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Le Epistole a Lucilio

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  • Descrizione: Se è vero che non vi sono tante differenze tra l’otium meditativo e l’impegno civile, è anche vero che dopo il suo ritiro dalla politica Seneca si muove soprattutto nell’ambito della coscienza individuale. Le Epistole ad Lucilium sono l’opera principale di questo periodo e la più famosa in assoluto.
  • Tipologia: Superiori
  • Testo completo: Se è vero che non vi sono tante differenze tra l’otium meditativo e l’impegno civile, è anche vero che dopo il suo ritiro dalla politica Seneca si muove soprattutto nell’ambito della coscienza individuale.
    Le Epistole ad Lucilium sono l’opera principale di questo periodo e la più famosa in assoluto.
    Ancora oggi si discute se queste lettere sono ad un amico fittizio o reale, in quanto sono possibili tutte e due le opzioni: vi sono alcune lettere lunghe quanto trattati, mentre ce ne sono altre come risposta alle lettere dell’amico.
    Seneca è ben cosciente di inserire nella cultura romana un nuovo genere letterario quale quello epistolare, riprendendo un po’ Platone, ma soprattutto Epicuro. Le lettere di Seneca sono uno strumento di accrescimento morale attraverso cui si può arrivare alla sapientia; inoltre non hanno la forma di un insegnamento dottrinale, ma, grazie alla lettera, vi è un colloquium più intimo tra chi scrive e gli insegnamenti sono più diretti.
    Proprio grazie al suo avvicinarsi alla realtà, la lettera è lo strumento ideale per la pratica quotidiana della filosofia. Seneca infatti tratta nelle sue lettere ogni giorno un tema diverso, cominciando da un tema semplice e immediato, fino ad arrivare alle ultime lettere che assomigliano più ad un trattato filosofico. Questa forma di scrittura è presa dalla scuola epicurea che diceva che alla sapientia si arrivava dopo graduali momenti.
    Queste lettere però non sono solo delle dimostrazioni di verità filosofiche, ma esortano al bene.
    Gli argomenti delle lettere, che sono presi dalla vita quotidiana, sono generalmente ricondotti alle tematiche della tradizione diatribica: essi infatti vertono sull’indifferenza del saggio nei confronti della seduzione mondana, sulla sua indipendenza e autosufficienza, e propongono una vita dedicata alla meditazione e al perfezionamento interiore attraverso una profonda riflessione sulle debolezze e i vizi propri ed altrui.
    Seneca nelle sue lettere parla anche della condizione degli schiavi, assumendo toni di pietà altissimi, quasi ad avvicinarsi al cristianesimo; c’è però da dire che l’etica di Seneca è profondamente aristocratica, come si può vedere dal disprezzo delle masse popolari abbrutite dagli spettacoli del circo.
    Il distacco dal mondo e dalle sue passioni accresce pari a quello dell’esaltazione dell’otium. Otium visto non come inerzia, ma continua ricerca del bene, nella convinzione che le conquiste dello spirito possano giovare non solo agli amici, ma a tutti attraverso le Epistole.
    La conquista della libertà interiore è quindi l’obiettivo che il saggio si deve porre, a cui si accompagna la meditazione quotidiana della morte, a cui si deve guardare con serenità perché è il simbolo dell’indipendenza dell’uomo dal mondo.
    Seneca rifiuta la compatta architettura neoclassica ciceroniana che, nella sua disposizione ipotattica, organizzava la gerarchia logica interna, e dà vita a uno stile eminentemente paratattico, frantumando l’impianto del pensiero in un susseguirsi di frasi aguzze e sentenziose, il cui collegamento è affidato soprattutto all’antitesi e alla ripetizione. Seneca usa questo suo stile aguzzo per penetrare ed esplorare i segreti dell’animo umano e le contraddizioni che lo lacerano, ma anche per parlare al cuore degli uomini ed esortarli al bene.
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