Descrizione:L’autore di palliate che conosciamo meglio, Tito Maccio Plauto, scrive commedie non divise in atti e composte di parti cantate e recitate. Il teatro plautino comprendeva tre modi d’esecuzione e formalizzazione metrica: - le parti recitate senza accompagnamento musicale, scritte in senari giambici; - le parti “recitative”, in cui era presente un accompagnamento musicale, in settenari trocaici; - le parti “cantate”, composte in una straordinaria varietà di metri.
Tipologia:Università
Testo completo:L’autore di palliate che conosciamo meglio, Tito Maccio Plauto, scrive commedie non divise in atti e composte di parti cantate e recitate. Il teatro plautino comprendeva tre modi d’esecuzione e formalizzazione metrica:
- le parti recitate senza accompagnamento musicale, scritte in senari giambici;
- le parti “recitative”, in cui era presente un accompagnamento musicale, in settenari trocaici;
- le parti “cantate”, composte in una straordinaria varietà di metri.
Questi tipi di verso trovano dei corrispondenti nel sistema della metrica greca classica, ma ognuno di essi manifesta di aver subito profondi adattamenti. La struttura metrica della palliata offre una notevole impressione di ricchezza e musicalità. Erano grandi le differenze rispetto alla struttura formale dei modelli, che erano i testi della Commedia Nuova fiorita ad Atene nel IV secolo a.C.
Queste opere erano divise in atti e composte solo di parti “recitate” o “recitative”, quindi scritte in trimetri giambici o tetrametri trocaici catalettici. Da questa restrizione metrica, la Commedia Nuova traeva un suo effetto di “realismo borghese”, che trovava rispondenza nella scelta di uno stile misurato e realistico e nella conduzione dei personaggi e dell’intreccio. L’uso di parti musicali era confinato ad un artificio formale ed estrinseco, gli intermezzi, le pause che marcavano la divisione tra un atto e l’altro e che consistevano in esecuzioni musicali.
La palliata di Nevio e di Plauto lascia cadere la divisione in cinque atti, ma ritrova, nelle parti cantate, un elemento sostanziale della presentazione scenica. La “riscrittura” degli originali ateniesi, dunque, diventava un’operazione di passaggio a nuovi codici espressivi. Non solo si riscrivevano e si rimodulavano situazioni: nasceva anche l’impulso a creare nuove situazioni. Alcuni caratteri originali della commedia plautina vanno messi in rapporto con queste trasformazioni: il “lirismo comico” è un fenomeno parallelo a queste tendenze metrico-espressive.
Meno chiare ed organiche sono le cognizioni sulla tragedia romana arcaica. La struttura della tragedia attica prevedeva un alternarsi di parti dialogate, recitate o “recitative” e di parti liriche; di queste ultime, l’aspetto più qualificante era la presenza di grandi costruzioni “strofiche”, i cori: erano musicali e danzati, interpretati da gruppi di attori, che nella struttura drammaturgica avevano una funzione limitata o passiva. La funzione delle parti corali nell’intreccio era di commento all’azione: lo stile era separato da quello delle parti “individuali”.
I tragediografi latini non disponevano strutture necessarie a riproporre nel teatro romano le inserzioni corali del teatro attico. Erano necessari, dunque, dei cambiamenti nella “riscrittura” degli intrecci attici.
I tragici latini ovviarono a questo “vuoto” alzando tutto il livello stilistico dei loro drammi. I poeti tragici latini sfruttarono “calchi” della lingua poetica greca, neologismi, prestiti dal linguaggio ufficiale della politica, della religione e del diritto. Riuscirono, in questo modo, a dotare la tragedia di un suo linguaggio identificabile.
Mentre nella tragedia attica la maggior parte del dramma è impostata sul “colloquiale” trimetro giambico, nella tragedia romana il senario appare in minoranza: maggiore spazio hanno altre soluzioni, caratterizzate da temperature stilistiche e sentimentali, come i “recitativi” in settenario trocaico ed i cantica. Questo rialzo complessivo veniva a compensare la perdita degli intermezzi corali. Certe peculiarità del genere tragico romano sono collegate a questa transcodificazione.
La cultura romana si trova in possesso di un suo sistema teatrale “alla greca”. Certe soluzioni, tuttavia, restavano provvisorie ed affrettate. Il sistema teatrale attico del IV secolo a.C. si basava su una divisione di stili: per staccarsi dal “realismo” del linguaggio comico, la tragedia greca attingeva alle riserve della lingua epica e lirica ed alle tradizioni di parlate non attiche. Per la giovane poesia romana, il nuovo sistema non aveva un passato letterario tanto ricco.