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La filologia presso gli antichi

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  • Descrizione: Occorre capire se anche gli antichi si rendevano conto che i testi potessero subire delle modifiche. La critica alessandrina si accorse che il testo omerico era in movimento e costituito di pezzi giustapposti, che vi erano aporie e contraddizioni, ripetizioni etc.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Occorre capire se anche gli antichi si rendevano conto che i testi potessero subire delle modifiche. La critica alessandrina si accorse che il testo omerico era in movimento e costituito di pezzi giustapposti, che vi erano aporie e contraddizioni, ripetizioni etc. Questi studiosi, consapevoli della situazione magmatica ma anche della sacralità del testo omerico, decisero di intervenire con segni diacritici che indicassero gruppi di versi su cui dubitare. La critica alessandrina mira ad una razionalità del testo, alla sua correttezza formale e grammaticale, pur rispettandola. Questa critica che mirava all'ortografia in senso lato proseguì a Roma con Valerio Probo.
    Le leggi hanno un dettato scritto immutabile oltre che orale: questa concezione giuridica del linguaggio, che ha precedenti platonici e stoici, si ritrova nel concetto cristiano dell'immutabilità della parola di Dio.
    Girolamo, Agostino, Origene si resero conto della necessità di tramandare i testi sacri senza che subissero modifiche, attivando un controllo filologico, che quindi interviene per la prima volta a livello romano-cristiano in età imperiale.
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