Descrizione:La colonna di Antonino Pio sorgeva in Campo Marzio, dove oggi sorge l'obelisco di Montecitorio, che era stato eretto da Augusto come gnomone di una grande meridiana. Era una colonna monolitica di granito rosso, senza decorazioni, sormontata dalla statua dell'imperatore con gli attributi di Giove. Antonino è nominato solo nell’iscrizione dedicatoria; ma sul rilievo l'apoteosi riunisce l'imperatore e la moglie Faustina, defunta venti anni prima. L'elemento simbolico si accentua.
Tipologia:Università
Testo completo:La colonna di Antonino Pio sorgeva in Campo Marzio, dove oggi sorge l'obelisco di Montecitorio, che era stato eretto da Augusto come gnomone di una grande meridiana.
Era una colonna monolitica di granito rosso, senza decorazioni, sormontata dalla statua dell'imperatore con gli attributi di Giove. Antonino è nominato solo nell’iscrizione dedicatoria; ma sul rilievo l'apoteosi riunisce l'imperatore e la moglie Faustina, defunta venti anni prima. L'elemento simbolico si accentua. La figura alata, interpretata come Aeternitas, femminile nel rilievo di Sabina, è qui maschile e da interpretarsi come Aian, personificazione del tempo assoluto. Ma qui probabilmente si trovava già posta, in connessione con religioni misteriosofiche orientali, come attributo della divinità suprema o come essere supremo, primordiale ed eterno.
Stilisticamente, nell'apparente somiglianza col rilievo più antico vi sono delle differenze significative. Di contro alla fissità che degrada a oggetti le figure simboliche sedute in basso (Roma e Campus Martius), il grande genio alato contiene una spinta al suo moto ascendente. Piccoli accorgimenti compositivi fanno uscire la composizione dal suo apparente classicismo: il fatto che l'ala sinistra superi lo spigolo del fondo, e che lo scudo della figura di Roma sporga fuori dal contorno, e il panneggio oltrepassi in basso l'orlo della base, sono accenni di un fermento di espressione più ricca di movimento e di colore che rompe gli schemi classicistici. Nei lati minori della stessa base, a queste nuove tendenze artistiche viene lasciato più libero corso nella rappresentazione di un carosello di figure a cavallo.
Queste rappresentano la decursia, antichissimo rito d'onore, che consisteva nel circoscrivere per tre volte il rogo funebre o il tumulo sepolcrale, da parte degli armati a cavallo, in questo caso i Pretoriani, seguito da parate, corse, o fantasie di combattimenti da parte dei soldati appiedati.
Un accenno a questa seconda parte della cerimonia è da vedersi nel gruppo di figure in piedi al centro del carosello. Sono i modi dell'arte plebea, fondamento del rilievo storico romano, che si riaffacciano in un’elaborazione formale nuova, chiaroscurale, di gusto barocco.
Accade, sulla base di questo monumento, che nelle parti secondarie, le predelle, l'artista esprime più liberamente le novità di una problematica artistica che si sta trasformando e che potrebbe, con le sue innovazioni, urtare contro il conformismo del committente.
Alla stessa coppia imperiale rimase dedicato il tempio che in parte si conserva affacciato sul Foro Romano.
Il gusto per il forte colorismo, risolto con virtuosismi tecnici che trattano il marmo come una materia plastica, si trova espresso in molti ritratti: da quello di uno sconosciuto Volcacius Myropnous, di Ostia, del tempo di Antonino Pio, a quello di Commodo giovane e a quello di Commodo negli anni della successione, e a quello dello stesso Commodo nei suoi ultimi anni, in aspetto di Ercole, preso nella sua follia politico-religiosa.
Questo busto, trovato sull'Esquilino in ambienti prospicienti i giardini imperiali, è databile attorno al 190. Commodo non aveva ancora 30 anni; la sua raffigurazione come Eracle, con in mano i pomi delle Esperidi, la base con scudo amazzonico, cornucopie incrociate sul globo con la fascia zodiacale e le Vittorie inginocchiate ai lati, tutto concorre programmaticamente alla glorificazione di Commodo.
A questa barocca fantasia di esaltazione corrisponde il gusto barocco di questa raffinata scultura. Eseguito in marmo greco, la base in alabastro orientale, lucidato nelle parti nude mentre i capelli erano dorati: ideologicamente e formalmente siamo lontani dalla purezza stilistica dell'arte greca.