Ordinamento sociale al tempo del principato romano

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I primi due secoli dell’età imperiale non furono soltanto il periodo aureo, in cui l’imperium Romanum raggiunse la sua massima espansione ed in cui regnò la pace: quest’epoca rappresenta il momento culminante nella storia della società romana.

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I primi due secoli dell’età imperiale non furono soltanto il periodo aureo, in cui l’imperium Romanum raggiunse la sua massima espansione ed in cui regnò la pace: quest’epoca rappresenta il momento culminante nella storia della società romana. Nuovi per lo sviluppo sociale erano due fattori, preparati ed introdotti dalla storia della tarda repubblica:
- Il primo fattore nuovo fu l’istituzione della monarchia imperiale quale quadro politico più adeguato alla società romana; di conseguenza le posizioni e le funzioni dei singoli strati sociali furono ridefinite e la piramide sociale dell’Impero ebbe un nuovo vertice nella casa imperiale.
- Il secondo fattore nuovo scaturì dall’integrazione delle province e dei provinciali nello Stato e nel sistema sociale romani, ed ebbe come conseguenza che il modello sociale romano fu trasmesso alla popolazione della maggior parte delle province; il che significò la formazione di un’aristocrazia imperiale omogenea e la standardizzazione delle élites locali, ma anche l’assimilazione di strati più vasti della popolazione.
Il modello per ordini e strati fortemente differenziato della società romana, tra l’età augustea e la metà del II secolo d.C., non fu sostituito da alcun ordinamento sociale nuovo; tuttavia, in quest’epoca esso raggiunse la sua forma “classica”; da una parte, a causa della sua modificazione verticale nel quadro politico dell’Impero, cioè a causa della sua gerarchia interna, e, dall’altra, grazie al suo sviluppo orizzontale, grazie alla sua estensione alla popolazione di tutto l’imperium. Questo sistema sociale fu sottoposto ad una trasformazione lenta, ma costante. Tuttavia, i processi di cambiamento dell’età del principato si verificarono nel quadro del tradizionale sistema per ordini e strati ed i segni premonitori della grande trasformazione diventarono il sintomo di una crisi profonda della società romana solo dopo il regno di Antonino Pio. Si potrebbe definire l’età del Principato come il periodo della massima fioritura della vita economica romana. Si ebbe un grande sviluppo economico, che consistette nell’incremento della quantità e della qualità della produzione. Furono l’apertura e l’urbanizzazione delle province a rendere possibile una maggiore attività produttiva. La produzione agraria prosperò non soltanto nelle zone agricole tradizionalmente importanti, ma si sviluppò anche in zone fino ad allora arretrate; lo sviluppo di queste regioni fu dovuto all’introduzione di metodi di coltivazione del terreno più redditizi, attuati in proprietà di medie e grandi dimensioni con forza-lavoro specializzata. All’industria mineraria si resero accessibili nuovi giacimenti di materie prime. Con l’introduzione di un’amministrazione imperiale centralizzata dei distretti minerari, anche il controllo della produzione fu regolato in modo nuovo. La produzione artigianale approfittò dell’alto livello della domanda delle molte città di nuova fondazione e dell’esercito. La produzione ceramica ne è l’esempio migliore, in particolare la produzione di terra sigillata. Evidente fu lo sviluppo del commercio, con un vivace scambio di merci tra le singole zone dell’Impero romano. Questo sistema economico fu completato dalla diffusione dell’economia monetaria, accompagnata da attività di investimento e dall’organizzazione bancaria. Questo sviluppo si attuò nel quadro di quella struttura economica che, già durante la tarda repubblica, si era sviluppata nell’area di dominio romano: nuova fu la diffusione del sistema economico romano in tutto l’imperium Romanum. Una conseguenza di ciò fu la sostituzione, nelle province sottosviluppate, di forme produttive arretrate con un’affermazione della produzione su fondi municipali. L’Italia perse la sua posizione di predominio dell’economia, a favore di altre zone dell’Impero. Lo sviluppo tecnologico subì una stagnazione nell’età del Principato, dopo un considerevole sviluppo durante la tarda repubblica. Si avviava a conclusione l’espansione che, durante la tarda repubblica, aveva assicurato all’economia romana fonti di materie prime, forze produttive, mercati di sbocco e possibilità di sviluppo. Lo sviluppo economico durò fintanto che lo sfruttamento e l’urbanizzazione delle nuove province offrirono possibilità di sviluppo prima all’economia dell’Italia e poi a quella provinciale. La struttura economica dell’imperium Romanum rimase semplice e arretrata: nonostante il grande sviluppo dell’artigianato e del commercio, Roma rimase uno Stato ad economia agraria anche durante l’Impero. L’importanza dell’economia agraria emerge dal fatto che la maggioranza della popolazione era occupata nel settore agricolo. La fonte principale del prodotto nazionale lordo e della ricchezza era l’economia agraria. La correlazione tra l’economia agraria e gli altri settori economici fu determinata dal predominio della produzione agraria. Una parte significativa di quella artigianale fu finalizzata alla soddisfazione della domanda dell’agricoltura o alla trasformazione di prodotti legati alla campagna o al trasporto di prodotti agricoli; i beni più importanti del commercio erano prodotti agricoli; il denaro era investito in proprietà terriere.
Il criterio economico più importante per l’articolazione sociale non era il denaro, ma la proprietà terriera. Il vero strato sociale superiore era composto da ricchi proprietari terrieri. Non si poté sviluppare un ordine medio, per la cui esistenza sarebbero state necessarie funzioni economiche autonome legate ad un largo apparato tecnologico.