Descrizione:I movimenti di colonizzazione hanno contribuito alla conquista umana della Terra.
Nell'età moderna l'Europa non è più la meta dei popoli invasori, ma avvia un potente ciclo di espansione demografica e politica con la progressiva "europeizzazione" dell'America e dell'Australia e con la penetrazione coloniale in Africa e in Asia. Le migrazioni moderne più importanti sono state quelle attraverso l'Atlantico per il popolamento del Nuovo Mondo, e quelle per il popolamento dell'Australia e della Nuova Zelanda.
Tipologia:Università
Testo completo:I movimenti di colonizzazione hanno contribuito alla conquista umana della Terra.
Nell'età moderna l'Europa non è più la meta dei popoli invasori, ma avvia un potente ciclo di espansione demografica e politica con la progressiva "europeizzazione" dell'America e dell'Australia e con la penetrazione coloniale in Africa e in Asia.
Le migrazioni moderne più importanti sono state quelle attraverso l'Atlantico per il popolamento del Nuovo Mondo, e quelle per il popolamento dell'Australia e della Nuova Zelanda. Due continenti sono stati colonizzati da emigranti europei, che Ii hanno trovati scarsi di abitanti: molte delle popolazioni indigene sono state isolate o distrutte, o sono scomparse in seguito alle malattie contratte attraverso gli Europei.
L'emigrazione nel Nuovo Mondo è caratterizzata dalla successione di fasi diverse. I primi gruppi partirono dalla Spagna e dal Portogallo, sotto la spinta del desiderio di accumulare subito ricchezze. L'emigrazione aveva carattere d'avventura; con i Francesi e gli Inglesi acquistò solidità penetrando all'interno del continente nordamericano. L'assenza dell'emigrazione femminile nell'America Centrale e Meridionale favorì gli incroci con le donne indigene e la formazione di una massa di meticci.
L'emigrazione europea si trasformò in una corsa incontenibile nel secolo XIX in conseguenza delle crisi seguite alle guerre napoleoniche e alla povertà dei raccolti.
Le cause che spingevano gli emigrati non erano sempre le stesse. Nella maggior parte essi si sentivano angustiati dall'eccesso di popolazione nel paese natale; a ciò si aggiunga l’aleatorietà dell'economia agricola con ricorrenti carestie e la disoccupazione della classe artigiana conseguente alla industrializzazione; molti gruppi erano spinti da motivi religiosi o ideologici, sia perché perseguitati in patria, sia perché vedevano nel Nuovo Mondo un territorio vergine.
Dopo la metà del XIX secolo, l'emigrazione sentiva il richiamo delle nuove terre: negli Stati Uniti, l'abolizione della schiavitù fomentava la richiesta e l'impiego della manodopera europea. Contribuì ad incrementare le partenze il miglioramento dei trasporti marittimi.
È da sottolineare la diversità tra l'avvio di una colonizzazione di sfruttamento da parte di Spagnoli e Portoghesi nell'America Latina, che ha lasciato un’eredità di sottosviluppo, e la colonizzazione di popolamento dell'America Anglosassone, con una più armoniosa ed efficace valorizzazione del territorio.
Sulla fine del secolo, l'assorbimento di manodopera da parte delle industrie in sviluppo nell'Europa nord-occidentale faceva estinguere l'ondata della vecchia emigrazione, costituita da Europei del Nord e dell'Ovest. La nuova emigrazione segnò il sopravvento degli Europei del Sud e dell'Est.
La prima guerra mondiale segnò la fine del grande movimento transoceanico, poiché gli Stati Uniti limitarono l'immigrazione; gli ultimi flussi furono assorbiti dall'industria: il passaggio dalla classe contadina al proletariato urbano è uno degli aspetti più caratteristici dell'emigrazione moderna.
Dopo aver costituito per decenni la meta degli emigrati dalle regioni d'Europa meno progredite, gli Stati Uniti nel periodo tra le due guerre, avendo conseguito un livello tecnologico che rendeva meno pressante il bisogno di manodopera, adottarono una legislazione restrittiva per limitare e selezionare l'immigrazione. Questa politica mirava a prevenire afflussi di manodopera scarsamente qualificata e a favorire la selezione di personale specializzato proveniente dall'Europa settentrionale; ma mirava anche a salvaguardare la matrice anglosassone.
Anche gli altri paesi nuovi hanno stabilito un limite e un controllo degli immigrati, per evitare eccedenze che potrebbero compromettere l'ottimo livello di vita raggiunto o alterare la preminenza culturale ed etnica inglese.
La grande emigrazione cessò con la prima guerra mondiale. Tra le due guerre ci fu qualche accenno di ripresa, ma non si trattava più di flussi incontrollati, bensì di contingenti di cui si cercava di favorire l'integrazione economica e sociale e, per tale ragione, venivano limitati e selezionati.
Alla fine della seconda guerra mondiale l’emigrazione europea sembrò riprendere, ma si stabilizzò ben presto sulla quota di 500.000 partenze all'anno.