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Le fonti della storia egiziana

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  • Descrizione: La ricostruzione della storia e della civiltà egiziana è stata effettuata sulla base di numerose fonti, che si dividono in dirette, o primarie, cioè prodotte dagli Egizi, e indirette, o secondarie, lasciate da altri popoli venuti in contatto con la civiltà egizia. Tra queste ultime vanno ricordate le fonti prodotte dai Greci, presenti in Egitto fin dal VII-VI secolo a.C. come mercenari, commercianti e viaggiatori. Questo periodo costituisce la fase finale dell’epoca faraonica: i Greci arrivano dunque in un mondo che ha raggiunto la sua pienezza culturale.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: La ricostruzione della storia e della civiltà egiziana è stata effettuata sulla base di numerose fonti, che si dividono in dirette, o primarie, cioè prodotte dagli Egizi, e indirette, o secondarie, lasciate da altri popoli venuti in contatto con la civiltà egizia.
    Tra queste ultime vanno ricordate le fonti prodotte dai Greci, presenti in Egitto fin dal VII-VI secolo a.C. come mercenari, commercianti e viaggiatori. Questo periodo costituisce la fase finale dell’epoca faraonica: i Greci arrivano dunque in un mondo che ha raggiunto la sua pienezza culturale. Questa sfasatura determina nei Greci la convinzione che la plurimillenaria cultura egizia sia frutto di una straordinaria saggezza, grazie alla quale sono stati creati monumenti fuori della normalità, e genera racconti favolosi, lontani dalla realtà storica.
    Le notizie fornite dai primi Greci recatisi in Egitto originarono un flusso aneddotico che non ci è pervenuto, come quello che doveva trovarsi nell’opera non conservatasi di Ecateo di Mileto, della fine del VI secolo a.C. Esso confluì in Erodoto, le cui “Storie” rappresentano la prima importante fonte omogenea sull’Egitto. Erodoto visita il Paese attorno al 450 a.C., ed è il primo ad occuparsi della storia egizia che, se risulta fantasiosa per le prime dinastie, diventa sempre più fedele e documentata nei periodi a lui più vicini. Egli interroga i sacerdoti egizi e raccoglie una grande quantità di notizie.
    Con Omero nasce il mito di un Egitto ricco, saggio e situato ai confini del mondo. Nell’“Odissea”, Ulisse accenna all’Egitto come a una terra da cui è difficile tornare. Nell’“Iliade”, è presentato come una terra dalle ricchezze leggendarie, ove si trova Tebe “dalle cento porte”, con allusione ai piloni d’accesso ai templi cittadini.
    Eschilo, nel IV secolo a.C., manifesta un atteggiamento sprezzante nei confronti degli Egizi, perché questi si erano alleati con i Persiani, nemici storici dei Greci. Platone parla dell’Egitto nel “Timeo” e nella “Repubblica” come di un Paese diviso in caste immutabili nei secoli, governato da individui superiori e dalla saggezza millenaria, tanto da doversi prendere a modello. Qualche notizia sull’Egitto si trova nei frammenti pervenutici di Ecateo di Abdera.
    Un resoconto più ampio è fornito da Diodoro Siculo, che soggiorna nel Paese nel 59 a.C. e si avvale, oltre che della sua esperienza diretta, anche delle opere di autori precedenti, come Ecateo di Abdera, Agatarchide di Cnido ed Erodoto. Strabone, che visse alcuni anni ad Alessandria e si spinse fino alla I cateratta con Elio Gallo, prefetto d’Egitto, nel 25-24 a.C., tratta dell’Egitto nel XVII libro delle sue “Geografike”.
    Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), nella sua “Naturalis Historia”, si occupa dell’Egitto dal punto di vista geografico e naturalistico. Plutarco (50-120 d.C.), nel suo trattato “De Iside et Osiride”, racconta la leggenda relativa ai due dei, seguendo il mito egizio ma aggiungendovi interpretazioni allegoriche. Giovenale (47-127 d.C.) accenna in modo satirico agli Egizi come adoratori di gatti e coccodrilli. Verso il 150 d.C., Claudio Tolomeo parla dell’Egitto nella sua opera geografica, elencandone le diverse regioni e le loro principali località.
    Nel V secolo d.C., un erudito egiziano, Horapollon, scrive un trattato sui geroglifici, proponendo per ogni segno un’interpretazione allegorica che risulterà fuorviante nei successivi tentativi di decifrazione.
    Nel 641, gli Arabi islamizzano il Paese, cancellando la cultura autoctona. Fino al XVII secolo, l’interesse per l’Egitto è limitato ai pellegrini europei diretti in Terrasanta. L’idea di un Paese dispensatore di una sapienza arcana e salvifica permane fino all’Illuminismo.
    La ricoperta dell’Egitto si ha con la spedizione di Napoleone del 1798-1799, in seguito alla quale venne pubblicata la “Description de l’égypte”, nelle cui tavole i monumenti egizi furono illustrati minuziosamente. Durante la spedizione venne ritrovata la Stele di Rosetta, che permise a Jean-François Champollion, nel 1822, la decifrazione dell’antica scrittura dei faraoni.
    Prima della spedizione napoleonica e prima della possibilità di comprensione della lingua egizia, le fonti secondarie, rappresentate dagli autori classici, dalla “Bibbia” e da qualche racconto di viaggiatori, costituivano il solo approccio possibile alla cultura del Paese. Le fonti primarie non potevano essere lette e correttamente interpretate. Per questa ragione, la nascita dell’Egittologia, la scienza che studia tutti gli aspetti dell’Egitto antico, si fa coincidere con le scoperte di Champollion.
    Queste fonti possono essere divise in scritte, figurate e in resti materiali. Tra le prime, si ricordano i testi relativi ai sovrani, le lettere di sovrani o dei privati, le autobiografie, le stele funerarie, le composizioni letterarie, i documenti amministrativi e contabili, i testi religiosi. Le fonti figurate sono costituite da tutte le manifestazioni artistiche, dipinte o scolpite a bassorilievo o a tutto tondo. Tra i resti materiali, si collocano quelli archeologici e quelli umani, da cui si possono dedurre dati antropologici. Per arrivare ad una corretta ricostruzione storica, occorre verificare e confrontare più fonti primarie di natura diversa, ricorrendo anche alle fonti secondarie.
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