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Opere di Ennio

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  • Descrizione: Delle opere di Ennio possediamo solo frammenti di tradizione indiretta. Cominciò molto presto e continuò fino agli ultimi anni a comporre e rappresentare tragedie: ultima fu il “Thyestes”, del 169 a.C. Ci restano una ventina di titoli di cothurnatae e un ricco numero di brevi citazioni. È rimasta traccia di due pratextae, l’“Ambracia” e le “Sabinae”, la prima di argomento contemporaneo e la seconda legata alla leggenda della fondazione di Roma.
  • Tipologia: Università
  • Testo completo: Delle opere di Ennio possediamo solo frammenti di tradizione indiretta. Cominciò molto presto e continuò fino agli ultimi anni a comporre e rappresentare tragedie: ultima fu il “Thyestes”, del 169 a.C. Ci restano una ventina di titoli di cothurnatae e un ricco numero di brevi citazioni. È rimasta traccia di due pratextae, l’“Ambracia” e le “Sabinae”, la prima di argomento contemporaneo e la seconda legata alla leggenda della fondazione di Roma.
    Delle commedie ci rimangono due titoli: “Caupuncula” e “Pancratiàstes”.
    Il capolavoro di Ennio sono gli “Annales”, poema epico in esametri che, in 18 libri, narrava la storia di Roma: ce ne restano circa 600 versi. È attestata una larga varietà di opere minori:
    - “Hedyphagetica”, un’opera didascalica sulla gastronomia, ispirata da un poemetto del greco Archestrato di Gela (350 a.C.). Si tratta della prima poesia latina in esametri a noi attestata. Ne possediamo 11 versi, conservati da Apuleio nella sua “Apologia”.
    - “Sota”, un testo in versi sotadei, dal nome del loro inventore, Sotade di Maronea (280 a.C.): questo verso era usato per opere di carattere parodico e osceno.
    - Quattro libri di “Saturae”, di cui restano 34 versi.
    - Lo “Scipio”, una poesia celebrativa.
    Alcuni testi a sfondo filosofeggiante: l’“Eubemerus”, in prosa, divulgava il pensiero di Evemero da Messina (IV-III secolo a.C.), noto per la teoria che la credenza negli dei derivasse da tradizioni sulle gesta di antichissimi eroi e benefattori dell’umanità; l’“Epicharmus”, in settenari trocaici, si richiamava al poeta Epicarmo, autore comico; il “Protrepticus”, il cui titolo fa pensare ad una raccolta di insegnamenti morali.
    Sicura è la composizione di epigrammi, in distici elegiaci: ne possediamo quattro, di cui due di autocelebrazione e due in onore di Scipione Africano.
    Ennio è il più in vista dei poeti arcaici. Moltissime notizie riprese da autori più tardi sono autobiografiche. Ennio, infatti, in molte sue opere faceva sentire una voce diretta e personale: si vantava di essere cittadino romano, dopo essere stato Rudino; polemizzava aspramente con i suoi predecessori. Di lui esiste anche una tradizione figurativa.
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