Descrizione:La novella è tratta dalla raccolta Vita nei campi che venne pubblicata nel 1880. L’ambientazione non è chiara, non si fanno nomi di luoghi precisi, ma si intuisce da alcuni elementi descrittivi, come la pianura e l’Etna in lontananza, che deve trattarsi di una località nella piana di Catania.
Tipologia:Superiori
Testo completo:La novella è tratta dalla raccolta Vita nei campi che venne pubblicata nel 1880. L’ambientazione non è chiara, non si fanno nomi di luoghi precisi, ma si intuisce da alcuni elementi descrittivi, come la pianura e l’Etna in lontananza, che deve trattarsi di una località nella piana di Catania.
In questa novella, come in generale nella raccolta Vita nei campi e in Novelle Rusticane, l’autore non cerca più di offrire al suo pubblico borghese un messaggio positivo, attingendo dal mondo contadino, come ad esempio in Nedda, pubblicata nel 1874, dove il Verga presenta l’umile arrendevolezza della ragazza che, pur duramente colpita negli affetti, continua ad accettare i “comandi” della natura, non distinguendo neanche le sofferenze provocatele da essa da quelle inflittele dall’ingiustizia umana, ma si limita a descrivere, con un narratore interno alla società, che ne condivide i valori decadenti e ne registra impietosamente le miserie, la crisi dei valori del mondo contadino, le contraddizioni e l’ipocrisia che lo pervadono. Quell’ipocrisia e quelle miserie che ritroviamo in Cavalleria Rusticana, dove si uccide per vuoto rito e dove, le devote mogli, spingono i mariti al duello mortale per gelosia, invidia e cupidigia. Ed anche nella Lupa, ritroveremo una serie di valori, di usanze stravolte e rispettate solo per vacua tradizione.
Sin dalle prime righe della novella è la voce popolare a alzarsi contro l’atteggiamento ribelle e diabolico della Lupa. Questa donna, soprannominata così, con i suoi comportamenti spiritati e voraci, appare, agli occhi dei contadini e agli occhi delle loro mogli, il demonio, la smodata insaziabilità di ogni cosa, una fonte di perdizione, a cui però nessuno è in grado di resistere, neanche il prete del villaggio: “Padre Angiolino di Santa Maria di Gesù, un vero servo di Dio, aveva persa l’anima per lei.”.
La figura della Lupa, magistralmente descritta con pennellate di colori, gli “occhi color carbone”, le “trecce superbe”, il “seno fermo e vigoroso da bruna”, le “labbra fresche e rosse” e il pallore del suo volto, rappresenta la passione incontenibile, la forza stessa della natura, quando cammina sulle stoppie roventi, “in quell’ora tra vespero e nona, in cui non va in giro femmina buona”, con sullo sfondo la piana nebbiosa e l’Etna in lontananza. ネ una donna con grande personalità, sempre sicura di sé. Vaga per le strade e nessuno le parla, anzi quando la vedono passare tutti fanno il segno della croce. Le donne del paese la disprezzano perchè si vedono portar via, proprio da lei, i mariti e i figli.
La storia di cui è protagonista è torbida, è la storia di un terribile adulterio. La figlia della Lupa, Maricchia, sposa un giovane del luogo, Nanni, da cui ha dei figli; ma neanche il sentimento materno può nulla davanti alla smodata insaziabilità della Lupa. La Lupa ha conosciuto Nanni nei campi e se ne è innamorata. Nanni però era interessato a Maricchia, così la Lupa ha costretto la figlia a sposare il giovane. E la figlia alla fine se ne è innamorata. Ma Nanni finisce con l’essere lo schiavo della Lupa, complice di una passione vergognosa dalla quale tuttavia non riesce liberarsi.
E, dopo aspre contese tra madre e figlia, Nanni, esasperato dall’orribile situazione, dopo esser ricorso invano a tutti i rimedi che la religione e la vuota morale umana potevano offrirgli, fa una terribile promessa alla Lupa, una promessa di morte.
Neanche la morte, tuttavia, basterà a fermare la sua implacabile fame, e in un finale incerto, la Lupa andrà fino in fondo ai suoi scopi.
La novella racconta il terribile dramma di una società allo sfascio, priva di difese e piena di valori artefatti, gli ultimi sussulti di un mondo probabilmente prossimo alla fine.