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Letteratura egiziana

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  • Descrizione: La letteratura è il modo con cui una lingua si manifesta in forme durevoli. Il motivo della conservazione dei testi può essere di vario ordine, legato tanto al supporto quanto alla forma della scrittura. L’uso della pietra e della scrittura geroglifica è originariamente dovuto ad un’esigenza di sacralizzazione, ossia di trasformazione della parola in forme autonome e permanenti. A questo scopo la scrittura geroglifica si usò anche sui papiri. Vi sono anche testi su pietra, che costituiscono la trasformazione di originali redatti in scrittura ieratica, quindi non concepiti inizialmente come testi sacralizzati.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: La letteratura è il modo con cui una lingua si manifesta in forme durevoli. Il motivo della conservazione dei testi può essere di vario ordine, legato tanto al supporto quanto alla forma della scrittura. L’uso della pietra e della scrittura geroglifica è originariamente dovuto ad un’esigenza di sacralizzazione, ossia di trasformazione della parola in forme autonome e permanenti. A questo scopo la scrittura geroglifica si usò anche sui papiri. Vi sono anche testi su pietra, che costituiscono la trasformazione di originali redatti in scrittura ieratica, quindi non concepiti inizialmente come testi sacralizzati.
    Il supporto tipico dell’Egitto per scrivere è il papiro. Il papiro, nella forma di rotoli, costituisce anche il modo assunto in Egitto dalle raccolte di testi, ossia dai libri. Il libro, inteso come strumento per riportare estesi contenuti testuali, trova un parallelo nell’uso di lastre di pietra sagomate, dette stele. Nella seconda metà del II millennio a.C. si diffonde un altro supporto durevole, usato come surrogato del papiro, l’ostrakon, una scheggia di calcare o un coccio di vaso usati come supporto.
    La conoscenza dell’egiziano è permessa da un alto numero di documenti, che riportano un registro formale di espressione. La letterarietà dell’espressione inizialmente si fonda su procedimenti condotti a livello orale e relativi all’uso cerimoniale della lingua, e la produzione di testi risponde all’intento di sacralizzazione. La redazione di testi complessi (testualizzazione) di carattere letterario, si impone solo alla fine del III millennio, ed essa funge da legante con tale lingua e la sua scrittura. Il prevalere della lingua della comunicazione informale è una conseguenza degli eventi politici del Nuovo Regno, nella seconda metà del II millennio a.C..
    La scissione tra il patrimonio testuale e la lingua corrispondente provoca nel I millennio a.C. procedimenti di traduzione. Dopo l’avvento del cristianesimo e l’adozione di un nuovo sistema grafico, la lingua si spoglia quasi interamente della proiezione testuale precedente.
    Una letteratura egiziana scritta è rintracciabile già dal III millennio, in testi rituali, come i Testi delle Piramidi, incisi nelle stanze interne delle sepolture dei faraoni, a cominciare da Unis, ultimo re della V dinastia (2400 a.C. circa), ed in testi autobiografici privati esposti nelle cappelle o sulla facciata delle tombe.
    Il processo della testualizzazione distingue il II millennio, quando subentrano testi narrativi e sapienziali, trattati scientifici di medicina e matematica, accanto ad una vasta produzione di carattere sacro. Questa fase formalizzata è designata come egiziano classico, e comporta un’unione effettiva tra usi linguistici, procedimenti grafici e tipologie testuali.
    L’amministrazione faraonica produce già nel III millennio dei documenti epigrafici di natura annalistica, che riepilogano gli eventi dei singoli regni. Il frammento più famoso è la Pietra di Palermo. Dai Testi delle Piramidi dipendono, per l’uso dei dignitari, durante il II millennio, dapprima i Testi dei Sarcofagi, inizialmente riportati sulle facce interne delle bare in beneficio dei defunti, e poi il Libro dei Morti, che appare a Tebe verso la metà del millennio, ma solo dalla XVIII dinastia è copiato sui papiri.
    La corte della capitale, a Menfi, è responsabile per l’avvio del processo di testualizzazione, concernente la produzione letteraria scritta, ascrivibile al contesto dell’XII dinastia. Si tratta, in parte, della ripresa di opere gnomiche più antiche di collocazione menfita: Insegnamento di Djedefhor, Insegnamento per Kagemni, Insegnamento di Ptahotep o dell’ampliamento di un genere narrativo/autobiografico: Avventure di Sinhue, Racconto del Naufrago. Collateralmente si sviluppa una letteratura di vocazione politica: Insegnamento per Merikara, Insegnamento di Amenemhat I, Insegnamento di Kheti o “Satira dei Mestieri”, Insegnamento di Montuhotep o “Panegirico reale”, che trova riscontro nei documenti epigrafici regali. È documentato anche un genere aneddotico che anticipa lo stile popolaresco successivo, tipico dei Racconti del Papiro Westcar.
    L’ambiente di tempio si avverte nella redazione di rituali svariati, come il Rituale del culto quotidiano, Rituale d’offerta, Rituale dell’apertura della bocca, Rituale per distruggere Apopi, nella redazione di “libri dell’Aldilà”, come Amduat, il Libro delle porte, il Libro delle caverne, il Libro della Vacca celeste, il Libro del giorno e il Libro della notte e in un’ampia produzione innica.
    La letteratura scientifica rientra nello stesso processo, ed è attestata da documenti di grande pregio librario, che concernono la matematica e la geometria e la medicina.
    La letteratura neoegiziana si presenta dapprima in forma epigrafica ed in ambiente tebano, successivamente nella capitale effimera di Amarna. Il suo grande sviluppo avviene durante il periodo ramesside tra la XIX e XX dinastia, quando il neoegizio è assunto a lingua veicolare dell’impero e si adopera nell’uso quotidiano dei papiri. In neoegiziano si tramandano opere sapienziali, come l'Insegnamento di Ani, narrazioni mitologiche, come il Racconto dei Due Fratelli e La contesa di Horo e Seth, e composizioni di lirica amorosa. Ampia è la presenza della cultura scribale che domina il periodo ramesside.
    Alla fine del II millennio, sotto il dominio di sovrani di origine libica, appaiono generi testuali redatti in neoegiziano, ma privi degli stilemi tradizionali. Successivamente, si presentano composizioni pertinenti alla lingua demotica.
    Durante la XXV dinastia, una forma dotta di egiziano viene accolta per narrare le imprese dei faraoni sulle stele erette nella capitale, Napata.
    La XXVI e la XXVII dinastia, in cui l’Egitto diviene una satrapia dell’impero persiano, assistono al trionfo della lingua e grafia demotica. Si sviluppa l’epica. Intorno al 450 a.C., Erodoto visita l’Egitto e lo descrive nel II libro delle Storie. Si hanno traduzioni dall’aramaico in demotico, e vi sono le prime traduzioni da testi egiziani in lingua anteriore in demotico. Una letteratura in lingua e grafia demotica appare soltanto nel IV secolo a.C.
    Alla fine del IV secolo, l’Egitto entra nella cultura ellenistica. Da un lato gli Egiziani si servono del greco (le Storie di Manetone), dall’altro fiorisce il romanzo in demotico ed il romanzo erotico greco d’ambiente alessandrino. Vi sono opere sapienziali composte in demotico, che risentono della nuova cultura cosmopolita. Testi egizi anteriori vengono tradotti in demotico ed altri soltanto trascritti in grafia demotica. Altrettanto avviene tra egiziano più antico e demotico da una parte e greco dall’altra. Vi sono anche retrotraduzioni, cioè testi riferiti di proposito ad uno scenario ricostruito nel passato. I grandi templi costituiscono un baluardo della cultura religiosa e scientifica.
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