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Nuovi paradigmi di localizzazione

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  • Descrizione: L’industrializzazione dei paesi ad economia liberale è avanzata attraverso fitte reti di comunicazioni, fondate sul sistema della complementarietà economica: ne è nato un sistema mondiale di relazioni marittime a vasto raggio con porti di spedizione, porti di appoggio e porti di arrivo nelle mani dei paesi capitalisti rappresentati da grandi compagnie speculative. Il periodo tra la "grande crisi" e la seconda guerra mondiale ha rimesso tutto in discussione. Sono emerse nuove strutture industriali differenziate, tese a costituire cicli completi nei paesi poveri di carbone.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: L’industrializzazione dei paesi ad economia liberale è avanzata attraverso fitte reti di comunicazioni, fondate sul sistema della complementarietà economica: ne è nato un sistema mondiale di relazioni marittime a vasto raggio con porti di spedizione, porti di appoggio e porti di arrivo nelle mani dei paesi capitalisti rappresentati da grandi compagnie speculative.
    Il periodo tra la "grande crisi" e la seconda guerra mondiale ha rimesso tutto in discussione. Sono emerse nuove strutture industriali differenziate, tese a costituire cicli completi nei paesi poveri di carbone. Due fatti sono all'origine della nuova svolta: l'impiego dell'elettricità e la crescente utilizzazione degli idrocarburi. La forza idraulica trasformata in corrente trasportabile a grandi distanze colma il distacco iniziale rispetto ai paesi del carbone e colloca l'industria in un contesto spaziale nuovo. L’utilizzazione degli idrocarburi costituisce un ulteriore apporto di risorse naturali, esterne alle prime zone industriali carbonifere; gli idrocarburi hanno svolto un ruolo d’appoggio e di trasformazione delle tecniche produttive nelle vecchie regioni carbonifere, ma soprattutto hanno permesso ai paesi privi di carbone di portare avanti la loro rivoluzione industriale.
    Un fatto che si propone oggi come capace di profonde conseguenze è l'introduzione dell'energia atomica per usi pacifici.
    Si viene elaborando una nuova geografia dello spazio industriale. Le odierne tecniche di trasporto possono rendere uguali molte posizioni geografiche, al punto che la scelta dipende sempre meno dai vecchi paradigmi. Per le industrie ad alta tecnologia fattori come i trasporti pesano assai meno e intervengono solo in piccola misura in confronto al costo effettivo dei materiali e della manodopera. Se s'addensano fabbriche nelle classiche regioni industriali è perché possono beneficiare delle infrastrutture già acquisite: fattore di localizzazione è la preesistenza di vecchie fabbriche (economia di agglomerazione).
    Nei distretti siderurgici lo sviluppo industriale, dopo l'esaurimento delle miniere che l'avevano animato, ha potuto proseguire la sua marcia sull’inizio traente delle lavorazioni metalmeccaniche alimentate con minerali e semilavorati d'importazione. Invece l'estrazione dei minerali non ferrosi non dà luogo a una solida continuità: esauriti i filoni, gli insediamenti industriali decadono o scompaiono.
    Dal momento che il ruolo della manodopera risulta più importante di quello dei materiali, le attrezzature scientifiche e socio-culturali prendono il sopravvento sulle condizioni di trasporto e di uso della materia.
    Il processo di localizzazione industriale avanza con un certo grado d'inerzia nel senso che le aree nelle quali si sono sviluppate le prime iniziative industriali hanno continuato ad attrarre successivi interventi. La concentrazione di industrie determina l'addensarsi di infrastrutture che nel loro insieme costituiscono un vantaggio e un'attrattiva per nuove fabbriche.
    All'interno della singola impresa, la riduzione dei costi di produzione può realizzarsi attraverso la standardizzazione e la produzione di massa, le economie interne di scala.
    L'intensificarsi delle relazioni tra più imprese localizzate in una stessa area produce vantaggiose economie di agglomerazione: la singola impresa, inserita in un'agglomerazione già attiva, usufruisce di condizioni favorevoli. Agglomerandosi, le imprese possono realizzare risparmi o economie esterne di scala: diviene conveniente per un'azienda affidare un segmento del ciclo produttivo ad altra azienda per una sua particolare specializzazione e quindi un minore costo di produzione.
    Entrano in gioco gli effetti moltiplicatori, il ruolo delle economie esterne e l'impatto delle "industrie indotte"; si generano ordinamenti spaziali coagulativi mentre resta in posizione subordinata la diffusione industriale intesa come dispersione delle fabbriche in ambiente rurale e in piccoli centri.
    Nel contesto di uno sviluppo industriale basato su impianti di grandi dimensioni, si è venuta elaborando la teoria del polo industriale, detta anche del polo di sviluppo. Il cuore del sistema è l'industria motrice, cioè quelle attività manifatturiere che esercitano una funzione trainante per la città e per il territorio che gravita su di essa. Tre sono le caratteristiche di questo tipo d'industria: possiede grandi dimensioni occupazionali e produttive; è animata da un elevato dinamismo tecnologico, sicché esercita una funzione di punta nell'innovazione del settore cui appartiene; anima una grande mole di attività indotte.
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