi, soprattutto negli adolescenti in quanto limitanti ulteriormente la loro libertà di vivere individualmente la patologia da cui sono affetti.
    Al soggetto epilettico dunque in virtù delle stesse caratteristiche dell'epilessia, vengono tassativamente proibite quelle espressioni di sé e quelle relazioni sociali che possono di fatto esporlo a dei rischi, ma che comunque tendono ad isolarlo, fino ad escluderlo dalla vita cosiddetta normale, che si traduce spesso in privazioni afferenziali che disturbano ulteriormente il suo carattere. Queste dinamiche complesse e devianti sono estremamente diffuse tra i familiari degli scolari epilettici, e dovrebbero essere assolutamente rimosse. Soprattutto laddove non si ha una oggettiva consapevolezza della situazione e si agisce particolarmente condizionati da inconsci fantasmi di colpa e di riparazione, che ritardano, quando non ostacolano in maniera definitiva, un loro felice inserimento nella realtà familiare prima, in quella sociale poi.
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