Descrizione:Il potere che si accentra nelle mani del leader della comunità egiziana si riflette anche nel suo entourage. La corte è formata dai membri dell’élite inseriti all’interno dell’amministrazione e dai suoi familiari. Quest’ultimo gruppo viene inserito, nell’Antico Regno, all’interno dei quadri amministrativi, giungendo a rivestire cariche di prestigio. Dalla V dinastia si assiste ad un ridimensionamento dell’importanza dei principi di sangue, per giungere al Medio Regno, durante il quale hanno un’importanza minore.
Tipologia:Università
Testo completo:Il potere che si accentra nelle mani del leader della comunità egiziana si riflette anche nel suo entourage. La corte è formata dai membri dell’élite inseriti all’interno dell’amministrazione e dai suoi familiari. Quest’ultimo gruppo viene inserito, nell’Antico Regno, all’interno dei quadri amministrativi, giungendo a rivestire cariche di prestigio.
Dalla V dinastia si assiste ad un ridimensionamento dell’importanza dei principi di sangue, per giungere al Medio Regno, durante il quale hanno un’importanza minore.
La madre del sovrano regnante è una figura importante all’interno dell’harem, l’istituzione che segue il re nei suoi spostamenti e nel quale si possono sviluppare rapporti conflittuali. L’harem costituisce il fulcro di un complesso sistema amministrativo, dal quale dipendeva anche una cospicua gestione patrimoniale.
Le principesse, figlie del sovrano, sembrano meglio delinearsi rispetto ai principi, mentre le grandi spose regali assommano competenze politiche e dogmi di natura teologica ed ideologica. La Grande Sposa del Re non è solo la figura più importante all’interno dell’harem, ma dal punto di vista politico è in grado di gestire direttamente rapporti diplomatici con gli altri Stati; sul piano ideologico e dogmatico, è ammessa al contatto diretto con il sovrano, nel quale s’incarna il principio divino. Tra i suoi titoli compare quello di “Colei che può vedere Horus e Seth”, cioè il re, e partecipa ai momenti significativi della regalità. La regina si configura come la controparte femminile del sovrano, degna di incarnare principi divini.
Un caso unico nella storia egiziana è costituito da Hatshepsut nella XVIII dinastia, la quale, divenuta reggente del nipote Thutmosi III, seppe affermare il proprio ruolo politico fino a cingere la corona, facendosi riconoscere faraone.
Una donna legittimata nel suo ruolo regale comportava necessariamente aggiustamenti dogmatici per un ruolo a metà fra l’umano ed il divino, e soprattutto perché nel re s’incarnava il dio Horus; il problema fu risolto con ritocchi alla titolatura di Hatshepsut, che potè fregiarsi di un protocollo completo, nel quale spicca il nome di “Horus al femminile”.
A Tebe si affermò un istituto che godette di particolare fortuna, quello della Divina Adoratrice di Amon-Ra: attraverso di essa, la casa regnante potè garantirsi il controllo della Tebaide e delle ricchezze detenute dal Possedimento di Amon.
La carica, nata durante la XVIII dinastia, godette di particolare fortuna in Epoca Tarda: con l’unificazione egiziana condotta dai sovrani della XXV dinastia, essa venne ripresa e concessa ad una principessa di sangue reale. Il nubilato che caratterizzava questa figura faceva sì che non si potesse affermare a Tebe il potere di una famiglia sacerdotale, e permetteva alla dinastia regnante di ribadire, attraverso l’adozione della successiva Divina Adoratrice da parte della vecchia, il ruolo determinante nella politica tebana.
La Divina Adoratrice era considerata la sposa di Amon-Ra, e come tale figurava nel processo creativo. Dal Medio Regno si affermò l’istituto della correggenza tra il sovrano in carica ed il suo successore designato; questo meccanismo sembra andare contro il dogma della regalità unica, e tuttavia costituisce un’importante testimonianza per delineare gli equilibri che si profilavano all’interno della famiglia regale. Riconoscere in un determinato principe l’erede designato, infatti, significava imporre una chiara volontà all’interno del processo di successione.