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La lingua dello Antico Egitto

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  • Descrizione: Lo studio della documentazione linguistica egizia offre difficoltà dovute all’insolita tipologia di una lingua arcaica che manca di riferimenti comparativi immediati. Rispondenze si osservano in tutto il vasto insieme di lingue definito camito-semitico, con accezione di carattere etnico, e afro-asiatico, di carattere geografico. Le attestazioni linguistiche proprie dello Stato faraonico non sono gradi successivi di un’unica lingua, ma manifestazioni di parlate distinte anche se pertinenti ad un ceppo affine.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Lo studio della documentazione linguistica egizia offre difficoltà dovute all’insolita tipologia di una lingua arcaica che manca di riferimenti comparativi immediati. Rispondenze si osservano in tutto il vasto insieme di lingue definito camito-semitico, con accezione di carattere etnico, e afro-asiatico, di carattere geografico.
    Le attestazioni linguistiche proprie dello Stato faraonico non sono gradi successivi di un’unica lingua, ma manifestazioni di parlate distinte anche se pertinenti ad un ceppo affine. La loro somiglianza è accentuata dall’uniformazione provocata dalla loro accoglienza dentro la cultura cerimoniale dello Stato e dal prevalere della tradizione dotta di questa.
    La documentazione più antica di egiziano (III millennio a.C.) si denota come lingua cerimoniale e del rito. Per la sua affermazione è fondamentale il fenomeno della testualizzazione, che si compie alle soglie del II millennio a.C. per iniziativa del centro politico del Paese. La formalizzazione della lingua parlata non avvenne fino alla riforma sostenuta dal faraone Amenhotep IV, detto Akhenaton (XIV secolo a.C.), quando la scrittura divenne una variabile autonoma dalla lingua. Durante l’età ramesside (XIII-XII secolo a.C.) tale processo giunse a maturazione, generando una tipologia linguistica rinnovata. L’impero ramesside condusse all’affermazione della lingua egizia come strumento di comunicazione sovra-regionale e interculturale: questa fase è designata come neoegizio.
    Nel corso del I millennio a.C. fu percepita la compresenza di differenti lingue di cultura nello stesso territorio. L’egiziano abbandonò la sua pretesa di lingua universale ed assunse una veste meno aulica ma più rappresentativa dei suoi tempi, il demotico.
    La divisione dell’Egitto per secoli, all’inizio del I millennio, porta ad una scissione della scrittura aniconica, che assume forme diverse nel Sud (Tebe, ieratico anormale) e nel Nord (Menfi, demotico). Il termine “demotico” è dovuto ad una definizione dei Greci in base alle caratteristiche d’uso nel loro tempo, a causa delle quali si definiva anche “scrittura epistolare”. “Ieratico anormale”, invece, è termine coniato dagli egittologi, per sottolinearne la dipendenza dalla scrittura amministrativa ramesside.
    La riunificazione del Paese da nord, durante l’età saitica, porta alla diffusione del demotico su tutto il territorio. Il successivo dominio persiano dà impulso alla produzione di documenti scritti, mentre la lingua amministrativa dell’impero, l’aramaico, non fa concorrenza al demotico. Dal IV secolo a.C il demotico serve per scrivere anche libri di letteratura, che prima solevano usare solo lo ieratico librario. L’instaurarsi in Egitto di una monarchia ellenistica alla fine del IV secolo a.C. contrappone il greco all’uso della lingua indigena del demotico.
    La diffusione del modello di scrittura alfabetico durante il I millennio a.C. produsse anche in Egitto esperimenti per l’adattamento delle scritture indigene al principio alfabetico: furono creati un alfabeto geroglifico ed un alfabeto demotico. Dall’alfabeto demotico derivano 6 segni suppletivi nell’alfabeto copto per integrare fonemi sconosciuti al greco.
    La divisione dialettale tra Nord e Sud risale all’egiziano parlato nell’età ramesside, ma è messa in evidenza solo nel copto, che è scritto con un alfabeto derivato da quello greco maiuscolo, e prescinde da una continuazione diretta del precedente uso letterario. Il copto nasce per le esigenze della popolazione convertita alla fede cristiana. Nel copto è presente un gran numero di vocaboli ed espressioni tratti dal greco, che rimane la lingua della grande letteratura e della comunicazione internazionale fino all’arrivo degli Arabi, nel 640 d.C. Dopo alcuni secoli, l’arabo si sostituisce al copto, che sopravvive solo come lingua liturgica.
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