Descrizione:La figura dello spettatore della giustizia-spettacolo è indeterminata. I mass-media che inseguono la notizia a tutti i costi con morbosità, da una parte; e lo spettatore accanito, che legge pagine intere di resoconti sui dettagli più stupidi del delitto e della scena ad esso legata, dall’altra, offrono un quadro tragico-comico, con due facce di una stessa medaglia. Avremo allora: lo spettatore che si racconta in prima persona nell’atto di commentare i fatti legati al delitto (per affermare una sua “verità” colpevolista o innocentista); poi c’è lo spettatore intellettuale, quello informato e documentato, che non giudica e non guarda i fatti rappresentati con occhio frettoloso. La giustizia-spettacolo mescola queste diverse figure di spettatori offrendo loro una risposta ad ogni domanda.
Tipologia:Università
Testo completo:La figura dello spettatore della giustizia-spettacolo è indeterminata. I mass-media che inseguono la notizia a tutti i costi con morbosità, da una parte; e lo spettatore accanito, che legge pagine intere di resoconti sui dettagli più stupidi del delitto e della scena ad esso legata, dall’altra, offrono un quadro tragico-comico, con due facce di una stessa medaglia.
Avremo allora: lo spettatore che si racconta in prima persona nell’atto di commentare i fatti legati al delitto (per affermare una sua “verità” colpevolista o innocentista); poi c’è lo spettatore intellettuale, quello informato e documentato, che non giudica e non guarda i fatti rappresentati con occhio frettoloso. La giustizia-spettacolo mescola queste diverse figure di spettatori offrendo loro una risposta ad ogni domanda.
Ciò nonostante la giustizia spettacolo è anche l’inatteso, il sogno, la sorpresa, il lirismo, che aiuta a “dimenticare” le fatiche quotidiane spingendo lo spettatore sulle barricate e nelle avventure.
Il pubblico della giustizia-spettacolo è fatto da un insieme di spettatori solitari.
Il pubblico della giustizia-spettacolo è un club di spioni recidivi e feticisti, cultori della regressione, inchiodati allo stadio dello specchio lacaniano, o ad una relazione oggettuale kleiniana (oggetto-buono, oggetto-cattivo); ma anche filosofi, dato che dormono mentre sanno di non dormire, che sognano mentre sanno di non sognare, che s’illudono mentre sanno di non illudersi, che allucinano quello che vedono in un atteggiamento che è paradossale.
Esattamente come davanti a un film, lo spettatore solitario della giustizia spettacolo osserva la rappresentazione della realtà senza rendersi conto che si tratta di una rappresentazione; egli chiama a compimento quella contraddizione, scoperta dalla psicoanalisi, fra il credere e il non credere, che è alla base del conflitto fra il principio di piacere e quello di realtà. Quell’atteggiamento contraddittorio definito da Freud come degenerazione o negazione che afferma: lo spettatore solitario sa bene che niente di quello che sta vedendo accade, eppure si commuove, s’inquieta, spera, sogna ad occhi aperti o s’indigna, protesta, sciopera.
Nello spettatore solitario che si mescola nella massa di adepti che seguono il loro leader carismatico si produce uno stato semipnotico, d’allucinazione paradossale: allucinazione poiché lo spettatore solitario (anche se in mezzo alla massa) tende a confondere due distinti livelli di realtà, che di norma la percezione ha ben chiari, ma anche paradossale, perché manca di quel carattere totalmente endogeno caratteristico di ogni allucinazione propriamente detta. Questo comportamento paradossale, studiato da Freud, è stato definito il “sogno ad occhi aperti”: l’individuo sa bene di non essere addormentato, ma si comporta come se lo fosse e segue la massa guidata dal leader.
Personalizzazione della giustizia-spettacolo significa, che singole personalità passando da profili a figure, diventano i soggetti del processo giudiziario, in ogni suo momento: da quello iniziale delle indagini a quello della gestione effettiva delle prove.
Le singole personalità sono, in questo contesto, contrapposte per un lato, a soggetti collettivi come i partiti o le altre istituzioni, per l'altro a ogni configurazione collegiale dell'autorità. Ad incrementare il processo di personalizzazione della politica contribuiscono fattori quali:
a) la possibilità del sistema elettorale di eleggere direttamente ogni leader (compreso i giudici, suggerisce qualcuno)
b) la trasformazione delle Costituzioni in Repubbliche democratiche con sistemi elettorali diretti;
c) la sfiducia dei cittadini verso i partiti tradizionali, verso le Istituzioni e verso la politica.
Tutto ciò contribuisce a far sì, che il cittadino cerchi di scegliere direttamente chi vuole lui: dall’amministratore del condominio al medico di famiglia, dal sarto al giudice, dal tribunale al politico locale, dal governante al capo dello stato… il che comporta idealmente, che potere e responsabilità si accentrino in una sola persona.
La giustizia-spettacolo dei professionisti spinge sempre di più verso un atteggiamento anarcoide dell’uomo solitario ed insofferente verso l’altro; essa, aumenta il mito dell’egoismo sfrenato e dell’individualismo, con la conseguenza che si ricomincia a dare la caccia alle streghe.
Una società basata sull’individualismo anarcoide, in cui manca una coesione sociale e in cui è impossibile una gestione comune, non rappresenta che l’anticamera della normalizzazione totalitaria e del controllo: dall’individualismo totale si passa a quello che Jurgen, uno dei teorici del nazismo, definiva come la dittatura totale: <<La dittatura totale implica un ordine totale, un’adesione di massa, un comportamento di massa: l’individuo si adegua alla volontà superiore dello Stato>>.