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Le disuguaglianze di fronte alla morte

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  • Descrizione: Si possono distinguere tre tappe nell’evoluzione dei rapporti fra la mortalità e le condizioni professionali e sociali. Nello stadio più antico, fino al XVIII secolo, la morte, in mancanza di rimedi efficaci, colpiva prematuramente persone di tutte le categorie. Nel XIX secolo la rivoluzione industriale coincise con l'insorgere di profonde disuguaglianze: i progressi della medicina cominciavano ad esercitare un'azione tangibile, ma soltanto i ricchi ne potevano beneficiare.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Si possono distinguere tre tappe nell’evoluzione dei rapporti fra la mortalità e le condizioni professionali e sociali. Nello stadio più antico, fino al XVIII secolo, la morte, in mancanza di rimedi efficaci, colpiva prematuramente persone di tutte le categorie.
    Nel XIX secolo la rivoluzione industriale coincise con l'insorgere di profonde disuguaglianze: i progressi della medicina cominciavano ad esercitare un'azione tangibile, ma soltanto i ricchi ne potevano beneficiare.
    Il divario tra ricchi e poveri era accentuato dalle dure condizioni di vita e di lavoro delle masse di contadini immigrati nei sobborghi delle città industriali.
    Il terzo stadio inizia con le lotte sindacali per un salario più equo e con le leggi protettive del lavoro, che fanno abbassare la curva della mortalità: il miglioramento delle condizioni di vita s'accompagna all'applicazione di misure previdenziali ed economiche a favore delle classi più umili.
    La società moderna tende a restringere il campo al libero gioco della ricchezza e della miseria. Si affermano i principi della previdenza sociale, per cui la collettività si accolla gli oneri necessari per garantire l'assistenza sanitaria ai cittadini.
    In molti paesi, tuttavia, la disuguaglianza tra le classi di fronte alla morte appare ancora oggi sensibile, sia per la mancanza di sistemi previdenziali, sia perché quelli vigenti non funzionano a dovere. Gli indici di mortalità esprimono i risultati della lotta contro la morte.
    Una mortalità "naturale", senza calamità e senza medicine, dovrebbe aggirarsi tra il 30 e il 35 per mille. Ma nessuna parte del mondo, ormai, è soggetta a indici tanto elevati, poiché ovunque la lotta contro la morte ha fatto progressi.
    In Europa gli indici oscillano tra l'8 e l'11 per mille; i livelli più bassi sono toccati da paesi diversi tra loro: quelli a popolamento non troppo invecchiato e quelli ad altissimo livello di vita e di efficienza sanitaria.
    L'abbassamento della mortalità rispetto al secolo scorso è legato alla riduzione delle cause esogene di decesso grazie alla medicina terapeutica e alla prevenzione medico-sociale; ma i progressi contro la morte organica per cause endogene sono lenti e non sembra facile comprimere ulteriormente la mortalità di gruppi a forte percentuale di anziani.
    l tassi più ridotti spettano ai paesi con popolazione giovane nel contesto di un alto livello economico e sociale. Nei paesi in via di sviluppo, l'alta percentuale di gente giovane fa sì che gli indici di mortalità risultino non troppo elevati. Nel resto del Terzo Mondo la mortalità è elevata, specialmente nelle regioni caldo-umide.
    Il calo della mortalità fa aumentare la probabilità di sopravvivere più a lungo, cioè fa allungare la vita media o speranza di vita alla nascita, la quale esprime il numero di anni che un neonato, in una data epoca e in un dato paese, può sperare di vivere.
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