Descrizione:Nella seconda metà dell’Ottocento i geofisici scoprirono un fatto piuttosto strano. Usando un filo di piombo in prossimità dell’Himalaya si osservò che il filo al posto di pendere perpendicolarmente aveva una deviazione di 5” verso la montagna a causa della sua attrazione gravitazionale. Venne calcolato quindi la deviazione teorica che avrebbe dovuto avere si ci rese conto che c’era una differenza di 10”. Si giunse alla conclusione che la massa dell’Himalaya fosse stata soprastimata. Nel 1860, Prat avanzò l’ipotesi di un modello isostatico secondo il quale la crosta si poteva immaginare formata da una serie di prismi di diversa intensità che poggiano su un substrato uniforme.
Tipologia:Superiori
Testo completo:Nella seconda metà dell’Ottocento i geofisici scoprirono un fatto piuttosto strano. Usando un filo di piombo in prossimità dell’Himalaya si osservò che il filo al posto di pendere perpendicolarmente aveva una deviazione di 5” verso la montagna a causa della sua attrazione gravitazionale. Venne calcolato quindi la deviazione teorica che avrebbe dovuto avere si ci rese conto che c’era una differenza di 10”. Si giunse alla conclusione che la massa dell’Himalaya fosse stata soprastimata. Nel 1860, Prat avanzò l’ipotesi di un modello isostatico secondo il quale la crosta si poteva immaginare formata da una serie di prismi di diversa intensità che poggiano su un substrato uniforme. Airy suppose invece un modello basato su prismi di uguale densità ma di diversa profondità nel quale la crosta sarebbe stata in equilibrio isostatico in base al principio di Archimede. In realtà i prismi crostali hanno diversa profondità, diversa densità e stanno in equilibrio isostatico galleggiando come iceberg.
L’andamento del campo elettrico terrestre si presenta come un campo dipolare fornito di linee di forza che escono dal polo sud ed entrano nel polo nord la simmetria non è perfetta in quanto la parte rivolta verso il sole risulta schiacciata per colpa dei venti solari determinando la formazione della magnetosfera. Dalla parte opposta rispetto a quella esposta al sole si forma invece la coda magnetica, costituita da linee di forza che escono dai poli e diventano quasi parallele alla congiungente Terra-Sole. Esiste anche una zona in cui il campo magnetico è nullo e attraverso la quale le particelle del plasma interplanetario vanno ad alimentare due fasce situate intorno al pianeta. Sono queste le cosiddette fasce di Van Allen, due regioni toroidali, di cui la prima costituita da protoni, la seconda a elettroni. Le particelle rimangono intrappolate per lunghi intervalli di tempo all’interno del campo magnetico terrestre, ma quando perdono la loro energia possono sfuggire alle fasce.
L’intensità del vento solare può causare anche interruzioni nelle comunicazioni radio del globo: in tal caso si parla di tempeste magnetiche. Un altro fenomeno connesso è quello delle aurore polari, che determinano la formazione di “festoni” di luce colorata nel cielo delle regioni polari.
L’intensità del campo magnetico di valuta ricorrendo a un magnetometro e si misura in gauss o oersted.
La declinazione e l’inclinazione sono angoli e quindi si misurano in gradi; la declinazione magnetica viene definita come l’angolo tra il meridiano geografico e il meridiano magnetico. Attualmente il polo nord magnetico si situa nell’isola Principe di Galles, a latitudine 74° N e solitudine 100° E, mentre il polo sud magnetico è nella Terra Vittoria, a latitudine 68°12’ S e longitudine 156°E