Controllo utente in corso...

Scheda Appunto MP3

Le convenzioni come basi della comunicazione

Appunto Audio

Share 6 min 12 sec
  • Descrizione: Qualunque sistema si impieghi per arrivare alla definizione di un oggetto, di una condizione o di uno stato di cose, si presenta il problema di usare quel significato in modo coerente. Si tratta di un problema più sociale che individuale, perché è una questione di accordo collettivo sulle regole che collegano i concetti ai loro significati. Platone: dibattito sistematico su un'idea per raggiungere un accordo sui suoi significati. L'interpretazione soggettiva della realtà è una questione sociale oltre che individuale.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Qualunque sistema si impieghi per arrivare alla definizione di un oggetto, di una condizione o di uno stato di cose, si presenta il problema di usare quel significato in modo coerente. Si tratta di un problema più sociale che individuale, perché è una questione di accordo collettivo sulle regole che collegano i concetti ai loro significati. Platone: dibattito sistematico su un'idea per raggiungere un accordo sui suoi significati. L'interpretazione soggettiva della realtà è una questione sociale oltre che individuale. Allegoria della caverna. Le informazioni che vediamo sui nostri televisori o al cinema, dove si presentano come ombre proiettate, o anche sulla stampa, ci portano a costruire significati condivisi del mondo reale che non hanno corrispondenti effettivi in quel mondo? Ci sono molti elementi per ritenere che effettivamente costruiamo significati convenzionalizzati della realtà sulla base dei messaggi dei nostri media!
    Le convenzioni linguistiche sono le regole socialmente concordate per interpretare le parole nate all'interno di una comunità linguistica. Le parole hanno significati che possono essere condivisi grazie alle regole o alle convenzioni che li collegano tra loro. Il linguaggio va oltre le espressioni orali: gesti non-verbali. Esistono oggetti che hanno convenzioni di significato di tipo linguistico (barrette d'argento sul colletto di un ufficiale; teschio e tibie incrociate). I concetti e le convenzioni non devono necessariamente avere a che fare con la "verità" (fantasma, disco volante). La gente possiede significati interiori per queste idee, indipendentemente dal fatto che ci sia una realtà "là fuori" che vi corrisponde.
    Definizione della comunicazione umana: qualcosa che sollecita significati negli altri. Due importanti principi: i concetti (le etichette e i loro significati) sono i fondamenti della nostra conoscenza personale della realtà (e qualche volta di ciò che non è reale); possiamo comunicare perché sviluppiamo regole sociali, cioè convenzioni linguistiche che richiedono collegamenti coerenti tra le etichette e i loro significati.
    Il problema del rapporto tra la conoscenza e il comportamento resta la centro della comprensione della vita contemporanea. Il senso comune ci dice che le nostre convinzioni circa la natura della realtà fanno da scenario alle nostre decisioni sulle azioni da compiere. In quanto danno forma sia al nostro comportamento manifesto che ai nostri pensieri, ciò che conta sono le nostre convenzioni condivise - cioè la nostra conoscenza soggettiva plasmata dalla convenzioni di significato che condividiamo con altri - e non la realtà in se stessa. Se alcune parole non hanno corrispondenti nel mondo oggettivo, ma noi crediamo che ce l'abbiano, possiamo ugualmente usarle per pensare e comunicare. Tali convinzioni assumono un'importanza davvero decisiva quando sappiamo che sono condivise da altri.
    Tra il IX e il XIII secolo filosofia scolastica. All'epoca esistevano tre modi per raggiungere la conoscenza: uno era rappresentato dalla rivelazione e dalla fede; un altro dall'autorità; il terzo consisteva nell'applicazione del ragionamento metafisico, cioè di una logiche che non dipendeva da premesse, considerazioni o limitazioni di tipo fisico. Per ottenere conclusioni attendibili, gli Scolastici preferirono la logica metafisica all'osservazione del mondo fisico, per due ragioni. La prima era che essi non erano molto interessati alle faccende del mondo. La seconda ragione è che sentivano di conoscere già tutto ciò che c'era da sapere sul mondo fisico, perché disponevano degli insegnamenti di Aristotele. Da Aristotele gli Scolastici ereditarono un sofisticato sistema di ragionamento basato sul sillogismo.
    Nel XVI e XVII secolo Thomas Hobbes e John Locke. Hobbes sostenne che attraverso le parole e il linguaggio sviluppiamo la capacità di pensare e ricordare. John Locke compì un passo avanti partendo da questi principi e fece del linguaggio anche il fondamento dell'ordine sociale. Egli descrisse la relazione tra le parole, i significati interiori e il ruolo del linguaggio come la base sia della mente che della società.
    Uno dei grandi dibattiti in corso tra il XVI e il XVIII secolo riguardava il valore della conoscenza razionale rispetto a quella empirica, cioè se la vera comprensione della realtà oggettiva fosse raggiungibile attraverso i contatti sensoriali con la realtà stessa. Lentamente, le interpretazioni degli empiristi finirono per dominare la filosofia. Le realtà soggettive interiori sarebbero simili per tutte le persone rendendo possibile lo scambio interpersonale di significati attraverso il linguaggio. Questa era un'opinione generale molto importante. Era assolutamente necessario disporre di un'adeguata epistemologia, cioè di una teoria della conoscenza con cui i ricercatori potessero decidere della verità o della falsità delle conclusioni a cui giungevano attraverso l'osservazione empirica. Nel XIX secolo una delle principali risposte a quella domanda diventò la probabilità.
Carica un appunto Home Appunti
Pagina eseguita in 0.087769985199 secondi