Descrizione:Personaggio principale della commedia Il bugiardo, Lelio č un personaggio che ama «godere il mondo» e la propria libertą, i divertimenti e le avventure, con gli atteggiamenti di un rampollo viziato, di un damerino elegante, desideroso di misurare il fascino del proprio seducente discorso.
Tipologia:Superiori
Testo completo:Personaggio principale della commedia Il bugiardo, Lelio è un personaggio che ama «godere il mondo» e la propria libertà, i divertimenti e le avventure, con gli atteggiamenti di un rampollo viziato, di un damerino elegante, desideroso di misurare il fascino del proprio seducente discorso. Un’arte, tutta esteriore, completamente legata all’apparenza, ma che affascina e convince e lo spinge via via più lontano, sicuro di padroneggiare qualsiasi situazione.
La sua è una vera e propria «passione fantasiosa», trascinante nel momento in cui l’occasione si presenta con le sue ammiccanti possibilità. L’autore lo ha «posto […] in impegni molto ardui e difficili da superare, per maggiormente intralciarlo nelle bugie medesime, le quali sono per natura così feconde, che una ne suol produr più di cento, e l’una ha bisogno delle altre per sostenersi».
Ma con tanto entusiasmo egli si lancia nell’invenzione, da capovolgere l’impressione finale: offrendo cioè lo spettacolo di un carattere che ama cimentarsi con le difficoltà, per sondare le proprie capacità invettive, dunque «più di uno spacciatore di menzogne, è un brioso inventore di favole, un chiacchierone inesauribile, che un poco per interesse e un poco per vanità pone sé stesso a preferenza degli altri al centro delle proprie trovate».
In fuga da una fanciulla cui si è promesso sposo, senza più denari per le spese eccessive, egli passa il suo tempo in locanda, per meglio godere dei divertimenti della città.
Uno scioperato, che Goldoni mette in scena attorniato da personaggi più classici, le quattro maschere tradizionali di Pantalone, del Dottore, di Arlecchino e di Brighella, e altre quattro figure stereotipe quali l’amante timido (Florindo), l’amante sleale (Olindo), e le due giovani amorose. Arlecchino, servo affamato in cerca di una sua Colombina, gli viene affiancato, bugiardo per antonomasia, a evidenziarne la principale caratteristica: l’arte dell’inventare.
Primo spettatore di tali “commedie” di Lelio, verso il quale nutre una sorte di divertita ammirazione:
«Arlecchino: Mi no so come diavolo fe a inventarve tante filastrocche, a dir tante busie senza mai confonderve.
Lelio: Ignorante! Queste non sono bugie; sono spiritose invenzioni, prodotte dalla fertilità del mio ingegno pronto e brillante».
Arlecchino lo costringe a parlare del suo vizio, che risulta ragione di vanto e di studio sottile, arma per cogliere ogni occasione di divertimento e avventura. Pronto nientemeno a tradire il proprio padre se l’occasione lo richiede, Lelio dovrebbe costituire un carattere ridicolo e odioso, intrappolato nel proprio mentire; ma di lui colpisce di più, in definitiva, la passione per la favola e il prepotente desiderio di vivere fidando nelle infinite possibilità della fantasia.