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La teoria di Weber sulla localizzazione delle industrie

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  • Descrizione: La teoria più accreditata nel campo della localizzazione delle industrie è quella elaborata dall'economista tedesco Alfred Weber. La problematica neopositivista conferisce alla teoria il ruolo esplicativo e affida all'osservazione il compito di corroborare o rigettare le ipotesi avanzate dalla teoria. Weber si sofferma sul ruolo del costo di trasporto, che è una delle componenti più rilevanti del costo complessivo di produzione e rappresenta un ruolo particolarmente geografico in quanto è commisurato alla distanza.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: La teoria più accreditata nel campo della localizzazione delle industrie è quella elaborata dall'economista tedesco Alfred Weber. La problematica neopositivista conferisce alla teoria il ruolo esplicativo e affida all'osservazione il compito di corroborare o rigettare le ipotesi avanzate dalla teoria. Weber si sofferma sul ruolo del costo di trasporto, che è una delle componenti più rilevanti del costo complessivo di produzione e rappresenta un ruolo particolarmente geografico in quanto è commisurato alla distanza.
    La teoria di Weber si fonda sull'idea che per massimizzare l'utile bisogna minimizzare i costi di trasporto: pertanto il luogo ottimale di una fabbrica è il punto in cui la somma dei costi di trasporto delle materie prime e del prodotto finito risulti la più piccola possibile.
    Si parte dalla distinzione dei materiali impiegati nel processo produttivo in due categorie: ubiquitari, cioè distribuiti ovunque e quindi ininfluenti sul costo di trasporto; ubicati, cioè distribuiti in un certo numero di luoghi. Gli stessi materiali possono essere puri se sono già rifiniti e non destinati a perdere peso durante il processo produttivo; lordi se perdono parte del loro peso nel corso della lavorazione. Se una fabbrica svolge un'attività a forte perdita di materia durante il processo di produzione, la sua localizzazione verrà attirata in vicinanza delle materie prime che pesano di più. Se l’attività impiega in gran parte materiali ubiquitari la localizzazione penderà verso il mercato del prodotto finale.
    In una rappresentazione grafica, il triangolo di Weber, dati su un piano i vertici A e B nei quali si trovano le materie prime e le fonti di energia, e il vertice C in cui si trova il mercato dei prodotti finiti, si ottiene il triangolo di localizzazione: la posizione ottimale della fabbrica sarà quel punto del piano in cui la somma dei prodotti delle distanze della fabbrica dai tre vertici per i pesi applicati agli stessi, vertici è la minima possibile.
    La teoria di Weber ha aperto la strada agli studi sulla localizzazione industriale e continua ad essere un punto di riferimento anche perché il costo di trasporto costituisce sempre un onere decisivo.
    Assumendo come principio logico che ogni impresa manifatturiera, in ragione dei propri caratteri produttivi e dei legami funzionali con il sistema economico, ricerchi una localizzazione che massimizzi i vantaggi e minimizzi i costi, si distinguono i seguenti tipi di industrie:
    Industrie orientate verso le materie prime. Poiché il costo di trasporto per certe materie prime è molto oneroso, le industrie di base che utilizzano una grande quantità di materie prime tendono a localizzarsi presso i giacimenti o nei luoghi d’arrivo dei materiali importati.
    Industrie orientate verso le fonti d'energia. Le imprese grandi consumatrici d'energia tendono a localizzarsi nei pressi delle fonti energetiche.
    Industrie orientate verso il mercato dei prodotto. Rientrano in questa categoria le imprese produttrici di beni di consumo finali e quelle che forniscono semilavorati destinati ad entrare nel ciclo produttivo di altre imprese.
    Industrie orientate verso il mercato del lavoro. Si tratta di imprese che privilegiano la localizzazione in città fornitrici di manodopera abbondante e abbastanza qualificata.
    Successivamente Weber modificò lo schema originario per tener conto dell'attrazione della manodopera e del costo del lavoro. Tra le isodapane, cioè le curve congiungenti tutti i punti in cui sono uguali i costi di trasporto, vi è un’"isodapana critica" in corrispondenza della quale l'aumento del costo di trasporto è compensato dal risparmio sul costo del lavoro. Weber introdusse un terzo elemento, l'agglomerazione: le strutture avanzate possono condizionare lo schema di localizzazione attirando il punto ottimale verso aree di concentrazione e attuando un’economia di agglomerazione. La teoria di Weber dimostra che le fabbriche hanno tendenza a collocarsi presso le fonti di materie prime quando queste sono molto pesanti e quando si riducono di peso durante il passaggio a prodotti finiti; al contrario sono spostate verso il mercato quando anche il prodotto finito è pesante; la manodopera attrae le industrie che incorporano nel manufatto molto lavoro. Le economie di scala sono capaci di rovesciare la situazione: i grossi trasporti per una grande fabbrica vanno meglio che una somma di costi unitari più bassi per piccole unità operative in cui la scala di produzione è inadeguata.
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