Impero romano e stratificazione sociale

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Descrizione

La società romana della prima età imperiale non era strutturata in maniera differente da quella della tarda repubblica. Questa società si componeva di due grandi parti: le fonti giuridiche romane parlano di honestiores, detentori di una posizione sociale ed economica elevata e del prestigio corrispondente (condicio, qualitas, facultas, gravitas, auctoritas, dignitas), da una parte, e di humiliores e tenuiores, dall’altra.

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La società romana della prima età imperiale non era strutturata in maniera differente da quella della tarda repubblica. Questa società si componeva di due grandi parti: le fonti giuridiche romane parlano di honestiores, detentori di una posizione sociale ed economica elevata e del prestigio corrispondente (condicio, qualitas, facultas, gravitas, auctoritas, dignitas), da una parte, e di humiliores e tenuiores, dall’altra. Si possono stabilire quattro criteri per l’appartenenza alla posizione elevata: si doveva essere ricchi, esercitare funzioni superiori e potere, disporre di prestigio nella società, essere membro di un ordo dirigente, un ordine privilegiato organizzato corporativamente. Chi soddisfaceva queste condizioni apparteneva agli strati sociali superiori, cioè i membri dell’ordo senatorius, dell’ordo equester e dell’ordo decurionum. I membri degli strati sociali inferiori si identificavano con i produttori dei settori economici rurali ed urbani. Decisivo non era tanto il denaro contante, quanto la proprietà terriera. Nella prima età imperiale, la concentrazione della proprietà terriera aumentò incessantemente, tanto che Plinio il Vecchio parlò di distruzione della terra attraverso i latifundia. Le famiglie facoltose possedevano palazzi e ville; al contrario, i contadini vivevano in case primitive ed in capanne; i poveri erano costantemente esposti all’umiliazione sociale. Le magistrature più alte spettavano a gruppi privilegiati: i posti più elevati nell’amministrazione dell’Impero ed il comando dell’esercito erano riservati ai senatori ed ai cavalieri, l’amministrazione delle comunità cittadine alle élites locali riunite nei singoli ordines decurionum. Il senato era l’organo più importante del potere legislativo; i senatori ed i cavalieri eminenti partecipavano al potere in misura rilevante come membri del consilium imperiale, come governatori delle province, comandanti dell’esercito, prefetti del pretorio e funzionari dell’amministrazione. Essi erano sempre sotto controllo e si comportavano secondo le indicazioni dell’imperatore. Fatta eccezione per liberti ricchi e personale di corte facoltoso ed influente, la posizione sociale elevata s’identificava con l’appartenenza ad uno degli ordines privilegiati. Pur rispondendo a determinate condizioni sociali, non si entrava automaticamente negli strati sociali dirigenti: l’accettazione in un ordo avveniva in virtù di un atto formale e l’appartenenza veniva espressa tramite simboli ed una titolatura tipici dell’ordine di appartenenza. A partire da Augusto, il rango era ereditario. Tuttavia, anche, gli homines novi furono ammessi in questo ordine dall’imperatore; questi concesse loro il latus clavus, la striscia di porpora larga; potevano aspirare alle magistrature senatorie inferiori; se si trattava di uomini anziani, essi venivano inseriti dall’imperatore in un rango adeguato di funzionari senatori più alti. L’ammissione tra i cavalieri avveniva in virtù del fatto che l’imperatore concedeva l’equus publicus, cui seguiva l’assunzione di cariche equestri; essi portavano come simbolo del proprio ordine la striscia di porpora stretta, l’angustus clavus, sulla tunica, un anello d’oro, il titolo equo publico o eques Romanus. Nell’ordine dei decurioni delle singole città si era ammessi ricoprendo una magistratura cittadina o grazie alla registrazione ufficiale nelle liste dei decurioni (album decurionum). L’esclusione da un ordo rappresentava una caduta sociale. Accesso ed appartenenza erano chiaramente controllabili; la gerarchia dell’ordinamento sociale fu rigorosamente conservata. Tra i fattori che determinavano l’appartenenza agli strati sociali superiori privilegiati o a quelli inferiori della società romana, va ricordata l’origine personale. La posizione sociale era ereditaria. La società romana, tuttavia, non fu un sistema castale, la capacità personale era apprezzata e singoli individui sottoponevano a critica il principio della nobiltà di nascita. La posizione sociale dipendeva dalla posizione giuridica. Solo i cittadini avevano i diritti necessari per una posizione elevata. Anche tra i cittadini vi erano due categorie, quella dei cittadini di pieno diritto (cives Romani) e quella dei “semi-cittadini” delle comunità di diritto latino (ius Latii). Le cariche nel servizio statale o nell’amministrazione delle città organizzate come municipi o colonie erano accessibili soltanto ai cittadini romani; solo questi ultimi venivano impiegati nel servizio nelle legioni romane e costoro soltanto disponevano di diversi privilegi in fatto di diritto privato. Decisiva poteva essere un’altra distinzione giuridica, se un cittadino era libero per libera nascita o per manomissione, oppure se, come schiavo, rappresentava una proprietà altrui. Importante era la zona dell’imperium Romanum da cui un individuo proveniva e la popolazione a cui apparteneva. La società romana era aperta agli alieni ed agli externi anche nelle sue posizioni di vertice. Nondimeno, antichi privilegi e pregiudizi poterono essere estirpati solo lentamente e neppure completamente. Sotto i primi imperatori, l’egemonia dell’Italia e degli Italici fu considerata naturale. Abilità e capacità personali, talento, educazione, meriti politici erano importanti, ma la possibilità che, in base ad essi, si determinasse la posizione sociale aveva dei limiti. L’educazione poteva avere un ruolo importante. La conoscenza del diritto procurava posizioni di vertice. Tra i senatori eminenti vi erano oratori, avvocati e filosofi. I meriti politici e militari e la lealtà potevano avere un’importanza decisiva in situazioni critiche di politica interna. Soltanto nel servizio politico e militare a vantaggio dell’imperatore, i meriti e le capacità personali contavano in maniera decisiva, ma senza che potessero annullare l’importanza dell’origine elevata.