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La filologia

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  • Descrizione: Le opere degli antichi ci sono arrivate attraverso 2000-2500 anni ed una serie di difficoltà. Dall'invenzione della stampa, nella metà del XV sec., ad oggi i metodi di trasmissione dei testi sono migliorati sempre di più. Ma nel passato la trasmissione dei testi avveniva in diversi modi, che potevano portare anche cambiamenti o errori rispetto al testo originale. Si è passati dall'oralità, come avveniva per i poemi omerici, ad una fissazione per iscritto dei testi; nel mondo antico gli autori non scrivevano autografi, ma la messa per iscritto dei testi era demandata a scribi o schiavi, il che introduce la possibilità di errori.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Le opere degli antichi ci sono arrivate attraverso 2000-2500 anni ed una serie di difficoltà. Dall'invenzione della stampa, nella metà del XV sec., ad oggi i metodi di trasmissione dei testi sono migliorati sempre di più. Ma nel passato la trasmissione dei testi avveniva in diversi modi, che potevano portare anche cambiamenti o errori rispetto al testo originale. Si è passati dall'oralità, come avveniva per i poemi omerici, ad una fissazione per iscritto dei testi; nel mondo antico gli autori non scrivevano autografi, ma la messa per iscritto dei testi era demandata a scribi o schiavi, il che introduce la possibilità di errori. Anche il dettato interiore e i lapsus freudiani producono errori. Vi sono poi problemi di supporto: spesso nell'antichità si scriveva su tavolette ignee cerate con una punta d'osso o sul papiro, che è ampiamente prodotto in Egitto nella zona del delta del Nilo, con uno stilo e dell'inchiostro. La nostra ricchezza di papiri è dovuta alla conservazione di materiale di scarto nei cosiddetti “mondezzari” del Nilo, da cui si sono tratti pezzi di commedie di Menandro, frammenti inediti dei tragici e trattati di retorica. I papiri arrotolati e riposti in casse venivano conservati in biblioteche se ritenuti degni: era la fissazione del testo. Il papiro comportava la necessità di citare a memoria, che poteva portare errori. Ad un certo punto il papiro viene soppiantato dalla pergamena, fatta di pelle di capra, pecora o vitello, molto più diffusa, che veniva trattata, poi piegata in otto e tagliata: essa funziona benissimo con il passaggio al codice dal II al IV secolo a.C., che è estremamente più maneggevole del rotolo. Le rivoluzioni non hanno solo un motivo materiale ma nascono per alcune idee: vi fu un fattore economico, però questo passaggio è coinciso con la rivoluzione cristiana, di una religione che si impone dal basso contro lo Stato e che in un primo momento ebbe una diffusione di tipo clandestino. Roma era la città “del visibile parlare”, dove si leggeva molto in pubblico, ma quando i cristiani furono costretti a nascondersi e portare con sé il libro sacro la situazione cambiò.
    La calligrafia, per la necessità di rendersi comprensibili a tutti, era sottoposta a delle regole. In tutti i momenti dei cambiamenti dei metodi di trasmissione dei testi si opera una selezione dei testi stessi da trascrivere: alcuni autori hanno avuto fortuna ed altri no, per cause diversissime. Ovidio ha avuto fortuna per il suo latino elegante ed i contenuti intriganti, che potevano passare fingendo di essere interpretati in senso cristiano. Lucrezio è giunto solo attraverso due codici per il suo ateismo epicureo. Vi sono motivi ideologici o fisici. I testi presentano cambiamenti enormi dalla loro prima stesura alla prima edizione a stampa, che è chiamata editio princeps.
    Il filologo cerca di raggiungere la forma del testo più vicina all'originale tramite dei meccanismi razionali che lo spogliano degli errori, e poi interviene con le sue competenze linguistiche per capire l'usus scribendi, cioè la lingua di un periodo e di un autore. È un percorso affidato alla sola ragione, dunque in lotta con tutte le ideologie: per questo Canfora chiama la filologia “la più eversiva delle discipline”. Essa si è scontrata dapprima con i testi sacri, che sono nati in ebraico e poi passati in greco alla Bibbia dei Settanta e poi in latino alla vulgata ed alla traduzione di Gerolamo, che si rende conto di molti errori degli scribi. Le chiese ufficiali, contro ogni evidenza, hanno difeso acriticamente i testi fissi; per sfuggire alle persecuzioni della Chiesa gli studiosi si sono dedicati alla filologia profana e quindi classica.
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