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Il territorio italiano suddiviso in signorie

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  • Descrizione: A Milano l’arcivescovo Ottone Visconti, dopo aver sconfitto a Desio, nel 1277, la famiglia dei Della Torre, fondò il dominio politico della propria famiglia e la signoria viscontea si rafforzò sotto i suoi successori. Il culmine della potenza viscontea fu raggiunto da Gian Galeazzo, che riunì tutti i possedimenti della famiglia. La nomina a duca di Milano, ottenuta dall’imperatore dietro pagamento, lo mise in condizione di sviluppare la politica espansionistica avviata dai suoi predecessori, poiché la prosperità economica del milanese gli consentiva di disporre di forze militari mercenarie, grazie a cui sottomise Pisa, Lucca, Siena e Perugia. La morte colse il duca di Milano nel 1402.
  • Tipologia: Superiori
  • Testo completo: A Milano l’arcivescovo Ottone Visconti, dopo aver sconfitto a Desio, nel 1277, la famiglia dei Della Torre, fondò il dominio politico della propria famiglia e la signoria viscontea si rafforzò sotto i suoi successori.
    Il culmine della potenza viscontea fu raggiunto da Gian Galeazzo, che riunì tutti i possedimenti della famiglia. La nomina a duca di Milano, ottenuta dall’imperatore dietro pagamento, lo mise in condizione di sviluppare la politica espansionistica avviata dai suoi predecessori, poiché la prosperità economica del milanese gli consentiva di disporre di forze militari mercenarie, grazie a cui sottomise Pisa, Lucca, Siena e Perugia. La morte colse il duca di Milano nel 1402.
    Nei tumulti che ne derivarono, gran parte dei territori recuperarono la loro autonomia, finché, con Filippo Maria, lo Stato visconteo si ricostituì su un territorio compatto. Il ducato di Milano passò poi, nel 1450, a Francesco Sforza.

    All’estremità occidentale dell’Italia settentrionale, esisteva la contea di Savoia, portata all’ingrandimento da Amedeo IV. I Savoia conquistarono con Nizza uno sbocco sul mare e ottennero il titolo ducale e la sovranità su Ginevra.
    Nella Pianura Padana, le tre signorie più importanti furono quelle degli Scaligeri a Verona, Estensi a Ferrara e dei Gonzaga a Mantova.
    La signoria scaligera raggiunse il culmine con Cangrande e con Mastino II, che estesero i domini scaligeri verso la Lombardia, l’Emilia e la Toscana, prima di subire, nel 1341, una sconfitta che ridimensionò le ambizioni veronesi.
    Gli Estensi, signori di Ferrara, seppero costruire un impero duraturo e fecero della città uno dei centri culturali e artistici di maggior prestigio, specialmente sotto Borso d’Este, che trasformò la signoria in principato.
    La dominazione di Gonzaga, instaurata nel 1328, riuscì a fare di Mantova una delle capitali dell’arte italiana del Quattrocento.
    Dopo la vittoria conseguita su Pisa nella battaglia della Meloria del 1284, Genova acquistò l’egemonia sul Tirreno ed estese verso oriente il raggio della propria azione commerciale, politica e militare. Il potere effettivo si concentrò nel Banco di San Giorgio, la massima istituzione bancaria dell’Europa, e nell’oligarchia finanziaria e mercantile.
    Venezia dominava su tutto l’Adriatico e il commercio delle regioni del Nord Italia gravitava sul suo porto, dove giungevano le mercanzie dall’Oriente. Accanto al commercio, si svilupparono le attività manifatturiere, specializzate nella produzione di articoli di lusso.
    Venezia conobbe solo in modo limitato le lotte sociali politiche che furono tipiche delle altre città italiane. Le riforme istituzionali varate tra il 1297 e il 1323 avevano costituito una classe dirigente ereditaria, che governò Venezia attraverso un sistema di magistrature limitatesi l’un l’altra, assicurando continuità ala politica veneziana.
    La politica estera del Trecento di Venerai fu caratterizzata dalla rivalità con Genova, che non si risolse nemmeno con la Guerra di Chioggia, in cui Venezia, riuscita a respingere i Genovesi, fu costretta a gravose condizioni di pace.
    Dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti nel 1402 e l’eclisse del pericolo turco, Venezia approfittò per iniziare l’espansione sulla terraferma, spinta dalla necessità di controllare dei territori importanti per l’approvvigionamento alimentare. Il doge Tommaso Mocenigo era contrario all’espansione continentale, ma il successo arrise al suo avversario, Francesco Foscari, che divenne doge nel 1423. Iniziò una lotta col ducato di Milano, durante cui Venezia, alleata con i nemici dei Visconti, si trasformò in uno Stato di terraferma. La caduta di Costantinopoli del 1453, che ripropose la minaccia ottomana, indusse Venezia a siglare con Francesco Sforza la pace di Lodi nel 1454. Dal 1463 al 1479 si combatté la prima guerra turco – veneziana.

    A Firenze, il Trecento vide la tenuta delle istituzioni comunali, dirette dalle Arti che rappresentavano i ceti mercantili e artigiani; a fianco di esse c’era il Raggruppamento di Parte Guelfa, di cui facevano parte le famiglie che potevano permettersi la tassa d’iscrizione, che poteva esiliare i sospettati di filo – ghibellinismo. Privo di qualunque peso politico era il popolo minuto, che fu protagonista della sollevazione contro Gualtieri di Brienne, del movimento diretto da Ciuto Brandini e del tumulto dei Ciompi, che non ebbero esiti efficaci, ma portarono all’istituzione degli Otto di Guardia, vigilanti sulla difesa dell’ordine pubblico.
    Nel quadro di irrigidimento delle istituzioni, emerse la famiglia dei Medici, di estrazione popolare e proprietaria di terre nel Mugello, che aveva le sue basi economiche nel commercio e nell’attività finanziaria. La signoria fiorentina dei Medici nacque nel 1434, quando Cosimo dei Medici fu richiamato dall’esilio e ricevette la carica di gonfaloniere della città.
    La politica estera fiorentina divenne più dinamica agli inizi del nuovo secolo: con la conquista di Pisa e di Livorno, il territorio della repubblica fiorentina raggiungeva lo sbocco al mare e si avviava a dimensioni regionali. L’avvento della signoria medicea valse a realizzare un maggior equilibrio tra il capoluogo e le altre città toscane.
    Nello Stato Pontificio i disordini determinati dalla ripresa dei nuclei di potere locale e le difficoltà economiche attraversate da Roma costituirono il contesto in cui s’inquadrò l’episodio di Cola di Rienzo. Era un cittadino di Roma che, nel 1347, con l’appoggio delle milizie popolari, riuscì a farsi eleggere tribuno della città; egli vagheggiò la restaurazione imperiale di Roma, combinando progetti di riforma sociale e di rinnovamento religioso. Dopo essere stato cacciato, fece ritorno a Roma con l’appoggio della Curia; fu trucidato in una sommossa popolare nel 1354.
    La Curia avignonese inviò a Roma il cardinale Egidio di Albornoz, che riuscì a ricondurre i poteri locali sotto il controllo della Chiesa. Nel 1357, furono emanate le Costituzioni Egidiane, in cui erano definiti i rapporti locali col governo centrale.
    I successi dell'Albornoz posero le condizioni per il ritorno del papato a Roma, con Gregorio XI, nel 1377, sennonché l’apertura del Grande Scisma inaugurò un nuovo periodo di turbolenze. La riaffermazione del potere papale pose fine allo stato di anarchia e lo Stato Pontificio si affermò come una delle grandi potenze italiane.
    All’interno di esso si formarono alcune dominazioni signorili, come effetto del nepotismo papale; tra questi potentati, si consolidarono quelli dei Montefeltro di Urbino e dei Malatesta di Rimini.
    Il successo ottenuto dai pontefici come sovrani territoriali rese più aspra la conflittualità tra le grandi casate aristocratiche per accaparrarsi cariche ecclesiastiche.

    Il regno angioino di Napoli, privato della Sicilia, conobbe sotto Roberto I d’Angiò un periodo di prosperità e di successi politici.
    Appoggiatosi ai banchieri fiorentini, nutrì l’ambizione di recuperare la Sicilia e di attuare un’egemonia sulla penisola.
    Dopo la sua morte, il regno entrò in crisi, finché si ebbe una ripresa col re Ladislao, ma nel 1442 Alfonso V il Magnanimo si impadronì di Napoli e riunificò l’Italia meridionale.
    In Sicilia, regno indipendente sotto Federico II, la nobiltà feudale riacquistò la forza perduta durante la dominazione normanna e sveva; la Sicilia attraversò un secolo di anarchia feudale.
    Questa situazione portò, nel 1412, all’annessione dell’isola al regno di Aragona.
     
    L'Italia era, alla fine del XV secolo, il paese più prospero e civile d'Europa, ma anche il più debole, a causa del suo frazionamento politico. La ristretta dimensione territoriale e l’effetto disgregante dei conflitti politici condannavano l’Italia degli stati regionali a un incolmabile ritardo storico. Il segnale era ormai chiaro: l’Italia si presentava come terra di conquista per le potenti monarchie nazionali.
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