Descrizione:L'uomo ha una pluralità di codici e, nel suo comportamento comunicativo, questi si presentano spesso combinati fra di loro. Abbiamo: - Codici corporei, che hanno come espressione movimenti e operazioni di diverse parti del corpo: espressione del volto, sguardo, gesti, movimenti, postura, vocalizzazioni non verbali. Sono codici autonomi in quanto non richiedono nessuno strumento esterno oltre al proprio corpo.
Tipologia:Università
Testo completo:L'uomo ha una pluralità di codici e, nel suo comportamento comunicativo, questi si presentano spesso combinati fra di loro. Abbiamo:
- Codici corporei, che hanno come espressione movimenti e operazioni di diverse parti del corpo: espressione del volto, sguardo, gesti, movimenti, postura, vocalizzazioni non verbali. Sono codici autonomi in quanto non richiedono nessuno strumento esterno oltre al proprio corpo. Alcuni dei messaggi prodotti con i codici corporei sembrano essere universali nel senso che sono disponibili a tutti gli uomini, senza bisogno di apprendimento, né di addestramento. Ad esempio, il “colpo di sopracciglia” per indicare un atteggiamento positivo nei confronti di un contatto sociale proposto da altri. Questo “messaggio” è involontario ed è stato descritto in moltissime culture. Al contrario sono specifici di singole culture, come lo scuotere il capo dall'alto verso il basso in Europa significa “sì”, in Grecia o Bulgaria “no”, ed altri gesti.
- Lingue verbali: francese, italiano, tedesco, arabo, giapponese ecc. hanno l'essenziale proprietà di avere un'espressione fonico-acustica, cioè composta di suoni prodotti da un apparato fonatorio e destinati ad essere ricevuti da un apparato uditivo. Le lingue verbali sono caratterizzate da una complessa serie di proprietà specifiche che le rendono uniche tra tutti i codici animali e tra tutti i codici in generale.
Nella prima accezione, le lingue sono arbitrarie, in quanto non c'è alcun vincolo naturale e necessario tra il significante e il significato di alcun segno. Ciò si vede dal fatto che il significato è imprevedibile a partire dal significante e viceversa. Se pensiamo al significato “sedia”, non c'è una ragione per cui in italiano si dica “sedia” e in inglese “chair”. Naturalmente esistono fatti che limitano queste affermazioni: le onomatopee sono di questo tipo. Oltre a questa prima accezione di arbitrarietà, ne esistono altre scoperte da Saussure.
E' arbitrario anche il rapporto tra un significante e gli altri significanti. Ad esempio se in italiano pronunciamo “pino” o “piino” entrambi designano senza dubbio il significato “pino”. Ma se in inglese pronunciamo “ship” o “sheep” nel primo caso il significato che intendiamo è “nave”, nel secondo è “pecora”. Quindi la distinzione tra una I breve e una I lunga è arbitraria.
È arbitrario poi il rapporto tra un significato e gli altri significati. Ad esempio l'italiano distingue tra foglio e foglia, mentre lo spagnolo non lo fa e designa i due significati con il solo significante “hoja”.
La prima accezione di arbitrarietà può essere definita verticale, mentre le altre due le definiremo orizzontali perché riguardano rapporti tra entità della stessa natura.
Alcune lingue raggruppano i significati in un modo più che in un altro, le classificazioni sottostanti alle lingue sono arbitrarie. Ad esempio, in latino “recedo”, “decedo”, “concedo”, “accedo”, derivano tutte da “cedo”.
Saussure osservò che nel vocabolario delle lingue esistono “parole totalmente immotivate” e “parole parzialmente immotivate” e che quindi nelle lingue ci sono diversi gradi di arbitrarietà. Una serie di ricerche sono arrivate a stabilire sottili tipologie linguistiche, distinguendo tra lingue, come il tedesco, in cui la struttura della parola consente di leggervi il significato ed altre, come l'italiano, dove le parole sono solo in piccola parte trasparenti.
Oggi è abbastanza diffusa la convinzione che le lingue registrino tracce di iconicità. Sul piano fonologico, ad esempio, tutte le lingue devono rispettare dei requisiti formali, come non essere troppo lunghe e quindi impronunciabili e non essere costituite solo da monosillabi. In tutte le lingue si registrano aspetti paralinguistici, ad esempio una voce irosa esprime il suo significato, una parlata veloce trasmette un determinato stato d'animo.
Sul piano dei singoli suoni, da molto tempo si insiste sul fatto che determinati valori fonici sogliono esprimere, in lingue diverse, cose uguali: “r” indica fluidità, “u” cupezza e timore; “i” piccolezza e gioia. Questo viene chiamato fonosimbolismo. Osserviamo con sorpresa che in diverse lingue le parole che significano “qui” contengono una “i”, mentre quelle che significano “lì” contengono una “a”.
In italiano, però, osserviamo che questa regola non vale. Il raddoppiamento, poi, designa in molte lingue un'intensificazione, si veda l'italiano “adagio, adagio”, “piano, piano”.
Le lingue sono sistemi produttivi perché permettono di produrre e interpretare messaggi nuovi illimitatamente diversi, purché rientrino nell'ambito delle regole della lingua stessa. Ad esempio, i meccanismi di derivazione permettono di ottenere dalla parola “acqua” altre parole come “acqueo, acquoso, acquatico”. Anche sul piano sintattico si può riscontrare questa caratteristica: da “bevo acqua” avremo “bevo acqua fresca”, da “bevo acqua fresca” avremo “non bevo acqua fresca” e così via.
La composizionalità invece si riferisce al fatto che le lingue verbali consentono di mettere insieme elementi semplici per ottenere elementi complessi, come suoni, sillabe e parole, teoricamente in modo illimitato.
La doppia articolazione è una proprietà delle lingue verbali per le quali esse sono strutturate in due livelli strutturali diversi:
- le unità foniche, in sé prive di significato, che, combinandosi, danno luogo ad altri significati;
- unità di livello superiore dotate di significato.
Ad esempio: i suoni “s, l, a, e” non hanno nessun significato proprio, ma permettono di dar luogo con la loro combinazione ad unità di livello diverso, cioè a parole, come sale, elsa, lesa. Queste parole pur contenendo gli stessi suoni hanno significati completamente diversi.
Il livello dei suoni è chiamato seconda articolazione, il livello superiore prima articolazione.