Descrizione:All’interno del settore di produzione, trasformazione e distribuzione dell’energia le politiche di riduzione da attuare si possono raggruppare in quattro obiettivi: miglioramento degli impianti esistenti; diffusione della cogenerazione; promozione dell’uso di fonti rinnovabili nei consumi di energia elettrica; riduzione della domanda per elettricità e gas.
Tipologia:Superiori
Testo completo:All’interno del settore di produzione, trasformazione e distribuzione dell’energia le politiche di riduzione da attuare si possono raggruppare in quattro obiettivi:
miglioramento degli impianti esistenti;
diffusione della cogenerazione;
promozione dell’uso di fonti rinnovabili nei consumi di energia elettrica;
riduzione della domanda per elettricità e gas.
Gli strumenti che permettono di raggiungere questi obiettivi sono: accordi volontari con le aziende di produzione, obblighi di produzione di energia elettrica mediante fonti rinnovabili e facilitazioni per utilizzare l’energia prodotta in cogenerazione.
Nel settore industria le misure messe in atto riguardano: accordi volontari e finanziamenti diretti o indiretti in alcuni settori specifici; incremento dell’efficienza dei motori industriali e dei trasformatori; impiego della cogenerazione nel settore industriale; produzione di energia dai rifiuti tramite combustione della frazione secca o attraverso la preparazione del Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR). Un importante intervento riguarda la riduzione delle emissioni di protossido di azoto negli impianti di produzione di acido adipico e acido nitrico. Per quanto riguarda l’acido adipico, l’intervento previsto comporta l’adozione dei dispositivi (termici o catalitici) per il trattamento degli effluenti gassosi. Per l’acido nitrico, la tecnologia più avanzata comporta l’installazione di sistemi SCR (selective catalytic reduction) per il trattamento dei gas di processo.
Il settore dei trasporti ha attuato diverse iniziative, previste dal Piano Generale dei Trasporti, per la riduzione delle emissioni:
l’uso di combustibili a bassa intensità di carbonio (GPL, metano);
l’aumento di infrastrutture: ristrutturazioni ed ammodernamenti delle strutture portuali, realizzazione di trasporti navali interni, estensione della rete ferroviaria e metropolitana, miglioramento della rete stradale;
la riduzione/restrizione dell’uso delle auto in città;
il trasferimento del traffico merci da strada a rotaie e acqua;
il contenimento dei consumi e delle emissioni inquinanti attraverso un miglioramento dell’efficienza dei veicoli e la comunicazione all’utenza di comportamenti sostenibili.
All’interno dei settori residenziale, commerciale e dei servizi le misure attuate sono: uso di combustibili a minore contenuto di carbonio (uso di gas naturale), incremento dell’isolamento degli edifici e utilizzo di apparecchiature più efficienti, sia elettriche che termiche (caldaie più efficienti, lampade fluorescenti, collettori solari per la produzione di acqua calda, ecc.).
Nel settore agricoltura, uno degli interventi principali che si è cercato di attuare è sostituire l’agricoltura tradizionale con quella biologica, che ha un consumo energetico specifico minore del 30%. Un altro intervento riguarda la riduzione delle emissioni di protossido di azoto dai suoli agricoli attraverso la razionalizzazione dell’utilizzo dei fertilizzanti. L'Italia è stata tra i primi Paesi dell’Unione Europea a redigere un “Codice di buona pratica agricola per la protezione delle acque dai nitrati”, la cui integrazione con altre prescrizioni specificamente finalizzate alla protezione dell’atmosfera e del clima potrebbe comportare ulteriori riduzioni del consumo di fertilizzanti.
Nel settore rifiuti si prevede la riduzione della frazione biodegradabile dei rifiuti urbani in discarica, l’attuazione del recupero energetico dei rifiuti e il riciclaggio dell’alluminio che permette di evitare emissioni di PFC derivati dalla lavorazione del minerale grezzo.
All’interno del settore forestale si prevedono azioni di gestione forestale, attività di afforestazione, riforestazione e rivegetazione, predisposizione di un piano di studi per stimare le quantità di carbonio assorbite/emesse dalle attività agricole, dai pascoli e dalle attività di riforestazione.
Queste azioni mirate alla riduzione delle emissioni di gas serra devono essere attuate a livello nazionale, ma in particolare è compito delle regioni operare per concretizzarle. Infatti, il DPR 203/88 riguardante le emissioni in atmosfera, indica nell’art.4 che “la tutela dell’ambiente dall’inquinamento atmosferico spetta alle regioni” alle quali compete “la formulazione dei piani di rilevamento, prevenzione, conservazione e risanamento del proprio territorio, nel rispetto dei valori limite di qualità dell’aria” e “l’indirizzo e il coordinamento dei sistemi di controllo e di rilevazione degli inquinanti atmosferici e l’organizzazione dell’inventario regionale delle emissioni”.