Descrizione:Ad un certo punto della cena Trimalchione si fa portare uno scheletro d’argento che provoca stupore nei commensali: anche gli automi fanno parte delle meraviglie della sua cena. Si tratta di una marionetta che anche gli antichi erano soliti usare per rappresentazioni di ogni tipo. Il fatto che la marionetta sia uno scheletro svela il suo carattere morto e falso, la vanità del suo desiderio di imitare la vita.
Tipologia:Superiori
Testo completo:Ad un certo punto della cena Trimalchione si fa portare uno scheletro d’argento che provoca stupore nei commensali: anche gli automi fanno parte delle meraviglie della sua cena. Si tratta di una marionetta che anche gli antichi erano soliti usare per rappresentazioni di ogni tipo. Il fatto che la marionetta sia uno scheletro svela il suo carattere morto e falso, la vanità del suo desiderio di imitare la vita. Per Platone essere una marionetta significa essere manovrati dagli altri e privati della propria libertà: l’uomo in preda alle passioni si riduce ad un burattino. La marionetta evoca di per sé l’assenza di vita e la sua catenatio, cioè la struttura mobile, rispetta la fragilità e la dipendenza che caratterizza la condizione dell’uomo nei confronti delle potenze che lo governano. Petronio da al suo scheletro il nome di larva, che in latino significa “fantasma”: le larvae sono presenze inquietanti dei defunti, capaci di manifestarsi tra i vivi nella forma di spiriti spaventosi e ostili. Col significato di “scheletro” ricorre anche in Seneca (Epistulae ad Lucilium) e soprattutto nell’Apologia di Apuleio dove lo scheletro viene visto come il simulacro, privo di organi viventi, di un orribile cadavere. Larva può indicare tanto il morto come lo spirito non placato che continua a frequentare gli uomini destando il loro terrore, quanto il morto come scheletro, attraverso ciò che più a lungo dura del suo corpo defunto. Nell’antichità “fantasma” e “scheletro” erano due forme di sopravvivenza dopo la morte e venivano percepite tra loro molto simili.
La larva meccanica di Trimalchione è capace di evocare differenti gradi di rappresentazione della morte e della precarietà umana: il carattere “meccanico” della vita umana, la sua natura “scheletrica”, la proiezione “fantasmatica” del defunto; è un condensato di ciò che l’immaginazione riesce a concepire riguardo alla mortalità dell’uomo.