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Le imposte indirette

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  • Descrizione: Le imposte indirette sono suddivise in tre categorie: 1. Imposte sugli affari. Comprendono tutti i tributi che colpiscono gli agenti economici (consumatori, imprese, etc.) nel momento in cui essi realizzano scambi di beni e servizi e/o cessioni di attività patrimoniali. La più importante imposta sugli affari è l’Imposta sul Valore Aggiunto (Iva), che è anche la seconda imposta italiana per gettito. Accanto all’Iva vi sono una serie di imposte meno importanti in termini di gettito, che si applicano nel momento in cui si stipulano atti formali o giuridici.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Le imposte indirette sono suddivise in tre categorie:
    1.Imposte sugli affari. Comprendono tutti i tributi che colpiscono gli agenti economici (consumatori, imprese, etc.) nel momento in cui essi realizzano scambi di beni e servizi e/o cessioni di attività patrimoniali. La più importante imposta sugli affari è l’Imposta sul Valore Aggiunto (Iva), che è anche la seconda imposta italiana per gettito. Accanto all’Iva vi sono una serie di imposte meno importanti in termini di gettito, che si applicano nel momento in cui si stipulano atti formali o giuridici.
    2.Imposte sulla produzione, sulla fabbricazione e sul consumo di singoli beni. Le più importanti sono le imposte sugli oli minerali (benzina, gasolio, etc.). Esse costituiscono la quota più importante del prezzo dei beni a cui sono applicate. Si tratta in generale di accise, ovvero di imposte la cui base imponibile è definita in relazione alla quantità del bene scambiato e non al suo valore monetario.
    3.Imposte sui monopoli fiscali e sul lotto. Tra queste è importante, per il suo gettito, l'imposta sui tabacchi. Le imposte sui monopoli sono le più antiche forme di entrate degli Stati. Il loro ruolo è diminuito nel tempo ed oggi hanno una funzione marginale.
    Vi sono poi imposte indirette che confluiscono nel bilancio degli Enti territoriali. Tra queste spicca l'Irap, la tassa automobilistica regionale e le addizionali sulla benzina e sul gas e sul consumo di energia elettrica.
    L’imposta plurifase sul valore aggiunto (Iva)
    L’imposta plurifase sul valore aggiunto è il metodo attualmente adottato dalla normativa tributaria italiana e da quella dei suoi principali partner commerciali europei.
    Il soggetto passivo riscuote dal cliente a cui vende il bene o servizio un’imposta lorda e da essa sottrae l’imposta pagata per gli acquisti necessari alla produzione versando allo Stato la differenza. Poiché in Italia è concessa la detraibilità dell’Iva pagata sui beni di investimento, l’Iva tassa di fatto il consumo.
    L’Iva è la seconda imposta per gettito del sistema tributario italiano. L’aliquota normale è del 20%, ma vi sono due aliquote ridotte del 4% per beni di prima necessità e del 10%. L’aliquota più bassa si applica ai beni di prima necessità. Essa permette di realizzare un moderato effetto di progressività.
    È previsto poi un regime speciale per l’agricoltura: per i produttori agricoli è previsto un regime speciale che prevede la determinazione forfetaria della detrazione Iva sugli acquisti.
    Sono previsti infine una serie di regimi forfetari. Ad un primo regime possono accedere le imprese e i lavoratori autonomi che abbiano un fatturato inferiore a 185.924,48 euro. In questo caso i contribuenti godono di agevolazioni nella tenuta della contabilità fiscale. Vi sono poi regimi semplificati per le imprese e i lavoratori di dimensioni ancora minori. Per questi è prevista la determinazione semplificata dei costi o anche il calcolo forfetario dell’imposta.
    Il gettito è ottenuto in modo frazionato dalle imprese, che in senso economico svolgono il ruolo di agenti riscossori per conto dello Stato. La somma che ogni impresa versa allo Stato è definito in funzione del valore aggiunto realizzato dall’impresa medesima. Il gettito finale che affluisce allo Stato sarà pari alla somma di tutte le imposte versate dalle imprese. Formalmente quindi le imprese sono i soggetti passivi dell’imposta, ma non necessariamente esse sono anche i soggetti su cui grava l’onere economico dell’imposta. La legge istitutiva dell’Iva prevede infatti l’obbligo della rivalsa da parte dell'impresa sul proprio cliente: ad ogni scambio sottoposto ad imposizione nella fattura di vendita deve essere indicata la componente del prezzo che corrisponde all’Iva fatta pagare dal venditore al compratore. In normali condizioni di mercato i soggetti che sostengono l’onere dell’imposta sono i consumatori finali, ovvero coloro che non avendo possibilità di vendere il bene acquistato (e quindi di trasferire sul prezzo l’onere dell’imposta), non possono rivalersi su alcun soggetto per il pagamento dell’imposta pagata sul valore del bene acquistato.
    La teoria economica ha messo in luce che l’onere effettivo dell’imposta dipende dall’ampiezza del processo di traslazione, ovvero dalla capacità dell’impresa di trasferire sui prezzi e/o sui salari il peso dell’imposta.
    Al fine di contenere il fenomeno dell'evasione dell'imposta che è ritenuta molto alta sono stati introdotti una serie di strumenti, la cui efficacia non è stata sempre alta. Tra di essi si possono ricordare: i documenti di trasporto per i beni viaggianti, la ricevuta fiscale, l'introduzione dei registratori di cassa e dello scontrino fiscale.
    L’abolizione delle dogane tra i paesi membri dell’Ue ha reso necessaria l'introduzione di un meccanismo di pagamento dell’Iva basato sull’autodichiarazione da parte del fornitore, che pone seri problemi di controllo da parte dell’amministrazione finanziaria. L’efficacia del sistema dei controlli sulle autodichiarazioni è uno dei problemi dell’applicazione dell’imposta. La sua soluzione dipende dall’efficacia del coordinamento delle Amministrazioni finanziarie dei diversi paesi europei.
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