Descrizione:Le attività terziarie non sono distribuite in modo uniforme sul territorio: vi sono grandi centri con un numero molto elevato e diversificato di servizi e piccoli centri che ne hanno un numero molto più ristretto. Di mano in mano che si passa dai centri piccoli a quelli grandi, il tipo di servizi offerti diviene sempre più specializzato e più raro: tanto più raro è il servizio tanto più vasta è l'area cui l'offerta è rivolta.
Tipologia:Università
Testo completo:Le attività terziarie non sono distribuite in modo uniforme sul territorio: vi sono grandi centri con un numero molto elevato e diversificato di servizi e piccoli centri che ne hanno un numero molto più ristretto. Di mano in mano che si passa dai centri piccoli a quelli grandi, il tipo di servizi offerti diviene sempre più specializzato e più raro: tanto più raro è il servizio tanto più vasta è l'area cui l'offerta è rivolta.
In base a questo parametro si possono distinguere tre categorie di servizi:
Servizi comuni. Sono quelli più diffusi, cui accedono usualmente le famiglie e le imprese nel corso della settimana. Nei paesi sviluppati questi servizi sono ovunque presenti entro il raggio di 10 km; anche nei paesi meno sviluppati sono diffusi abbastanza uniformemente.
Servizi di livello medio. Sono quelli a cui famiglie e imprese accedono con frequenze diradate, oppure destinati ad una limitata frazione di abitanti.
Servizi rari (o terziario superiore). Sono quelli a cui si ricorre eccezionalmente o che sono rivolti a speciali categorie di utenti.
Le attività terziarie tendono a distribuirsi secondo un ordine gerarchico. Alla base stanno i piccoli centri provvisti di terziario d'uso comune; seguono i centri caratterizzati da funzioni più elevate e da servizi più rari; al vertice stanno i centri di servizi specializzati e strategici. La posizione gerarchica, connessa alla localizzazione "spontanea" delle attività terziarie, può essere modificata dall'intervento del potere pubblico sulle scelte localizzative: pianificazione e politica territoriale.
Il sistema gerarchico dei centri fornitori di servizi è stato formalizzato dal geografo tedesco Walter Christaller, che lo ha sperimentato nello studio della rete urbana della Germania meridionale, riscontrando una certa regolarità nella distribuzione spaziale delle località dei diversi ranghi. È, questo, il modello delle località centrali, che spiega la distribuzione dei centri grandi e piccoli in funzione dei servizi da essi offerti.
Christaller parte dal presupposto astratto di una regione omogenea uniformemente abitata, percorribile in tutte le direzioni con costi di trasporto che variano unicamente in proporzione alla distanza da percorrere. Introduce poi il concetto di centralità: una località centrale è quella che offre beni e servizi per i consumatori abitanti nel territorio circostante. Di mano in mano che la distanza aumenta, il costo del trasporto incide sempre più fino al punto in cui si annulla la convenienza: in ciò sta il concetto di portata, ossia la distanza massima che un cliente è disposto a percorrere per accedere ai beni e servizi della località centrale; oppure il raggio massimo dell'area di mercato entro la quale il fornitore è in grado di attrarre i clienti. Il concetto di soglia geografica esprime la portata corrispondente al numero di consumatori minimo necessario perché il fornitore di beni e servizi operi in modo da coprire i costi e ottenere un margine di profitto. I beni di consumo corrente sono molto richiesti e con poca strada si raggiunge il volume di vendita necessario per la sussistenza del fornitore: il numero di centri fornitori è elevato, mentre la soglia geografica è bassa e l'area di mercato è piccola. Altri beni meno richiesti hanno bisogno di un'area di mercato più ampia per attingere un sufficiente volume di domanda, la portata è grande e il numero di centri fornitori è minore: si tratta di beni rari o d'ordine superiore. È chiara la correlazione inversa tra la frequenza dell'offerta e l'estensione del suo ambito di diffusione (area di mercato): quanto più un bene o servizio è concentrato in poche località centrali, tanto più ampia sarà la sua area di mercato.
Christaller ipotizza le località centrali collocate ai vertici di triangoli equilateri giustapposti tra loro fino a coprire con geometrica uniformità tutta la regione. Questi triangoli raggruppati a 6 a 6 danno luogo a una struttura ad esagoni regolari: ogni vertice risulta occupato da una delle località centrali dell'ultimo ordine gerarchico, mentre nel centro dell'esagono viene a trovarsi una località centrale di ordine superiore. Questi esagoni, riuniti in raggruppamenti di sette, costituiscono unità territoriali. Christaller individua 7 ordini o livelli gerarchici, dal centro di mercato alla capitale regionale.
Il modello christalleriano ha dato il via a sostanziali innovazioni di metodo e di contenuto nelle analisi territoriali ed è stato poi oggetto di approfondimenti e applicazioni da parte di geografi, economisti, pianificatori. Però esso non tiene in conto le diversità dell'ambiente naturale e le sperequazioni socioeconomiche, ignora l'esistenza di quelle economie di agglomerazione e di urbanizzazione che possono accelerare lo sviluppo di alcuni centri a scapito di altri.
Arthur Lösch ha fornito un'analisi generale e profonda del sistema delle località centrali. Lösch osserva che le strutture diventano molte di più se si cambiano ulteriormente le dimensioni e l'orientamento degli esagoni. Mentre Christaller vedeva nella gerarchia un sistema di livelli ben distinti, Lösch ipotizza una distribuzione gerarchica più continua e città della stessa grandezza con funzioni economiche diverse. Dal concetto di paesaggio economico deriva che il sistema comporta particolari direttrici di traffico e di popolamento e regioni economiche costituite da esagoni di dimensioni variabili. Lösch ha analizzato i fattori capaci di modificare le reti teoriche: elementi economici come le differenze di prezzo e di qualità da un luogo all'altro, elementi naturali come la fertilità del suolo e le facilità dei trasporti, elementi umani come la tradizione e la politica dei prezzi.