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Modelli usati da Petronio nel Satyricon

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  • Descrizione: Il titolo, Satyricon, o nei manoscritti anche Saturae, non deve far pensare ad un intento di satira moralistica. Esso si limita a ricondurre l’opera entro un preciso genere letterario, quello delle Saturae Menippeae, genere letterario inventato da Menippo e introdotto nella cultura romana da Varrone nel I secolo a.C., caratterizzato da un continuo ed equilibrato alternarsi di parti in prosa e parti in poesia.
  • Tipologia: Superiori
  • Testo completo: Il titolo, Satyricon, o nei manoscritti anche Saturae, non deve far pensare ad un intento di satira moralistica. Esso si limita a ricondurre l’opera entro un preciso genere letterario, quello delle Saturae Menippeae, genere letterario inventato da Menippo e introdotto nella cultura romana da Varrone nel I secolo a.C., caratterizzato da un continuo ed equilibrato alternarsi di parti in prosa e parti in poesia. Un esempio di satira menippea è l’Apokolokyntòsis di Seneca. Delle satire menippea però il Satirycon ha soltanto la struttura mista di prosa e di versi, l’estrema libertà nella scelta e nella distribuzione degli argomenti, e il suo carattere comico; inoltre manca ogni intenzione moraleggiante e ogni interesse filosofico e didascalico, che sono propri di tutta la tradizione satirica. Per il resto il Satyricon è un vero e proprio romanzo. È una narrazione di vicende liberamente inventate, ambientate in un quadro “realistico” di vita quotidiana contemporanea. Queste caratteristiche sono proprie del romanzo: riferendoci al Satyricon si può parlare quindi di “romanzo antico”. Ma “romanzo” è una parola moderna, e gli antichi non avevano un nome proprio per indicare opere di questo tipo forse perché erano considerate un puro mezzo di intrattenimento, immeritevole di essere oggetto di seria riflessione teorica da parte dei critici. I Greci, per indicarle, usavano espressioni come: storia, mito, racconto, azione drammatica; i Latini usavano il termine fabula per designare ogni tipo di racconto, anche teatrale, dalla tragedia alla commedia, dal mimo alla farsa. Per quanto possa sembrare strano il Satyricon rientra in tutti questi generi e in molti altri, gli antichi stessi non sapevano come inquadrarlo.
    Più precisamente si presenta come una bizzarra parodia letteraria del romanzo greco, genere molto diffuso nella letteratura popolare dell’età ellenistico-romana. Da questo riprende, deformandoli se non deridendoli, i temi e i motivi. Il romanzo greco, nella sua forma canonica, narrava le peripezie di una coppia di innamorati che soltanto dopo aver affrontato ogni sorta di avventure, riuscivano a ricongiungersi e a vivere insieme. Nel Satyricon, in luogo della coppia di giovani virtuosi e di buona famiglia, abbiamo la coppia omosessuale di Encolpio, curioso di tutto e a suo modo elegante e raffinato, e Gìtone, adolescente capriccioso e lascivo, personaggi amorali e pronti a ogni furfanteria. L’amore di Encolpio e Gìtone ha impeto e una notevole tenacia, ma la coppia si apre al triangolo erotico omosessuale con Ascilto, ed altri rapporti omo-eterosessuali, a cui i personaggi sono prontamente disponibili per piacere, paura o per interesse. Ricorrono poi altre scene caratteristiche del romanzo greco come il naufragio o il tentativo di suicidio, più volte ripetuto o mimato.
    Diverse volte Encolpio sembra rivivere le esperienze di Ulisse. Le peripezie dei personaggi sono a volte guidate da una divinità che impone un travaglio di purificazione a un personaggio da cui si sente offesa: come Ulisse perseguitato da Poseidone, Encolpio appare perseguitato da una divinità minore, Priapo, dio rustico della virilità che lo punisce con una ridicola e persistente impotenza; quando, impotente, rivolge una requisitoria contro il proprio membro inerte, si paragona a Ulisse che apostrofa il proprio cuore abbattuto per esortarlo a fermezza; Gìtone che si nasconde sotto il letto della locanda per non farsi trovare da Ascilto è reso simile agli eroi greci che per decisione di Ulisse si nascondono al Ciclope stando sotto il ventre degli arieti; la nave di Lica è vista come un antro del Ciclopeda cui non si può fuggire; poi c'è l’inevitabile incontro tra Circe, una ricca dama che sotto l’apparenza cela le voglie di una donna di strada, ed Encolpio/Polieno; Encolpio, quando si vede abbandonato da Gìtone, va a lamentarsi sulla riva del mare come Achille privato della schiava-amante Briseide. Viene ripreso inoltre il grande tema del viaggio: gli eroi di questo romanzo latino percorrono luoghi dell’Italia.
    Per quanto riguarda poi altri episodi, Petronio si rifà al carattere comico delle satire: nella Cena di Trimalchione dove, nella descrizione del comportamento a tavola e nella rappresentazione realistica del costume, prende a modello le satire gastronomiche di Orazio. Altro tema di Orazio è quello della caccia alle eredità, e più in generale, comuni alla satira, sono le conversazioni in viaggio e le discussioni di teoria letteraria.
    In altre parti agisce il modello del Simposio di Platone, come ad esempio l’arrivo ritardato di Abinna ubriaco nella Cena riprende quello di Alcibiade ubriaco nel dialogo di Platone.
    Il grande rilievo dato in Petronio al sesso e a ogni forma di avventura erotica, rinvia alla novellistica spinta e ridanciana della fabula Milesia. Questo tipo di novella traeva il nome da Aristide di Mileto che nel I secolo a.C. aveva redatto la raccolta Milesiakà, Storie milesie, tradotta in latino da Sisenna e divenuta un libro di lettura popolare per il pubblico romano. Novelle di questo genere vogliono trasmettere un’idea del tutto disincantata e amorale dell’eros, e all’interno del Satyricon vengono raccontate dal personaggio più spregiudicato e amorale: il poeta Eumolpo, che con esse distrae e diverte i suoi compagni. Sono le novelle del ragazzo di Pergamo e della matrona di Efeso che insegnano che in questioni di sesso tutti sono corruttibili.
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