Descrizione:Il libro “Lettera a un bambino mai nato” è stato pubblicato nel 1975, tradotto in ventidue paesi e solo in Italia ne sono state vendute 2.500.000 copie. La protagonista è una donna single, determinata e convinta dei propri ideali, convinta che la maternità sia una consapevole assunzione di responsabilità. Il luogo in cui si svolge il racconto non è definito e nemmeno il tempo in cui si svolgono i fatti.
Tipologia:Superiori
Testo completo:Il libro “Lettera a un bambino mai nato” è stato pubblicato nel 1975, tradotto in ventidue paesi e solo in Italia ne sono state vendute 2.500.000 copie. La protagonista è una donna single, determinata e convinta dei propri ideali, convinta che la maternità sia una consapevole assunzione di responsabilità. Il luogo in cui si svolge il racconto non è definito e nemmeno il tempo in cui si svolgono i fatti. Si capisce solo che le vicende si svolgono prima in una città, e poi in un viaggio di lavoro della protagonista, in un posto presumibilmente lontano. I personaggi non sono molti ma sono tutti ben caratterizzati.
È la tragica autobiografia di una donna single che aspetta un figlio e concepisce la maternità non come un dovere ma come una scelta da compiere alla luce delle esigenze del piccolo e della madre.
La protagonista porge vari interrogativi al piccolo embrione e spesso gli narra le vicende della vita mettendo in evidenza che il mondo spesso è crudele e che la vita è dura e ingiusta. Dopo che la donna avrà perso il bimbo per via di una gravidanza difficile e del poco riposo che si era concessa, si trova a dover affrontare, nella sua testa, un processo celebrato da una simbolica giuria di cui fanno parte gli altri personaggi del romanzo: il padre del bambino, la sua migliore amica, i suoi genitori, il suo medico, la dottoressa che l’ha visitata durante il viaggio e inaspettatamente anche il suo piccolo bimbo. Il romanzo si conclude con delle riflessioni della protagonista mentre si trova davanti al feto del piccolo che portava in grembo.
Personaggi dell'opera:
- Protagonista: una ragazza la cui età non viene menzionata, che lavora ed è single. Intelligente e colta, si intuisce dai suoi racconti che non abbia passato un’infanzia molto felice. Riflessiva ma di indole irrequieta.
- Padre del bimbo della protagonista: appena saputo della notizia del bambino è restio e tenerlo e sprona la donna ad abortire, successivamente è molto disponibile a restare accanto alla protagonista e assumersi le sue responsabilità di padre verso il bambino che doveva nascere.
- I genitori della protagonista: sono menzionati poco nel romanzo, ma vengono caratterizzati come dei genitori affettuosi che amano la loro figlia e la sostengono in ogni scelta voglia fare, stando dalla sua parte anche quando gli altri le danno addosso e la colpevolizzano.
- Medico della ragazza: fin dal primo momento abbiamo l’impressione che sia un uomo brusco che giudica male la protagonista, che in qualche modo cerca di farla sentire come se abbia fatto chissà cosa di tanto atroce e queste sensazioni che ci vengono dalla lettura si concludono nella scena del “processo” alla donna con una chiara presa di posizione del medico che ci conferma il punto di vista di questo personaggio.
- Migliore amica della donna: in primo momento è contraria a questa gravidanza, ma poi a poco a poco capisce che la sua amica deve fare ciò che si sente di fare e le rimane a fianco.
- Dottoressa: questa donna fin dall’inizio è dalla parte della protagonista, è cordiale con lei, ma con i suoi consigli la porterà a perdere il bambino, sconsigliandole la dovuta cautela durante la gravidanza, a favore di una gestazione più “naturale” e priva di costrizioni all’immobilità.
Il libro vuole mettere in luce la libertà della donna, di gestire il proprio corpo e la propria vita senza costrizioni, e senza la costrizione della maternità. La protagonista vuole essere libera e scegliere di sacrificare la creatura che porta in ventre in nome delle sue esigenze di donna e dei suoi desideri.
La protagonista non abortisce intenzionalmente, ma il suo comportamento può essere paragonato ad un aborto volontario, perché ad un tratto non prende più una posizione in merito al suo bambino, ma lascia che sia il caso a decidere per la vita di suo figlio, lascia che sia la sorte a prendere la decisione che lei non si è decisa a prendere, sia pure una decisione dai risvolti dolorosi.