Descrizione:D'Annunzio si era appassionato alla figura del “poeta” leggendo negli anni del liceo Giosuè Carducci. Dal 1885 si allontanò dal modello carducciano, considerato troppo provinciale rispetto alle correnti di avanguardia che si stavano diffondendo in Francia: il decadentismo e il simbolismo. Attraverso i dibattiti e le recensioni contenute nelle riviste parigini che riceveva costantemente, D'Annunzio programmò le sue letture, cogliendo i momenti culminanti dell'evoluzione letteraria del tempo.
Tipologia:Superiori
Testo completo:D'Annunzio si era appassionato alla figura del “poeta” leggendo negli anni del liceo Giosuè Carducci. Dal 1885 si allontanò dal modello carducciano, considerato troppo provinciale rispetto alle correnti di avanguardia che si stavano diffondendo in Francia: il decadentismo e il simbolismo. Attraverso i dibattiti e le recensioni contenute nelle riviste parigini che riceveva costantemente, D'Annunzio programmò le sue letture, cogliendo i momenti culminanti dell'evoluzione letteraria del tempo. In questo modo potè conoscere Théophile Gautier, Guy de Maupassant, Max Nordau e Joris-Karl Huysmans, il cui romanzo "À rebours" costituì il manifesto europeo dell'estetismo decadente. D'Annunzio era spinto da una forma di utilitarismo, che lo portò non verso ciò che poteva rappresentare un modello di valore alto, ideale, assoluto, ma verso ciò che si prestava a un riuso immediato e spregiudicato, alla luce di quelli che erano i suoi obiettivi di successo economico e mondano. D'Annunzio infatti non esitava a saccheggiare ciò che colpiva la sua immaginazione e che conteneva gli elementi che potevano soddisfare il gusto borghese ed elitario del suo pubblico.
Da Schopenhauer e Nietzsche, D'Annunzio trasse spunti e motivi per nutrire quei sentimenti e quei valori che gli appartenevano da sempre, e che allo stesso tempo appartenevano all'atmosfera culturale che si respirava in un paese agitato da venti di crisi nazionalistiche, antecedenti allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. La scelta di nuovi modelli narrativi e linguistici comportò inoltre una particolare attenzione verso nuove ideologie. Ciò favorì lo spostamento del significato educativo e formativo che la cultura positivista aveva attribuito alla figura dello scienziato verso quella dell'artista, diventato il vero "uomo rappresentativo" del periodo compreso tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.
I rapporti con le varie donne della sua vita furono caratterizzati da spregiudicatezza e narcisismo, slanci sentimentali e calcolo. Senza dubbio la donna più importante della sua vita, che più di ogni altra rappresentò affetti, pulsioni e artificiose opportunità fu Eleonora Duse. Infatti fu proprio il legame con l'attrice che portò in lui un nuovo interesse per il teatro e la produzione drammaturgica in prosa e in versi.
Nei cinque libri delle Laudi, l'opera poetica più nota e famosa di D'Annunzio, viene sviluppato il concetto di Superomismo. L'Alcyone sembra essere un'eccezione, in quanto in questo testo si riflettono i momenti più felici della sua immersione nel paesaggio fiorentino e versiliese e in cui apre la strada al periodo del Notturno, ma questa fusione non è in contrasto con le ideologie dei due precedenti libri. Infatti essa può essere raggiunta solo dal "Superuomo", la creatura superiore. L'Alcyone è considerato dalla critica il più autentico di tutto il materiale dannunziano. Negli anni precedenti alla prima guerra mondiale negli ambienti culturali europei si affermò un atteggiamento ottimistico e di esaltazione, accompagnato spesso da elementi politico-ideologici. Questo stato d’animo generale venne poi ribattezzato Superomismo, sulla base di una lettura, poi dimostrata sbagliata, dei testi di Nietzsche. D'Annunzio intuì lo smisurato potere che si può trarre dai mezzi di comunicazione di massa e partecipò a questo fenomeno, diventandone uno dei maggiori promulgatori. Il piacere fisico e gestuale della parola ricercata, della sonorità fine a sé stessa, della materialità del suono proposta come aspetto della sensualità, aveva già caratterizzato la poetica delle "Laudi"; ma con le opere teatrali D'Annunzio riuscì a rappresentare uno stile tutto nuovo, il cui scopo principale era quello di conquistare fisicamente il pubblico in un rapporto sempre più diretto e meno letterario. Facendo leva sul mito di Roma e sulla vasta mitologia nazionale post-risorgimentale, creò un modulo retorico dall’aspetto al contempo combattivo ed elitario: l'abbandono della prosa letteraria e l'immersione nel rito collettivo della guerra furono un tentativo di conquistare la folla, per dominarla e allo stesso tempo per per annullarsi in essa, nell’ideale comunione totale tra capo e popolo. Il popolo diventava così l’umanità agglomerata e palpitante ed il capo si trasformava da re-filosofo a profeta della patria. La retorica bellica di d’Annunzio trovò infatti un largo consenso nella popolazione, che era affascinata dal suo carisma e dall’aura di misticità che lo circondava. Grazie a questo, D'Annunzio riuscì ad elaborare un immaginario per la propaganda interventista, che diventerà un punto d'inizio della propaganda fascista nel primo dopoguerra.