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Momolo

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  • Descrizione: Con Momolo, protagonista della commedia L’uomo di mondo, l’autore si impegna a riformare la Commedia dell’Arte attraverso la realizzazione di un carattere a tutto tondo, ripreso negli atteggiamenti di un uomo giovane e amante del divertimento, ma insieme onesto e generoso.
  • Tipologia: Superiori
  • Testo completo: Con Momolo, protagonista della commedia L’uomo di mondo, l’autore si impegna a riformare la Commedia dell’Arte attraverso la realizzazione di un carattere a tutto tondo, ripreso negli atteggiamenti di un uomo giovane e amante del divertimento, ma insieme onesto e generoso.
    Questo personaggio viene definito più precisamente nella prefazione: «uomo di mondo, franco in ogni occasione, che non si lascia gabbare sì facilmente, che sa conoscere i suoi vantaggi, onorato e civile, ma soggetto però alle passioni, e amante anzi che no del divertimento».
    Momolo si presenta come tale, commentando, al suo apparire sulla scena, gli spassi appena conclusi, «Una bona merenda, quattro furlane de gusto, e sei putte al nostro comando», e da subito dichiarandosi scaltro nell’amministrazione degli stessi «No stimo mica aver dei bezzi, stimo saverli spender». Figura assolutamente centrale della commedia, ha una forte carica positiva, capace di incutere nei personaggi minori che gli sono affiancati una sorta di ammirata soggezione.
    La società veneziana viene ritratta in aspetti essenziali, forestieri ingenui, profittatori senza scrupoli, donne civettuole e interessate, il gioco, l’onore dei galantuomo, sui quali la spiccata personalità del protagonista ha l’influenza affascinante di chi conosce il mondo e si destreggia in ogni situazione.  Coerente, egli desidera godere la propria gioventù senza legami sentimentali, a scapito, quasi suo malgrado, dell’amore che per lui professa Eleonora.
    Innamorata di Momolo, ella saprà vincere le reticenze dello scapolo senza nessuno dei sottili raggiri tanto cari alle altre eroine dell’autore, che in lei crea un’amorosa votata alla sola rappresentazione della virtù. Nella sua totale e orgogliosa dedizione, nella netta distinzione fra «buono» e «cattivo» che anche nel protagonista divide le azioni un po’ sconsiderate del «giovane» dalle qualità indiscutibilmente adorabili che gli appartengono.
    Primo nell’arte della spada, scaltro nel riconoscere i truffatori, egli offre la sua protezione all’onore e alle grazie femminili. Autorevole verso il più giovane Lucindo, cui non esita a indicare la via del giudizio, con tutta la comprensione necessaria, pare conoscere un solo dissidio: una sorta di ribellione alla maturità: «El matrimonio me fa paura, e la più bella zoggia dell’omo xe la libertà»; «Cossa vorla far? Sono ancor zovene»; «sarave ora che tendesse al sodo, ma gnancora no posso».
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