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La guerra sociale nel I secolo avanti Cristo

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  • Descrizione: Diodoro Siculo la chiama «la grande guerra». La guerra ebbe inizio a causa del rifiuto di Roma ad accordare la cittadinanza a tutta la popolazione italica. La questione si poneva sin dalle guerre del iii secolo, da quando l’Italia si presentava come un groviglio di uomini con statuti giuridici diversi. I cittadini romani costituivano una categoria privilegiata: erano membri del corpo civico e partecipavano alle varie attività della città.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Diodoro Siculo la chiama «la grande guerra». La guerra ebbe inizio a causa del rifiuto di Roma ad accordare la cittadinanza a tutta la popolazione italica. La questione si poneva sin dalle guerre del iii secolo, da quando l’Italia si presentava come un groviglio di uomini con statuti giuridici diversi.
    I cittadini romani costituivano una categoria privilegiata: erano membri del corpo civico e partecipavano alle varie attività della città. Dopo la battaglia di Pidna erano stati esentati dal pagamento del tributum, l’imposta diretta; avevano il diritto di partecipare alla divisione dei bottini, alle assegnazioni agrarie, alle distribuzioni frumentarie.
    Gli Italici, invece, e in particolare i Latini, nonostante avessero aiutato Roma ad acquisire pregi e ricchezze, non potevano dividerle con la città, anzi erano sottoposti a oneri militari. I Latini godevano di uno statuto a metà tra quello dei peregrini e i cittadini romani, ma partecipavano ai diritti civili dei cittadini romani, tra cui le votazioni, per le quali dovevano venire a Roma e votare in tribù estratte a sorte ogni volta. Aspiravano dunque al pieno diritto della cittadinanza.
    Già Gaio Gracco aveva tentato di far approvare la proposta di dare la piena cittadinanza ai Latini, ma il Senato aveva risposto con un secco rifiuto. Marco Livio Druso, allora, nel 91, presentò una rogatio per una legge che accordava la cittadinanza agli Italici, insieme con alcuni punti per una nuova legge frumentaria.
    L’oligarchia senatoriale, però, si scatenò contro Druso e per appoggiare quest’ultimo 10.000 Marsi si mossero verso Roma decisi a mettere a sacco la città, ma si riuscì a convincerli di ripensarci. Quando però Druso fu assassinato nella sua casa, fu scatenata la rivolta dei Marsi, poi dei Sanniti e ben presto di tutta l’Italia centrale e meridionale. Iniziò la guerra sociale, un durissimo scontro, lungo e atroce, che prese l’aspetto di una guerra civile.
    Talvolta la si è paragonata alla guerra di secessione americana, tanto fu la crudeltà e l’odio manifestato dai rivoltosi: le donne furono scalpate prima di essere uccise, la popolazione, invece, massacrata.
    Molto presto i Marsi e i Sanniti diedero vita a due stati con istituzioni ed una capitale, e coniarono una moneta (segno di sovranità): su quelle dei Marsi c’era scritto Italia, mentre su quelle dei Sanniti, in osco, Vitalia.
    Di fronte a tutto ciò Roma ebbe paura, e adottò misure repressive molto forti, inviando contro gli insorti i suoi migliori generali, Mario e Silla.
    Tramite tre leggi, poi, Roma diede prova della sua generosità accordando a tutti i cittadini italici che deponessero le armi o che non le avessero mai prese in mano la cittadinanza romana (lex Iulia). Nell’89 a.C. la guerra sembrò finita, anche se in alcune zone del meridione continuò ancora fino all’anno successivo o fino all’80.
    Per quanto riguarda la questione dell'integrazione degli alleati, il Senato voleva iscriverli in un numero ridotto di tribù, ma questo determinò dure discussioni tra i populares e gli optimates (i conservatori), fino a quando un senato-consulto concesse l’iscrizione nelle 35 tribù già esistenti. Furono censiti i cittadini da integrare, che furono ancor più di quanto si era pensato, e le conseguenze furono considerevoli:
    - fu accelerato il processo di romanizzazione della penisola;
    - a causa della guerra si formarono enormi clientele;
    - si ebbe l’ingresso nella classe dirigente di cittadini provenienti da colonie e municipi italici, che poco a poco andarono a rivestire le magistrature più importanti e a sostituire le antiche famiglie senatorie.
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